Il 2 giugno del 1946 l’Italia diventa una Repubblica e per la prima volta le donne sono chiamate alle urne per votare. Serena Dandini nel suo ultimo libro Paura non abbiamo-Le donne che hanno fatto la Repubblica, Ed. Einaudi, Collana Stile Libero, pag.298, prefazione di Michela Ponzani, con il suo stile agile, garbato, preciso, ci racconta l’avventura delle Madri costituenti, protagoniste di cambiamenti epocali. Dei 556 deputati eletti nell’Assemblea costituente, soltanto 21 sono donne i cui nomi sono spesso sconosciuti. Nel libro trovano anche posto attiviste, femministe, intellettuali, donne di spettacolo che hanno saputo trasformare le loro battaglie in leggi non senza difficoltà e attraverso grandi capacità di mediazione e spirito di sorellanza.
Noi di Mydreams abbiamo seguito via streaming un incontro con Serena Dandini organizzato dalle Librerie UBIK per Connessioni. Molte le domande rivolte all’autrice.
In Paura non abbiamo sono descritte le più grandi figure femminili del ‘900 che hanno scardinato l’idea di patriarcato. Da cosa nasce questo libro?
Le 21 Madri costituenti sono donne ironiche, sarcastiche, ribelli, vive. La loro storia è rimasta sconosciuta per lungo tempo, sono rimaste invisibili. Eppure il loro contributo nel redigere la Costituzione è stato fondamentale e per questo andavano raccontate. Una affettuosa genealogia per capire le nostre radici. Tutte hanno contribuito a scardinare o quanto meno incrinare abitudini e pregiudizi, rendendo così possibile un cambiamento culturale che ancora oggi deve essere portato a compimento perché è inesorabile.
Questo libro è particolarmente utile alle nuove generazioni che, contrariamente a ciò che si pensa, stanno maturando una nuova coscienza politica, vedi ultimo referendum. Tutte le donne che appaiono nel libro vengono colte nella loro dimensione umana facendo leva sul loro vissuto.
Anche le Madri costituenti erano donne come noi ed hanno aperto la strada alla nostra emancipazione. Si sono sempre battute per i diritti, la giustizia sociale cercando, come le donne di oggi, di tenere insieme il loro lavoro e l’amore per i figli e i compagni. Hanno lavorato tra mille difficoltà e in condizioni anche estreme. Le parole che hanno espresso nella Carta costituzionale sono parole nate dalla vita “vera” e per questo sono così importanti. Sulla loro pelle avevano vissuto tante ingiustizie e soprusi soprattutto durante il fascismo ed anche nella loro vita privata sofferenze d’amore e tradimenti”.
L’articolo 3 della Costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Lina Merlin fece una battaglia per inserire il termine SESSO.
Sì. Può sembrare scontato e addirittura inutile specificare senza distinzione di sesso ma sappiamo bene che il maschile sovraesteso ci ha sempre fregato. Nella Francia rivoluzionaria venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino ma Olympe de Gouges venne ghigliottinata per voler estendere tali diritti alle donne. La Merlin, specificando appunto senza distinzione di sesso, ha aperto la strada all’abolizione di tutte quelle leggi che impedivano di fatto alle donne di diventare ad esempio giudici, magistrati. Il caso più noto è quello di Rosa Oliva che nel 1960 vinse il ricorso presso la Corte Costituzionale , dopo il rifiuto , in quanto donna, del Ministero dell’interno di ammettere al concorso per la carriera prefettizia. La sentenza che, ovviamente citò l’articolo 3 della Costituzione, fu una decisione storica in quanto aprì i concorsi pubblici anche alle donne. Teresa Mattei a coloro i quali dicevano che una donna non potesse esercitare un giudizio sereno “in quei giorni” rispondeva non senza una buona dose di ironia:” Ma non sapete che ci sono uomini che per tutto un mese sono fuori di testa?.
Nel libro si parla anche di Mina e di Stefania Sandrelli che sono state donne controcorrente. Quali e quanti tabù restano ancora da superare?
Molti, troppi, purtroppo e la politica di oggi certamente non aiuta. Bisogna sempre vigilare perché basta una semplice distrazione e i diritti acquisiti con tanta fatica possono essere cancellati. Soltanto di recente il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati soppressi dal codice. Sul corpo delle donne sono state combattute battaglie feroci. Soltanto nel 1996 lo stupro non è stato più ritenuto un reato contro la morale ma contro la persona.
