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	<title>Roberta D&#039;Agostino, Mydreams.it&#039;s Authors</title>
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	<description>portale dello spettacolo</description>
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		<title>La libera informazione, di Sonia Sodano edito da La valle del tempo: la recensione</title>
		<link>https://www.mydreams.it/la-libera-informazione-di-sonia-sodano-edito-da-la-valle-del-tempo-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 12:22:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi ha dedicato la propria vita al giornalismo finisce spesso per porsi una domanda fondamentale: siamo davvero liberi di informare oppure anche l&#8217;informazione, oggi, è soggetta a limiti e condizionamenti? È questo l&#8217;interrogativo che ha accompagnato per anni il percorso professionale della giornalista Sonia Sodano e che l&#8217;ha spinta a scrivere La libera informazione, edito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>Chi ha dedicato la propria vita al giornalismo finisce spesso per porsi una domanda fondamentale: siamo davvero liberi di informare oppure anche l&#8217;informazione, oggi, è soggetta a limiti e<br />
condizionamenti?</p>
<p>È questo l&#8217;interrogativo che ha accompagnato per anni il percorso professionale della giornalista<strong> Sonia Sodano</strong> e che l&#8217;ha spinta a scrivere <em>La libera informazione,</em> edito da La Valle<br />
del Tempo.<br />
Probabilmente la scintilla decisiva è stata la vicenda di <strong>Julian Assange</strong>. Non tanto il desiderio di raccontarne semplicemente la storia, cosa che l&#8217;autrice fa con precisione e chiarezza, quanto quello di comprendere e far comprendere ciò che quella storia rappresenta. <strong>Assange</strong>, fondatore di WikiLeaks, è diventato il simbolo di una delle questioni più controverse del nostro tempo: il difficile equilibrio tra diritto all&#8217;informazione, trasparenza e ragion di Stato.</p>
<p>Per alcuni è un difensore della libertà di stampa, per altri un uomo che ha messo a rischio la sicurezza nazionale.<br />
Ma è proprio questa ambiguità a renderlo una figura imprescindibile per riflettere sul significato della libertà di informazione.<br />
Per <strong>Sonia Sodano</strong> <strong>Assange</strong> è, prima di tutto, un disobbediente. E viene spontaneo richiamare Oscar Wilde, secondo cui la disobbedienza rappresenta una delle virtù fondamentali del progresso. Come<br />
il giornalista statunitense <strong>I. F. Stone</strong>, <strong>Assange</strong> ritiene che rendere pubblici i fatti sia il primo passo<br />
per generare conoscenza, consapevolezza e, se necessario, protesta.<br />
Uno dei maggiori pregi del volume è la capacità dell&#8217;autrice di attraversare discipline e periodi storici molto diversi senza mai perdere il filo del discorso. In poche pagine si passa dalla filosofia di<br />
Ipazia alla cultura greca, dalla caccia alle streghe alla riflessione sul giornalismo contemporaneo, con riferimenti che spaziano dai fumetti al cinema, dalla filosofia alla psicologia.</p>
<p>È un mosaico ricco di citazioni e rimandi che resta sempre accessibile grazie a uno stile scorrevole e mai pedante.<br />
<strong>Sodano</strong> ha anche il coraggio di proporre accostamenti che, a una prima lettura, possono sembrare arditi ma che trovano una loro coerenza. Il paragone tra <strong>Masaniello,</strong> il pescivendolo che guidò la<br />
rivolta napoletana del 1647 contro la gabella sulla frutta, e <strong>Julian Assange</strong> è forse l&#8217;esempio più significativo. Secoli li separano, così come profondamente diversi sono i mezzi con cui agiscono:<br />
<strong>Masaniello</strong> si ribella in modo istintivo a un&#8217;ingiustizia percepita dal popolo, <strong>Assange</strong> utilizza la<br />
conoscenza, la tecnologia e l&#8217;informazione come strumenti di lotta. Eppure entrambi condividono<br />
un obiettivo comune: rendere visibile ciò che il potere preferirebbe tenere nascosto.<br />
La conclusione, tuttavia, è amara. La battaglia per la verità, ieri come oggi, rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. <strong>Assange</strong>, per poter tornare libero, ha dovuto accettare un accordo che<br />
implicava l&#8217;ammissione di una responsabilità che molti ritengono non corrisponda al suo reale<br />
operato.</p>
<p>Da qui la domanda che attraversa tutto il libro: quanto siamo davvero liberi di diffondere la verità? La risposta che emerge è tutt&#8217;altro che rassicurante. Anche l&#8217;Italia, nonostante le garanzie<br />
previste dalle normative nazionali ed europee, continua a presentare criticità sul fronte della libertà di informazione.<br />
Nel mare di riferimenti e approfondimenti costruito da <strong>Sonia Sodano</strong> ci si perde con piacere.<br />
L&#8217;intento informativo è evidente, ma non scivola mai nel didascalico. L&#8217;autrice accompagna il lettore verso una riflessione complessa con uno stile coinvolgente, lasciando che siano soprattutto i<br />
fatti e le connessioni tra essi a suscitare domande.<br />
Ad arricchire ulteriormente il volume sono i riferimenti alla sua esperienza personale: il percorso di studi, la professione giornalistica e le passioni per il calcio e per il fumetto, elementi che<br />
contribuiscono a rendere il racconto più autentico, credibile e umano.<br />
<em>La libera informazione</em> è un saggio agile ma denso, capace di offrire numerosi spunti di riflessione senza rinunciare alla chiarezza espositiva.</p>
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		<title>A Santa Maria La Nova la Napoli delle grandi melodie: torna in scena Pisapia &#038; Gruppo Smeraldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 14:36:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 29 agosto, dalle ore 20, il Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, in piazza Santa Maria La Nova 44, ospiterà il nuovo live di Pisapia &#38; Gruppo Smeraldo, un appuntamento pensato per riportare al centro dell’ascolto le melodie che hanno fatto conoscere Napoli nel mondo. Sarà un concerto costruito come un viaggio nella memoria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>Sabato 29 agosto, dalle ore 20, il Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova, in piazza Santa Maria La Nova 44, ospiterà il nuovo live di <strong>Pisapia &amp; Gruppo Smeraldo</strong>, un appuntamento pensato per riportare al centro dell’ascolto le melodie che hanno fatto conoscere Napoli nel mondo.</p>
<p>Sarà un concerto costruito come un viaggio nella memoria musicale della città, attraversando alcune delle pagine più rappresentative dell’Ottocento e del Novecento napoletano. Un repertorio nel quale poesia, sentimento e tradizione continuano a incontrarsi, mantenendo intatta la capacità di parlare a generazioni diverse.</p>
<p>A guidare il percorso sarà la voce di <strong>Gennaro Pisapia</strong>, interprete dalla vocalità intensa ed evocativa, accompagnata dal Gruppo Smeraldo, ensemble che punta su una dimensione musicale raffinata e ricca di sfumature.</p>
<p>Sul palco saliranno <strong>Giuseppe Carannante al clarinetto, Michele Cordova alla chitarra, Alessandro Pignalosa al mandolino, Francopaolo Perreca al sax soprano e alle percussioni, Mario Carannante al violoncello e basso</strong>.</p>
<p>Il risultato sarà una formazione capace di restituire alle canzoni napoletane una veste sonora elegante, senza allontanarle dalla loro anima popolare. Mandolino, archi, fiati e voce costruiranno così un dialogo tra strumenti e memoria, dentro uno dei luoghi storici del centro di Napoli.</p>
<p>L’appuntamento del 29 agosto sarà soltanto una tappa di un progetto più ampio. <strong>Pisapia &amp; Gruppo Smeraldo torneranno infatti il 27 settembre 2026</strong>, proseguendo un percorso che guarda alla valorizzazione della tradizione musicale partenopea attraverso concerti e nuovi format.</p>
