Con “Parassiti”, Alvie firma il suo primo singolo ufficiale, prodotto da Nando Misuraca per Suono Libero Music.
Un debutto che non si limita a presentare una nuova voce, ma costruisce un universo narrativo fatto di emozioni persistenti, fragilità interiori e immagini che sembrano provenire da un film.
Il brano nasce da una domanda semplice ma destabilizzante: cosa rimane di una relazione quando è finita davvero?
Per l’artista, la risposta non è il vuoto, ma la persistenza. Pensieri, ricordi e paure diventano presenze invisibili che continuano ad agire nella quotidianità.
«Le persone sottovalutano quanto certe esperienze possano continuare a influenzarci nel tempo», racconta Alvie.
«Anche quando crediamo di aver superato tutto, qualcosa resta e riaffiora quando meno ce lo aspettiamo».
“Parassiti” descrive proprio questo spazio intermedio tra ciò che è stato e ciò che dovrebbe essere superato, un territorio emotivo instabile in cui convivono memoria e trasformazione.
Sul piano sonoro, il brano si muove in un pop alternativo dalle tonalità cupe, costruito su un equilibrio tra tensione e delicatezza.
La produzione accompagna senza sovrastare, lasciando alla voce il compito di guidare l’ascoltatore.
Elemento centrale del progetto è anche la dimensione visiva.
La formazione cinematografica di Alvie e le sue influenze legate al thriller e all’horror contribuiscono a definire un immaginario preciso, che trova piena espressione nel videoclip diretto da Claudio D’Avascio.
Il risultato è un esordio che si colloca a metà tra canzone e narrazione visiva, segnando l’inizio di un percorso artistico fortemente identitario.