Il padre di Franca Viola, Bernardo, fu l’unico della famiglia a prendere la difese della figlia. Può diventare un esempio per gli altri uomini? (N.d.r. Franca Viola fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore diventando simbolo dell’emancipazione femminile).
Certamente si. Esistono uomini fantastici, compagni di viaggio attenti alle problematiche dell’altra metà del cielo. Spesso anche gli uomini sono vittime di pregiudizi e /o di avere una mentalità retrograda. Persino Togliatti non voleva che a sfilare ci fossero le donne per dare un senso di maggiore rispettabilità al PCI. Lidia Menapace denunciò questo comportamento de “Il Migliore”.
Nel libro si parla dettagliatamente della lotta compiuta da Lina Merlin per l’abolizione delle “case chiuse” e di come le donne vivevano questo problema.
Lina Merlin venne intervistata dalla Fallaci che le rimproverò di non aver debellato la prostituzione in Italia. Candidamente la senatrice rispose che il suo intento non era affatto quello di eliminare la prostituzione ma quello di abolire lo schiavismo di Stato che lucrava sul corpo delle prostitute. E gli uomini come potevano sfogare i loro istinti predatori? La Merlin rispose così ad un giornalista: “Cercando di conquistare una donna, si dia da fare!” La Merlin riceveva lettere accorate da parte delle prostitute che volevano sottrarsi al loro destino di schiave. Angela Bottari è stata la prima firmataria della legge contro la violenza sulle donne e senza la legge Merlin forse non avremmo avuto questa possibilità. Bisogna ancora fare tanto e ritornare sul concetto di “consenso” che è stato ancora una volta proposto ma bocciato.
Perché gli uomini hanno tanta paura delle donne?
Questa è la domanda delle domande. Sono tante le cose che mi vengono in mente. Penso al caso di Gisèle Pelicoat che ha voluto un processo a porte aperte e ha pronunciato una frase simile a quella detta a suo tempo da Franca Viola:”La vergogna non la devo provare io, ma loro”. Oggi ci sono molti siti della manosfera o maschiosfera, pericolosissimi, frequentati da molti giovani. (N.d.r. La manosfera è un eterogeneo ecosistema di comunità digitali e influencer incentrati su identità e presunti diritti maschili. Spesso si evidenziano posizioni antifemministe guidate da una misoginia radicale. Le donne sono viste come persone che manipolano gli individui di sesso maschile e che preferiscono avere contatti con soli uomini belli e ricchi). Questi siti sono la punta dell’iceberg delle fragilità e delle insicurezze maschili. I ragazzi nelle loro camerette avvertono una profonda solitudine e assimilano queste ideologie tossiche. Molti giovani intervistati della generazione Z, ovvero quelli nati dopo il 1997 si rivelano spesso più antiquati e retrogradi dei loro nonni. Si dovrebbe andare a fondo su questi problemi e discuterne privilegiando un dialogo proficuo e sereno tra tutti.
La rabbia e la frustrazione possono veicolare un cambiamento?
Assolutamente sì. Il titolo del libro nasce dal testo di una canzone delle mondine.
“Sebben che siamo donne/paura non abbiamo/abbiam delle belle buone lingue e ben ci difendiamo”. A questo proposito vorrei ricordare Michela Murgia che sosteneva: “Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”. (N.d.r. Vi consigliamo la lettura del libro della Murgia dal titolo Stai zitta, Ed. Einaudi, Collana Opera viva, pag 128). Il silenzio di una donna allora era considerato un’attitudine, un atto di buona creanza. Vi esorto a leggere un articolo che sembra scritto ieri di Teresa Noce, una delle Madri costituenti, datato 1950. É una sorta di manifesto dell’emancipazione femminile. “Quando senti che la tua dignità e la tua libertà sono lese devi imparare a dire NO”.
Noi oggi cosa possiamo fare?
Dobbiamo essere unite, privilegiare il pronome NOI e dare un nuovo valore alla sorellanza indipendentemente dalle idee personali o dai partiti politici. Anche per questo libro ho sperimentato l’aiuto, l’incoraggiamento di preziosi “compagni di viaggio”. Le Madri costituenti ce l’hanno insegnato. Quando fu letto l’articolo 11 della Costituzione, quello dove si afferma che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali”, le 21 Madri costituenti di ogni schieramento, si alzarono in piedi e si dettero la mano. Teresa Mattei volle fortemente il verbo ripudiare perché tutte le donne conoscevano gli orrori della guerra.