<p>In questa direzione si inserisce anche il prossimo progetto teatrale, <em>“Le melodie dell’anima napoletana – Racconti e segreti della canzone classica napoletana”. </em>Uno spettacolo che, nelle intenzioni di Gennaro Pisapia, vuole andare oltre la dimensione strettamente musicale per raccontare la storia e i protagonisti di un patrimonio artistico diventato parte dell’identità stessa della città.</p>
<p>Il pubblico sarà accompagnato attraverso racconti e aneddoti legati alla canzone classica napoletana, incontrando idealmente poeti e compositori dell’Ottocento e del Novecento. La scenografia avrà un ruolo importante nel progetto, con l’obiettivo di ricreare atmosfere e frammenti della Napoli dell’epoca e immergere gli spettatori nel contesto storico e umano nel quale quelle melodie sono nate.</p>
<p>Il nuovo spettacolo rappresenta anche una prosecuzione della missione della <strong>Stabile Napoletana</strong>, impegnata a portare con continuità la cultura musicale partenopea negli spazi museali della città, con uno o due appuntamenti teatrali al mese.</p>
<p>Intanto, il primo incontro è fissato per sabato. A Santa Maria La Nova, tra storia e musica, Napoli tornerà ad ascoltare se stessa attraverso quelle melodie che il tempo non è riuscito a cancellare.</p>
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		<item>
		<title>Parassiti il debutto di Alvie tra memoria emotiva e immaginario cinematografico</title>
		<link>https://www.mydreams.it/parassiti-il-debutto-di-alvie-tra-memoria-emotiva-e-immaginario-cinematografico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[suono libero music]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con “Parassiti”, Alvie firma il suo primo singolo ufficiale, prodotto da Nando Misuraca per Suono Libero Music. Un debutto che non si limita a presentare una nuova voce, ma costruisce un universo narrativo fatto di emozioni persistenti, fragilità interiori e immagini che sembrano provenire da un film. Il brano nasce da una domanda semplice ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p data-start="2176" data-end="2461">Con <em>“Parassiti”</em>,<strong> Alvie</strong> firma il suo primo singolo ufficiale, prodotto da <strong>Nando Misuraca</strong> per<strong> Suono Libero Music</strong>.</p>
<p data-start="2176" data-end="2461">Un debutto che non si limita a presentare una nuova voce, ma costruisce un universo narrativo fatto di emozioni persistenti, fragilità interiori e immagini che sembrano provenire da un film.</p>
<p data-start="2463" data-end="2737">Il brano nasce da una domanda semplice ma destabilizzante: cosa rimane di una relazione quando è finita davvero?</p>
<p data-start="2463" data-end="2737">Per l’artista, la risposta non è il vuoto, ma la persistenza. Pensieri, ricordi e paure diventano presenze invisibili che continuano ad agire nella quotidianità.</p>
<p data-start="2739" data-end="2955">«Le persone sottovalutano quanto certe esperienze possano continuare a influenzarci nel tempo», racconta <strong>Alvie.</strong></p>
<p data-start="2739" data-end="2955">«Anche quando crediamo di aver superato tutto, qualcosa resta e riaffiora quando meno ce lo aspettiamo».</p>
<p data-start="2957" data-end="3141">“Parassiti” descrive proprio questo spazio intermedio tra ciò che è stato e ciò che dovrebbe essere superato, un territorio emotivo instabile in cui convivono memoria e trasformazione.</p>
<p data-start="3143" data-end="3376">Sul piano sonoro, il brano si muove in un pop alternativo dalle tonalità cupe, costruito su un equilibrio tra tensione e delicatezza.</p>
<p data-start="3143" data-end="3376">La produzione accompagna senza sovrastare, lasciando alla voce il compito di guidare l’ascoltatore.</p>
<p data-start="3378" data-end="3650">Elemento centrale del progetto è anche la dimensione visiva.</p>
<p data-start="3378" data-end="3650">La formazione cinematografica di <strong>Alvie</strong> e le sue influenze legate al thriller e all’horror contribuiscono a definire un immaginario preciso, che trova piena espressione nel videoclip diretto da<strong> Claudio</strong> <strong>D’Avascio.</strong></p>
<p data-start="3652" data-end="3799">Il risultato è un esordio che si colloca a metà tra canzone e narrazione visiva, segnando l’inizio di un percorso artistico fortemente identitario.</p>
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		<item>
		<title>SanGennà brano di Myriam Lattanzio: un piccolo gioiello musicale e visivo</title>
		<link>https://www.mydreams.it/sangenna-brano-di-myriam-lattanzio-un-piccolo-gioiello-musicale-e-visivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 05:55:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[myriam lattanzio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È quasi tossico ammettere che questo mondo riconosca solo messaggi veloci e immediati, ma è la verità. Bisogna prenderne atto e, in qualche modo, “accontentare” i desiderata delle persone. Nel video che accompagna SanGennà, brano di Myriam Lattanzio contenuto nel suo ultimo album Anime pezzentelle, accade un miracolo. C’è una forza emotiva incredibile nel filmato. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p data-start="161" data-end="349">È quasi tossico ammettere che questo mondo riconosca solo messaggi veloci e immediati, ma è la verità. Bisogna prenderne atto e, in qualche modo, “accontentare” i desiderata delle persone.</p>
<p data-start="351" data-end="909">Nel video che accompagna <em data-start="376" data-end="387">SanGennà</em>, brano di <strong>Myriam Lattanzio</strong> contenuto nel suo ultimo album <em data-start="446" data-end="465">Anime pezzentelle</em>, accade un miracolo. C’è una forza emotiva incredibile nel filmato. Il testo è una preghiera laica a San Gennaro, un santo che molto spesso scavalca i confini campani per portare la sua protezione nel mondo, ed è proprio questo che accade nel video: il santo deve proteggere i bambini vittime delle guerre a Gaza, in Ucraina e in ogni angolo del pianeta. Deve farlo perché è così che dovrebbe andare il mondo, anche se puntualmente non accade.</p>
<p data-start="911" data-end="1359">La <strong>Lattanzio</strong>, con un arrangiamento musicale travolgente firmato da <strong>Max Carola</strong>, innalza la sua evocazione al cielo e le persone, come già testimoniato alla prima presentazione del video, vengono conquistate dalla forza della canzone. Cos’è il genio? Qualcosa che, per bellezza, innovazione o verità – come in questo caso – induce a riflettere. Qui si viene travolti dall’intensità di musica e parole e si segue con partecipazione il racconto visivo.</p>
<p data-start="1361" data-end="1915">Molto contribuisce anche la regia di <strong>Giulio Tammaro</strong>, attento in maniera quasi maniacale ai dettagli; la potente location del Tin – Teatro Instabile Napoli, simbolo delle viscere della terra napoletana; e il protagonista, l’attore e regista Gianni Sallustro, che nel preparare la sua performance parlava della necessità di accompagnare una canzone così intensa con una storia visiva della stessa forza: mani che si intrecciano, volti dipinti a ricordare la celebre immagine ingiallita del santo, ma anche il sangue innocente versato inutilmente nel mondo.</p>
<p data-start="1917" data-end="2133">Sallustro è recentemente scomparso e questo lavoro rappresenta il suo testamento artistico: un’immagine potente che, nella sua bellezza e intensità, fa riflettere e allo stesso tempo fa volare sulle ali della musica.</p>
<p data-start="2135" data-end="2296">Da ascoltare e vedere. Questo brano è un bellissimo regalo al pubblico di <strong>Myriam Lattanzio</strong>, autrice delle parole e ispiratrice della storia visiva della canzone.</p>
<p data-start="2298" data-end="2444" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Grazie a coloro che ancora ci permettono di godere di una buona musica costruita in maniera artigianale e, proprio per questo, profondamente vera.</p>
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		<item>
		<title>Chic Shoes Bag in Town: il successo della maxi bag di Marzia Mango</title>
		<link>https://www.mydreams.it/chic-shoes-bag-in-town-il-successo-della-maxi-bag-di-marzia-mango/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 10:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tempo Libero a 360°]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un anno di lavoro, oltre due mesi di realizzazione e migliaia di persone accorse nel cuore di Napoli. Sono i numeri di “Chic Shoes Bag in Town”, l&#8217;evento che sta animando Piazza dei Martiri e che ha trasformato una delle piazze più eleganti della città in una vetrina a cielo aperto per il brand di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p class="isSelectedEnd">Un anno di lavoro, oltre due mesi di realizzazione e migliaia di persone accorse nel cuore di Napoli. Sono i numeri di <em>“Chic Shoes Bag in Town”</em>, l&#8217;evento che sta animando Piazza dei Martiri e che ha trasformato una delle piazze più eleganti della città in una vetrina a cielo aperto per il brand di <strong>Marzia Mango</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al centro dell&#8217;attenzione c&#8217;è lei, la gigantesca <em>Queen Bag</em> alta sette metri e lunga quasi sei, nata da un&#8217;immagine concettuale realizzata con l&#8217;Intelligenza Artificiale e diventata oggi una struttura reale visitabile dal pubblico. Un progetto ambizioso che, come racconta la stessa imprenditrice, è nato dal desiderio di sorprendere.</p>
<p class="isSelectedEnd">«<em>L&#8217;idea è nata semplicemente dal voler fare qualcosa di esclusivo, di innovativo, che non aveva mai fatto nessuno prima», </em>spiega <strong>Marzia Mango</strong><em>. «Dato che c&#8217;era il lancio delle nostre bag abbiamo pensato, insieme alla mia agenzia di comunicazione, di creare un evento unico»</em>.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;obiettivo sembra essere stato raggiunto. Per tutta la giornata centinaia di persone hanno affollato la piazza, molte delle quali arrivate da altre province e regioni. Il caldo non ha fermato l&#8217;entusiasmo dei partecipanti, che hanno atteso il proprio turno con pazienza e curiosità.</p>
<p class="isSelectedEnd">Dietro il successo dell&#8217;iniziativa si nasconde una grande attenzione all&#8217;accoglienza. Acqua fresca, ombrelli per ripararsi dal sole e uno staff sempre presente hanno accompagnato i visitatori durante l&#8217;attesa. Una scelta precisa, voluta per mettere al centro il benessere delle persone.</p>
<p class="isSelectedEnd">A rendere ancora più speciale l&#8217;esperienza è stata la presenza costante di <strong>Marzia Mango</strong>, che ha trascorso ore tra la folla salutando clienti, scattando fotografie e ascoltando storie e impressioni. Un contatto diretto che rappresenta il vero senso dell&#8217;evento.</p>
<p class="isSelectedEnd"><em>«Negli ultimi anni abbiamo lavorato tantissimo online, ma sentivo il bisogno di incontrare le persone che ci seguono</em>», aveva spiegato alla vigilia. E osservando le centinaia di sorrisi che hanno riempito Piazza dei Martiri, si può dire che quella scelta si sia rivelata vincente.</p>
<p>A rendere ancora più elettrizzante l&#8217;atmosfera è arrivata poi la notizia che una delle tre Chanel nascoste tra gli acquisti è stata vinta nella mattinata di sabato. Un colpo di fortuna che ha acceso ancora di più la curiosità di chi spera di trovare una delle altre due borse ancora in palio.</p>
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		<item>
		<title>Essere umani il format di Mario Artiaco a Pozuuoli</title>
		<link>https://www.mydreams.it/essere-umani-il-format-di-mario-artiaco-a-pozuuoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 18:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tempo Libero a 360°]]></category>
		<category><![CDATA[artiaco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al centro di “Esseri Umani” c’è la visione di Mario Artiaco, ma il progetto prende forma grazie a una collaborazione artistica che rende ogni appuntamento unico e coinvolgente. Il debutto live a Pozzuoli rappresenta infatti non solo un’evoluzione del format, ma anche un lavoro corale. Accanto ad Artiaco, sul palco, c’è Yuri Menna, che accompagna [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p data-start="250" data-end="588">Al centro di “<em>Esseri Umani”</em> c’è la visione di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Mario Artiaco</span></span></strong>, ma il progetto prende forma grazie a una collaborazione artistica che rende ogni appuntamento unico e coinvolgente. Il debutto live a <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Pozzuoli</span></span> rappresenta infatti non solo un’evoluzione del format, ma anche un lavoro corale.</p>
<p data-start="590" data-end="941">Accanto ad <strong>Artiaco</strong>, sul palco, c’è <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Y<strong>uri Menna</strong></span></span>, che accompagna le storie con interventi musicali capaci di amplificare l’impatto emotivo dei racconti. La musica non è un semplice sottofondo, ma parte integrante della narrazione: dialoga con le parole, sottolinea i momenti più intensi e crea un ponte diretto con il pubblico.</p>
<p data-start="943" data-end="1239">Elemento fondamentale è anche la presenza degli ospiti, protagonisti delle storie. Nel primo appuntamento, il confronto con <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Luigi Leonardi</span></span></strong> diventa un esempio concreto della forza del format: un faccia a faccia autentico, senza filtri, costruito sull’ascolto e sull’empatia.</p>
<p data-start="1241" data-end="1511">Il valore di “Esseri Umani” sta proprio in questo equilibrio tra conduzione, testimonianza e accompagnamento artistico. <strong>Artiaco</strong> guida il racconto, ma lascia spazio agli altri, costruendo un dialogo vivo in cui ogni elemento contribuisce a dare profondità all’esperienza.</p>
<p data-start="1513" data-end="1701" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Più che uno spettacolo, è un lavoro di squadra che unisce parola, musica e verità. Ed è proprio questa sinergia a rendere <em>“Esseri Umani”</em> un progetto capace di arrivare dritto alle persone.</p>
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		<title>Les fleurs et les poupées è la mostra curata da Manuela Ragucci dedicata alla pittura di Rosalba Baldi</title>
		<link>https://www.mydreams.it/les-fleurs-et-les-poupees-e-la-mostra-curata-da-manuela-ragucci-dedicata-alla-pittura-di-rosalba-baldi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 14:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 21 al 23 marzo la Sala delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata ospita “Les fleurs et les poupées”, mostra, curata da Manuela Ragucci, dedicata alla pittura di Rosalba Baldi, sociologa e naturopata con una visione artistica profondamente personale. Il percorso espositivo propone una selezione di dipinti caratterizzati da un linguaggio figurativo naïf, immediato e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>Dal 21 al 23 marzo la Sala delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata ospita <em>“Les fleurs et les poupées”</em>, mostra, curata da Manuela Ragucci, dedicata alla pittura di Rosalba Baldi, sociologa e naturopata con una visione artistica profondamente personale.</p>
<p data-start="505" data-end="851">Il percorso espositivo propone una selezione di dipinti caratterizzati da un linguaggio figurativo naïf, immediato e spontaneo. Fiori, bambole e figure femminili animano le tele creando un universo visivo delicato e simbolico, in cui il colore diventa strumento di narrazione interiore e il tratto essenziale restituisce autenticità e semplicità.</p>
<p data-start="853" data-end="1291">Le opere che compongono <em>“Les fleurs et les poupées” </em>nascono anche dai ricordi personali dell’artista: i fiori richiamano l’infanzia trascorsa nella campagna cilentana e il legame con la natura, rafforzato dal suo interesse per i fiori di Bach e la naturopatia. Le bambole colorate rimandano invece al laboratorio della madre, dove Baldi osservava la creazione di guanti e cartamodelli, esperienza che ha nutrito la sua sensibilità estetica e la passione per la manualità e la moda.</p>
<p data-start="1293" data-end="1669">La mostra offre anche un momento di partecipazione diretta: i visitatori potranno contribuire alla realizzazione di un’opera collettiva disegnando con pastelli su un grande foglio al centro della sala. Un gesto che trasforma la visita in un’esperienza condivisa, dove l’arte diventa strumento di cura, creatività e riflessione.</p>
<p data-start="1671" data-end="1887"><em>“Les fleurs et les poupées”</em> si inserisce nel programma di Marzo Donna promosso dal Comune di Napoli, dedicato alla valorizzazione della creatività e della libertà espressiva femminile.</p>
<p data-start="1889" data-end="2221">L’inaugurazione è prevista <strong data-start="1916" data-end="1947">sabato 21 marzo alle ore 12</strong><strong>. </strong>La mostra sarà aperta fino al <strong data-start="1979" data-end="1991">23 marzo</strong>, con orario <strong data-start="2004" data-end="2012">9-19</strong><strong>,</strong> e ingresso libero. Un’occasione per immergersi in un percorso pittorico che unisce memoria, emozioni e autenticità, tra colori, forme e storie intime che invitano a riscoprire la bellezza della semplicità.</p>
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		<title>Edipo re da Sofocle di Gianmarco Cesario in scena al Tin di Napoli  con Gianni Sallustro, Simona Esposito ed un nutrito cast</title>
		<link>https://www.mydreams.it/edipo-re-da-sofocle-di-gianmarco-cesario-in-scena-al-tin-di-napoli-con-gianni-sallustro-simona-esposito-ed-un-nutrito-cast/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 22:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Edipo re, in scena al Tin Teatro instabile Napoli fino al 18 gennaio, il regista Gianmarco Cesario sceglie di non raccontare un mito lontano, ma di farlo accadere davanti agli occhi dello spettatore, restituendo alla tragedia sofoclea la sua funzione originaria: essere esperienza condivisa, rito, attraversamento collettivo del dolore e della conoscenza. L’ambientazione nomade [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-63772 alignleft" src="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2026/01/edipo-2-1-237x300.jpg" alt="edipo re" width="237" height="300" srcset="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2026/01/edipo-2-1-237x300.jpg 237w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2026/01/edipo-2-1-497x630.jpg 497w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2026/01/edipo-2-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" />In <strong><em>Edipo re,</em></strong> in scena al Tin Teatro instabile Napoli fino al 18 gennaio, il regista Gianmarco Cesario sceglie di non raccontare un mito lontano, ma di farlo accadere davanti agli occhi dello spettatore, restituendo alla tragedia sofoclea la sua funzione originaria: essere esperienza condivisa, rito, attraversamento collettivo del dolore e della conoscenza.</p>
<p>L’ambientazione nomade imprime allo spettacolo un respiro umano e terrestre: Edipo non è più soltanto il re di Tebe, ma un uomo errante, braccato dalla verità, immerso in una collettività che vive il mito come memoria orale, come racconto che passa di mano in mano, di generazione in generazione. È qui che la tragedia ritrova la sua forza politica e sociale, parlando a un presente attraversato da smarrimento e bisogno di appartenenza.</p>
<p data-start="1112" data-end="1565">Al centro, l’Edipo di <strong data-start="1134" data-end="1154">Gianni Sallustro</strong> si muove con rigore e misura, costruendo un personaggio che non esplode mai inutilmente, ma si consuma dall’interno, fino a rivelare tutta la sua umanità ferita. Accanto a lui, la <strong data-start="1335" data-end="1347">Giocasta</strong> di <strong data-start="1351" data-end="1370">Simona Esposito</strong> incarna il cuore oscuro dello spettacolo: una donna lucida, potente e tragicamente consapevole, la cui caduta non è solo privata ma collettiva, perché riguarda l’intera comunità che la circonda.</p>
<p data-start="1567" data-end="2077">Intorno ai protagonisti si muove un gruppo di interpreti, <strong>Enrico Annunziata, Raffaele Karol Avino, Alessandro Cariello, Aurora Capasso, Chiara Catapano, Pasquale D’Antuono, Chiara Esposito, Domenico Nappo, Roberta Porricelli, Lea Romano, Pasquale Saviano, Manuela Ambrosio, Luciana Annunziata, Antonella Miranda</strong>, che dà corpo a un coro vivo, pulsante, fatto di presenze giovani, capaci di ascolto e disciplina scenica. È proprio qui che lo spettacolo mostra una delle sue qualità più preziose: la scena diventa uno spazio di apprendimento reale, dove il teatro non è esercizio formale, ma responsabilità condivisa. I giovani in scena non “accompagnano” la tragedia, la abitano, imparando la forza del gesto essenziale, del silenzio, della parola detta con necessità.</p>
<p data-start="2079" data-end="2391">Il lavoro corale, sostenuto molto bene anche dalle ottime prove di <strong data-start="2128" data-end="2199">Mario Brancaccio, Ciro Pellegrino, Vincenzo Merolla, Nicla Tirozzi</strong>,<strong>Vincenzo Merolla, Stefania Vella, Tommaso Sepe,</strong>  costruisce una drammaturgia del corpo e della voce che restituisce al testo sofocleo la sua funzione educativa più profonda: insegnare attraverso l’esperienza, non attraverso la spiegazione.</p>
<p data-start="2393" data-end="2725">La regia di Cesario rinuncia a ogni compiacimento visivo per concentrarsi sull’essenza del teatro: l’incontro tra attore e spettatore. Ogni scelta – dai movimenti alla scansione del tempo, dall’uso dello spazio alla centralità della parola – è orientata a creare un ascolto vero, un’attenzione che coinvolge chi guarda e chi agisce.</p>
<p data-start="2727" data-end="3205">Questo <strong data-start="2734" data-end="2746"><em>Edipo re</em></strong> non è soltanto uno spettacolo, ma un atto di trasmissione. Trasmissione di un sapere antico, di una disciplina rigorosa, di un’idea di teatro come luogo di crescita umana e artistica. In un tempo che spesso privilegia la superficie, lavori come questo ricordano ai giovani interpreti – e al pubblico – che la vera forza del teatro nasce dall’attraversare il mito, dalla fatica del senso e dalla condivisione di una verità che, una volta emersa, cambia tutti.</p>
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		<item>
		<title>ITACA: richiamo mediterraneo con Rosalba Di Girolamo, Marzouk Mejri e Salvatore Morra</title>
		<link>https://www.mydreams.it/itaca-richiamo-mediterraneo-con-rosalba-di-girolamo-marzouk-mejri-e-salvatore-morra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 07:48:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ITACA: richiamo mediterraneo non si limita a evocare il Mare Nostro, ma lo fa risuonare. Il dialogo con il Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejević è profondo e strutturale e si innesta su un tessuto più ampio di rimandi poetici e narrativi che attraversano il pensiero mediterraneo contemporaneo. Il Mediterraneo emerge come spazio di stratificazioni, di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p><em>ITACA: richiamo mediterraneo</em> non si limita a evocare il Mare Nostro, ma lo fa risuonare.</p>
<p>Il dialogo con il <em>Breviario Mediterraneo</em> di Predrag Matvejević è profondo e strutturale e si innesta su un tessuto più ampio di rimandi poetici e narrativi che attraversano il pensiero mediterraneo contemporaneo.</p>
<p>Il Mediterraneo emerge come spazio di stratificazioni, di memorie che si accumulano e talvolta si contraddicono. Il mare diventa così una presenza attiva, un attraversamento continuo, luogo in cui l’essere umano si confronta con la perdita e con la possibilità della rinascita.</p>
<p>Al centro del lavoro si colloca la ricerca di una casa.</p>
<p>Il viaggio dell’uomo che si imbarca verso l’isola di Ulisse non segue una traiettoria lineare, ma si sviluppa come un percorso interiore fatto di soste, ritorni ed esitazioni.</p>
<p>Itaca non è una meta stabile, bensì una consapevolezza che prende forma lungo il cammino. Il tema della migrazione viene affrontato con misura, attraverso il filtro del mito e della poesia, evitando ogni deriva narrativa o retorica.</p>
<p>La recitazione di Rosalba Di Girolamo costituisce l’asse portante dell’impianto drammaturgico. La sua voce non si limita a raccontare, ma dà corpo al viaggio, modulando il tempo come una marea.</p>
<p>La parola diventa respiro e attesa; le pause acquistano valore, le inflessioni aprono spazi di senso. La recitazione attraversa dimensioni intime e collettive, trasformando il testo in un’esperienza condivisa che accoglie lo spettatore.</p>
<p>La musica genera e sostiene la narrazione. Le percussioni e la voce di Marzouk Mejri portano in scena un Mediterraneo arcaico, scandito dal ritmo e dall’invocazione. Il suono si manifesta come gesto originario, richiamando il vento e la preghiera.</p>
<p>Il lavoro di Salvatore Morra alla chitarra e all’oud costruisce un ponte sonoro tra le due sponde del mare, intrecciando tradizione e ricerca. Da questo dialogo nasce la forza dell’opera: una drammaturgia che affida al ritmo e all’ascolto il compito di raccontare maree e destini, senza bisogno di spiegazioni.</p>
<p>Parola e suono procedono in equilibrio. Il silenzio ha lo stesso peso della voce, l’attesa vale quanto il canto.</p>
<p><em>ITACA</em> non indica un approdo, ma l’idea di restare in cammino, lasciarsi attraversare, riconoscere nell’altro una parte di sé.</p>
<p>In questo senso, lo spettacolo si configura anche come un controcanto al tempo natalizio: un gesto artistico che rifiuta ogni visione oleografica o consolatoria della festa per restituirle un significato più autentico e necessario.</p>
<p>Un Natale inteso come scelta culturale e civica, capace di guardare oltre le mura familiari e riconoscere nell’accoglienza un atto quotidiano e concreto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>NATALI ERRANTI alla sua quarta edizione propone Gran Bazar Natale: : regali ed altre storie imperfette</title>
		<link>https://www.mydreams.it/natali-erranti-alla-sua-quarta-edizione-propone-gran-bazar-natale-regali-ed-altre-storie-imperfette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 13:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>NATALI ERRANTI, alla sua quarta edizione, conferma di essere molto più di una rassegna natalizia: è un’esperienza scenica capace di tenere insieme musica e parola con una forza rara, restituendo al Natale la sua complessità senza rinunciare alla leggerezza. Gran Bazar Natale: regali ed altre storie imperfette, lo spettacolo di questa edizione, , ambientato nella [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>NATALI ERRANTI, alla sua quarta edizione, conferma di essere molto più di una rassegna natalizia:</p>
<p>è un’esperienza scenica capace di tenere insieme musica e parola con una forza rara, restituendo al Natale la sua complessità senza rinunciare alla leggerezza.<br />
<em>Gran Bazar Natale: regali ed altre storie imperfette</em>, lo spettacolo di questa edizione, , ambientato nella Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, dialoga con lo spazio, valorizzandone la dimensione<br />
comunitaria e simbolica.</p>
<p>Il progetto, nato da Baba Yaga Teatro e cresciuto in sinergia con la Terza Municipalità del Comune di Napoli, conferma così la sua vocazione: essere un appuntamento<br />
alternativo, capace di coinvolgere pubblici diversi e di trasformare il Natale in un tempo di ascolto e<br />
incontro.<br />
Il cuore pulsante di Gran Bazar Natale: regali ed altre storie imperfette è l’intreccio tra testi e<br />
partiture musicali.</p>
<p>Le parole, scelte con intelligenza e sensibilità dalla letteratura internazionale e dalla satira contemporanea, non sono mai mero pretesto narrativo: diventano materia viva,<br />
amplificata dai canti e dalle musiche che attraversano tradizioni lontane e vicine, fino a toccare la<br />
sperimentazione.</p>
<p>La musica non accompagna, ma dialoga, creando un continuo scambio emotivo<br />
con la scena e con il pubblico.<br />
Ottima la prova del cast, che regge con equilibrio e intensità un racconto corale complesso.</p>
<p>Gli attori: Enzo Attanasio, Rosalba Di Girolamo, Ernesto Lama, i musicisti Gianluca Fusco, Jennà<br />
Romano e Marcello Squillante dimostrano una notevole versatilità, passando con naturalezza<br />
dall’ironia alla riflessione, senza mai perdere coesione.</p>
<p>La loro bravura sta soprattutto nell’ascolto reciproco: ogni intervento sembra nascere dal precedente, in una coralità autentica che evita il<br />
protagonismo individuale e rafforza il senso collettivo del progetto.<br />
La regia – e più in generale la direzione artistica di Rosalba Di Girolamo – riesce nell’impresa di<br />
tenere insieme materiali eterogenei senza frammentarli.</p>
<p>L’unità dello spettacolo nasce da una visione chiara: smascherare la superficie scintillante del Natale per mostrarne le contraddizioni, ma<br />
farlo con grazia, ironia e umanità.</p>
<p>Il passaggio dai racconti di Saki, Vonnegut e Sedaris alle suggestioni di Bradbury, fino alle incursioni nella cronaca e nella satira di Stefano Benni, è fluido e<br />
mai didascalico.</p>
<p>Ogni quadro si incastra nel successivo come in un mosaico emotivo che invita a<br />
pensare senza appesantire.<br />
Particolarmente riuscita è la riflessione sulla pace, tema che attraversa l’intero spettacolo come una<br />
domanda aperta più che come una risposta.</p>
<p>In un tempo di tregue proclamate e fragilissime, questo spettacolo e la rassegna in genere, ha il coraggio di interrogare il linguaggio stesso della pace,<br />
mettendo in luce il rischio che diventi un rituale vuoto, un gesto formale, proprio come certi regali<br />
natalizi privi di senso.</p>
<p>È qui che lo spettacolo trova una delle sue punte più alte, riuscendo a essere<br />
politico senza slogan e poetico senza evasione.<br />
Gran Bazar Natale: regali ed altre storie imperfette è uno spettacolo che accompagna e illumina.</p>
<p>E lo fa con la forza congiunta della musica, delle parole e di interpreti che sanno restituire tutta la<br />
fragilità e la bellezza di un Natale finalmente umano.</p>
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		<item>
		<title>Acting Coach (Editorius): il volume giusto per conoscere il mondo del doppiaggio e della recitazione</title>
		<link>https://www.mydreams.it/acting-coach-editorius-il-volume-giusto-per-conoscere-il-mondo-del-doppiaggio-e-della-recitazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 08:06:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acting Coach (Editorius) si presenta come un volume articolato e curato con intelligenza, capace di restituire la visione di Walter Bucciarelli – autore, produttore e comunicatore – che da anni individua ciò che manca nel panorama formativo e lo trasforma in progetti di valore. L’aggiunta dei materiali audio realizzati da Roberto Pedicini, e Beatrice Margiotti arricchisce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p><em>Acting Coach </em>(Editorius) si presenta come un volume articolato e curato con intelligenza, capace di restituire la visione di <strong>Walter Bucciarelli</strong> – autore, produttore e comunicatore – che da anni individua ciò che manca nel panorama formativo e lo trasforma in progetti di valore.</p>
<p>L’aggiunta dei materiali audio realizzati da <strong>Roberto Pedicini</strong>, e <strong>Beatrice Margiotti</strong> arricchisce ulteriormente il percorso.<br />
Il libro entra nel cuore del doppiaggio con interventi dei professionisti come <strong>Christian Iansante</strong> che mettono in evidenza la disciplina, la concentrazione e la dedizione richieste da questo mestiere. Di grande interesse anche gli interventi sull’adattamento dialoghi, con <strong>Alessio Cigliano</strong> e <strong>Marco Mele</strong> che spiegano quanto sia complesso trovare un equilibrio tra naturalezza, sincronismo labiale e fedeltà al testo originale.</p>
<p>Di grande interesse il nucleo centrale del il volume che offre una sezione dedicata alla recitazione. Attraverso un breve viaggio nella storia dell’arte attoriale, Bucciarelli propone metodi, indicazioni e riflessioni utili a chi desidera sviluppare sensibilità e tecnica.</p>
<p>La struttura dell’opera, come giusto, parte però dalle basi della voce. Il capitolo sulla dizione affronta ogni elemento con attenzione: postura, respirazione, risonanza, ritmo, dinamica, punteggiatura intesa come strumento interpretativo, fino al gesto vocale. Il tutto è completato da esercizi pratici utili per allenarsi in autonomia.</p>
<p>Uno degli aspetti più riusciti del libro è la capacità di demolire alcuni falsi miti. Non è sufficiente avere un timbro gradevole per avvicinarsi al doppiaggio: servono applicazione, studio, metodo e una forte capacità di interpretazione. Il testo lo chiarisce più volte, senza mai cadere nella semplificazione.</p>
<p>Questa solidità deriva anche dal progetto da cui nasce. Forte dell’esperienza maturata con l<a href="https://www.accademiadoppiaggio.com/">’Accademia del Doppiaggio</a> – attiva in diverse città italiane – <strong>Bucciarelli</strong> costruisce un percorso che non scade mai nella leggerezza. Per questo ha scelto di coinvolgere professionisti come <strong>Alessio Cigliano</strong>, <strong>Marco Mete</strong>, <strong>Alba Bucciarelli</strong> e <strong>Giacomo De Cataldo</strong>, che contribuiscono con osservazioni e testimonianze di grande valore.</p>
<p>Leggere <em>Acting Coach</em> significa intraprendere un cammino formativo concreto, pensato non come un semplice manuale, ma come una guida completa dedicata a chi vuole comprendere davvero cosa significhi lavorare con la voce.<br />
Si tratta di un’opera fondamentale per chi studia recitazione, per chi si avvicina al doppiaggio o per chi desidera esplorare con serietà un mondo complesso e affascinante.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Alia Mens: un nuovo spazio culturale a Napoli</title>
		<link>https://www.mydreams.it/alia-mens-un-nuovo-spazio-culturale-a-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 12:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mydreams.it/?p=63654</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it/alia-mens-un-nuovo-spazio-culturale-a-napoli/">Alia Mens: un nuovo spazio culturale a Napoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it">Mydreams.it</a>.</p>
]]></description>
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			</item>
		<item>
		<title>“Chisciò &#038; Panza” debutta al Teatro Elicantropo di Napoli: il sogno come atto di resistenza</title>
		<link>https://www.mydreams.it/chiscio-panza-debutta-al-teatro-elicantropo-di-napoli-il-sogno-come-atto-di-resistenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 10:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Rosalba Di Girolamo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da giovedì 13 novembre 2025 (repliche fino a domenica 16) il Teatro Elicantropo di Napoli ospita il debutto di Chisciò &#38; Panza, scritto e diretto da Rosalba Di Girolamo, anche interprete insieme a Enzo Attanasio. Quando la realtà si fa troppo dura da guardare, il teatro torna a essere rifugio e risveglio, spazio dove l’immaginazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p data-start="319" data-end="695">Da giovedì 13 novembre 2025 (repliche fino a domenica 16) il <strong data-start="528" data-end="560">Teatro Elicantropo di Napoli</strong> ospita il debutto di <em data-start="582" data-end="599">Chisciò &amp; Panza</em>, scritto e diretto da <strong data-start="622" data-end="645">Rosalba Di Girolamo</strong>, anche interprete insieme a <strong data-start="674" data-end="692">Enzo Attanasio</strong>.</p>
<p data-start="319" data-end="695">Quando la realtà si fa troppo dura da guardare, il teatro torna a essere rifugio e risveglio, spazio dove l’immaginazione si fa gesto politico.</p>
<p data-start="697" data-end="958"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-63484 alignleft" src="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/11/CHISCIO-E-PANZA-300x288.jpeg" alt="chiscio' e panza" width="300" height="288" srcset="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/11/CHISCIO-E-PANZA-300x288.jpeg 300w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/11/CHISCIO-E-PANZA-655x630.jpeg 655w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/11/CHISCIO-E-PANZA.jpeg 1407w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Liberamente ispirato al <em data-start="721" data-end="737">Don Chisciotte</em> di Cervantes, <em data-start="752" data-end="769">Chisciò &amp; Panza</em> è una tragicommedia poetica e civile che intreccia fantasia e cronaca, invitando il pubblico a riflettere sulla necessità di trovare la propria “missione di vita” come gesto di pace.</p>
<p data-start="960" data-end="1209">I protagonisti, due anime erranti e clown dell’esistenza, attraversano illusioni e paure, realtà e sogno, in un continuo scambio di ruoli e di emozioni. La loro “dama” è <strong data-start="1130" data-end="1142">Dulcidea</strong>, simbolo di un ideale di bellezza e speranza in un mondo ferito.</p>
<p data-start="1211" data-end="1356">Tra <strong data-start="1215" data-end="1249">teatro povero, poesia e ironia</strong>, gli oggetti di scena — materiali raccolti tra le macerie — diventano strumenti di racconto e rinascita.</p>
<p data-start="1358" data-end="1581">Per Rosalba Di Girolamo, <em data-start="1383" data-end="1400">Chisciò &amp; Panza</em> è «una riflessione sull’essere umano e sull’artista, sul valore dell’amicizia e del sogno, alla luce delle guerre e delle nuove forme di potere che minacciano la nostra umanità».</p>
<p data-start="1583" data-end="1832">Con questo lavoro, <strong data-start="1602" data-end="1622">Baba Yaga Teatro</strong> conferma la sua vocazione a un teatro civile e visionario, capace di fondere linguaggio popolare e riflessione politica: un omaggio a Cervantes, ma soprattutto un <strong data-start="1786" data-end="1831">atto d’amore verso chi ancora osa sognare</strong>.</p>
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		<title>Io sono Simonetta di Anna Copertino (collana “Sorsi” di Giannini Editore)</title>
		<link>https://www.mydreams.it/io-sono-simonetta-di-anna-copertino-collana-sorsi-di-giannini-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 09:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tempo libero]]></category>
		<category><![CDATA[anna copertino giannini editore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un’Italia che preferisce dimenticare, che archivia le vittime innocenti delle mafie come “effetti collaterali”, numeri di un’altra epoca. Non è così nel libro Io sono Simonetta di Anna Copertino (collana “Sorsi” di Giannini Editore) dove tutto torna a galla. Il dolore, l’ingiustizia, e soprattutto la responsabilità della memoria. Simonetta Lamberti aveva solo undici anni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>C’è un’Italia che preferisce dimenticare, che archivia le vittime innocenti delle mafie come “effetti collaterali”, numeri di un’altra epoca.</p>
<p>Non è così nel libro <em>Io sono Simonetta</em> di Anna Copertino (collana “Sorsi” di Giannini Editore) dove tutto torna a galla. Il dolore, l’ingiustizia, e soprattutto la responsabilità della memoria.</p>
<p>Simonetta Lamberti aveva solo undici anni quando, il 29 maggio 1982, venne uccisa in un agguato camorristico a Cava de’ Tirreni il cui vero obiettivo era suo padre, il magistrato Alfonso Lamberti.</p>
<p>Ma a morire fu lei, una bambina, una vita spezzata che avrebbe potuto finire dimenticata, come tante.</p>
<p>E invece, grazie a questo libro, Simonetta torna tra noi. Non come simbolo astratto, ma come presenza viva, reale, concreta.</p>
<p>Anna Copertino restituisce voce a chi non ce l’ha più. <em>Io sono Simonetta</em>, però, non è solo un racconto del passato, è un libro sul presente.</p>
<p>Ricordare Simonetta oggi è un atto politico e morale, è dire che la violenza mafiosa non può essere normalizzata, che la memoria non è solo commemorazione, ma opposizione attiva al silenzio e all’indifferenza.</p>
<p>Al centro della narrazione c’è anche – e soprattutto – la madre, Angela Procaccini. La sua figura è la vera colonna di questa storia, non una madre spezzata, ma una madre resistente che ha trasformato il dolore in testimonianza, la perdita in voce pubblica.</p>
<p>Procaccini non cerca vendetta, ma giustizia e non solo per sua figlia: per tutti i figli che la camorra e le mafie hanno tolto al futuro.</p>
<p>Così è anche durante la presentazione del libro della Feltrinelli ed ascoltarla riempie il cuore di forza e coraggio.</p>
<p>Ricordare Simonetta non è solo un dovere morale: è una forma di vigilanza collettiva. Un modo per dire che quella morte non è stata inutile, se serve a tenere sveglia la coscienza di un Paese.</p>
<p><em>Io sono Simonetta</em> dovrebbe entrare nelle scuole, nei tribunali, nei consigli comunali perché il ricordo non appartiene solo al passato. Appartiene a ciò che decidiamo di essere oggi.</p>
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		<title>Opera Nera al lavoro sul nuovo album</title>
		<link>https://www.mydreams.it/opera-nera-al-lavoro-sul-nuovo-album/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 17:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Opera nera sta lavorando al nuovo album. Avendo già un bel po’ di materiale pronto si spera che l’uscita del nuovo album sia a breve. Di cosa parla questo nuovo lavoro? Alessandro Pacella: «È un disco che racconta il momento che stiamo vivendo; si chiamerà &#8220;Rise and Fall of Byzanthyum&#8221; (l’ascesa ed il declino di Bisanzio). Ci [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <div id="attachment_63031" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><img aria-describedby="caption-attachment-63031" loading="lazy" class="size-medium wp-image-63031" src="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/08/Tiziano-Spigno-OPERA-NERA-ph.-Roberta-Dramis-200x300.jpg" alt="OPERA NERA" width="200" height="300" srcset="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/08/Tiziano-Spigno-OPERA-NERA-ph.-Roberta-Dramis-200x300.jpg 200w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/08/Tiziano-Spigno-OPERA-NERA-ph.-Roberta-Dramis.jpg 320w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><p id="caption-attachment-63031" class="wp-caption-text">ph. Roberta Dramis</p></div>
<p><b>Opera nera sta lavorando al nuovo album. Avendo già un bel po’ di materiale pronto si spera che l’uscita del nuovo album sia a breve.</b><b><br />
</b><b>Di cosa parla questo nuovo lavoro?</b></p>
<p><b><i>Alessandro Pacella</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «È un disco che racconta il momento che stiamo vivendo; si chiamerà </span></i><b><i>&#8220;Rise and Fall of Byzanthyum&#8221; </i></b><i><span style="font-weight: 400;">(l’ascesa ed il declino di Bisanzio). Ci sentiamo in questo momento come dei sopravvissuti di un&#8217;epoca d’oro che vediamo svanire. Siamo cresciuti con la musica completamente suonata, con la gavetta nei pub, con l&#8217;idea che facendo e sbagliando si impara&#8211; e adesso tutto questo sembra sia scomparso. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Musica generata dalla AI, Autotune, palchi pieni di video e fuochi artificiali. Forse vogliamo solo continuare a vivere la musica nel nostro modo, un modo al quale diamo grandissimo valore perchè siamo convinti che ce l&#8217;abbia ancora. </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Non abbiamo la forza di cacciare i mercanti dal tempio, ma ciò non toglie che loro sono solo dei mercanti e la musica resta uno splendido tempio».</span></i></p>
<p><b>Ci saranno delle guest?</b><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><b><i>Alessandro Pacella</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «No, è un disco molto intimo, molto nostro ed è difficile immaginare al momento la presenza di altri artisti».</span></i></p>
<p><b>Gli artisti devono capire che avendo un seguito possono mandare messaggi forti, eppure molti non lo fanno preferendo non schierarsi mai politicamente, voi come vi comportate?</b></p>
<p><b><i>Alessandro Pacella</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «Tutto ciò che facciamo è politico, esprime un&#8217;appartenenza, manifesta una scelta di campo. Credo che anche noi dovremo cominciare a farlo rispetto a cose che non amiamo della scena musicale del live e della discografia. Magari non saremo capaci di proporre una soluzione, ma è arrivato il momento di raccontare questa epoca e le sue contraddizioni.</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">il punk è nato in UK su un tessuto sociale fatto di malcontento e disoccupazione, mi sembra assurdo che questa epoca non generi una musica di protesta, di rabbia e ci regali solo un flusso costante di tormentoni estivi. Forse sono anche morti i canali che raccontavano la musica e restano i social che invece raccontano musica usa e getta, ma magari una musica diversa c’è».</span></i></p>
<p><b>Con l’album “La tempesta” siete stati all’università Federico II ospiti della cattedra di Etnomusicologia, i giovani che gusti musicali hanno?</b></p>
<p><b><i>Marco Napolitano</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: « Alla Federico II abbiamo trovato studenti con gusti molto vari, che spaziano senza problemi tra pop, rap/trap, K-pop, colonne sonore e musica indie, con una forte apertura verso artisti internazionali scoperti soprattutto su Spotify, YouTube e TikTok. Sono attratti da progetti con una storia o un’estetica precisa, apprezzano le esperienze live e mescolano nelle loro playlist sia grandi successi sia brani di nicchia, mostrando curiosità verso proposte originali come un album ispirato a La Tempesta»</span></i><b>.</b></p>
<p><b>Siete reduci del successo del T Rocks Fest, vi aspettavate un risultato così positivo e cosa avete fatto in quella occasione?</b></p>
<p><b><i>Marco Napolitano</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «Il successo del T-Rocks Fest ci ha entusiasmato: ci aspettavamo una bella partecipazione, ma l’energia del pubblico e il calore ricevuto hanno superato ogni previsione. In quell’occasione abbiamo voluto regalare qualcosa di speciale, anticipando tre brani del nostro prossimo album, creando un momento unico di condivisione e curiosità. Il pubblico ha reagito con grande entusiasmo, rendendo la serata non solo un concerto, ma una vera festa per la nostra musica. È stata una serata indimenticabile!».</span></i></p>
<p><b>Cosa manca a questa generazione per formarsi musicalmente nel modo corretto?</b></p>
<p><b><i>Eduardo Spada</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «Io credo che quando si parla di musica non esista un modo corretto ed uno non corretto, perché se la musica mi trasmette qualcosa o mi consente di esprimere qualcosa allora vuol dire che la sto facendo nel modo corretto.</span></i><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i><i><span style="font-weight: 400;">La generazione di oggi io credo che sia penalizzata dal fatto che ha la possibilità di fare tutto con il minimo sforzo grazie a tutte le tecnologie che oggi sono a disposizione; questo impedisce di conoscere le origini di ogni tipo di stile musicale, impedisce di conoscere davvero la musica quella che passa dallo spartito fino ad arrivare ad un set di corde o ad un paio di bacchette.</span></i><i><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></i><i><span style="font-weight: 400;">Questo credo che alle nuove generazioni manca, e purtroppo non sanno cosa si perdono».</span></i></p>
<p><b>Con chi vi piacerebbe suonare dal vivo?</b></p>
<p><b><i>Eduardo Spada</i></b><i><span style="font-weight: 400;">: «Personalmente non lo so se mi piacerebbe suonare dal vivo con qualcuno. Non è presunzione, ma io preferisco molto di più avere tanto spazio per suonare: quello che oggi purtroppo manca soprattutto per le band come noi che si esprimono con il rock o con il metal. E poi onestamente quando suono dal vivo con i miei compagni di OPERA NERA mi sento veramente bene».</span></i></p>
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		<title>&#8220;L’ammore nun’è ammore&#8221; con Lino Musella in scena al teatro Sannazaro di Napoli</title>
		<link>https://www.mydreams.it/lammore-nune-ammore-con-lino-musella-in-scena-al-teatro-sannazaro-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 09:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Lino Musella]]></category>
		<category><![CDATA[teatro sannazaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede quando l’eternità dei versi di Shakespeare incontra il dialetto napoletano? Nasce &#8220;L’ammore nun’è ammore&#8221;, un atto teatrale di passione, un recital che si trasforma in un’operazione culturale e linguistica che sorprende per autenticità e forza emotiva. Protagonista dello spettacolo, in scena al teatro Sannazaro di Napoli, è Lino Musella, qui straordinariamente a proprio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it/lammore-nune-ammore-con-lino-musella-in-scena-al-teatro-sannazaro-di-napoli/">&#8220;L’ammore nun’è ammore&#8221; con Lino Musella in scena al teatro Sannazaro di Napoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it">Mydreams.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="sub-title-primary"></h2> <p>Cosa succede quando l’eternità dei versi di Shakespeare incontra il dialetto napoletano?</p>
<p>Nasce &#8220;<em>L’ammore nun’è ammore&#8221;</em>, un atto teatrale di passione, un recital che si trasforma in un’operazione culturale e linguistica che sorprende per autenticità e forza emotiva.</p>
<p>Protagonista dello spettacolo, in scena al teatro Sannazaro di Napoli, è <a title="Intervista a Lino Musella, al Teatro Sannazaro con The Night Writer. Giornale notturno" href="https://www.mydreams.it/intervista-a-lino-musella-al-teatro-sannazaro-con-the-night-writer-giornale-notturno/">Lino Musella</a>, qui straordinariamente a proprio agio in una dimensione raccolta, poetica, profondamente intima.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-62704 alignleft" src="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/05/04_LAMMORE-NUNE-AMMORE-_-Lino-Musella-ph-Manuela-Giusto-1130x650-1-300x173.jpg" alt="L’ammore nun’è ammore&quot;," width="300" height="173" srcset="https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/05/04_LAMMORE-NUNE-AMMORE-_-Lino-Musella-ph-Manuela-Giusto-1130x650-1-300x173.jpg 300w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/05/04_LAMMORE-NUNE-AMMORE-_-Lino-Musella-ph-Manuela-Giusto-1130x650-1-1095x630.jpg 1095w, https://www.mydreams.it/wp/wp-content/uploads/2025/05/04_LAMMORE-NUNE-AMMORE-_-Lino-Musella-ph-Manuela-Giusto-1130x650-1.jpg 1130w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il titolo, <em>L’ammore nun’è ammore&#8221;</em>,  è un gioco linguistico e concettuale: riprende l’incipit del celebre Sonetto 116 di Shakespeare, ma lo rovescia in una dichiarazione paradossale.</p>
<p>In napoletano, “nun’è ammore” può essere inteso sia come negazione che come affermazione più radicale della natura dell’amore.</p>
<p>Lo spettacolo prende le mosse dalla traduzione &#8211; o meglio, dal “tradimento”, come amava definirlo lui stesso &#8211; che il poeta napoletano Dario Jacobelli ha compiuto su una trentina dei Sonetti shakespeariani.</p>
<p>Un lavoro appassionato, personale, del tutto libero dalle costrizioni editoriali.</p>
<p>Con questa libertà i Sonetti, trasposti in napoletano, acquistano nuova linfa, si caricano di una musicalità antica e insieme sorprendentemente attuale, si spogliano del rigore accademico per farsi canto, preghiera, confessione.</p>
<p>Il dialetto napoletano non è, in questo spettacolo, una semplice scelta stilistica o localistica.</p>
<p>È piuttosto una lingua viscerale, capace di portare i sentimenti alle estreme conseguenze.</p>
<p>Shakespeare, tradotto in napoletano, smette di essere “classico” per diventare “popolare” nel senso più nobile del termine: parola che appartiene a tutti, che parla al cuore e alla memoria collettiva.</p>
<p>Lino Musella interpreta questi testi con un’intensità disarmante. Non si limita a recitarli: li abita, li incarna.</p>
<p>La sua voce si fa strumento narrativo sempre profondamente connessa al sentimento espresso dalle parole. Il dialetto napoletano si rivela veicolo perfetto per esprimere le sfumature emotive dei Sonetti.</p>
<p>Musella lo maneggia con grazia e forza.</p>
<p>L’effetto sul pubblico è potente: lo spettatore si ritrova coinvolto in un rito collettivo, dove la poesia diventa voce di tutti.</p>
<p>Accanto a Musella, il musicista Marco Vidino costruisce un paesaggio sonoro raffinato e avvolgente.</p>
<p>Le sue musiche, eseguite dal vivo con strumenti a corda e percussioni, non accompagnano semplicemente la voce dell’attore: la amplificano, la incorniciano, talvolta la sospingono, talvolta la contrastano, in un dialogo continuo tra parola e suono.</p>
<p>Ne nasce un’atmosfera magnetica, sospesa, che restituisce pienamente la densità emotiva e la profondità intellettuale del testo.</p>
<p>Ciò che colpisce di più, in definitiva, è la straordinaria naturalezza con cui Shakespeare si lascia “napoletanizzare” senza perdere nulla della sua grandezza.</p>
<p>Anzi, in questo dialetto denso, sensuale e feroce, i suoi versi sembrano acquisire un’urgenza rinnovata, una concretezza carnale che li rende ancora più universali.</p>
<p><em>L’ammore nun’è ammore</em> è teatro nella sua forma più pura, dove il gesto e la voce bastano a creare un mondo.</p>
<p>Musella ci accompagna in questo viaggio con la grazia dei grandi interpreti: non recita, condivide; non dimostra, si dona.</p>
<p>E alla fine, quando cala il silenzio, resta negli occhi e nelle orecchie la traccia di qualcosa di raro: un incontro vero tra arte, vita e poesia.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it/lammore-nune-ammore-con-lino-musella-in-scena-al-teatro-sannazaro-di-napoli/">&#8220;L’ammore nun’è ammore&#8221; con Lino Musella in scena al teatro Sannazaro di Napoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.mydreams.it">Mydreams.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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