L’anno prossimo ricorre il sessantesimo anniversario dalla morte di Totò, infatti il Principe della risata muore a Roma, nella sua casa ai Parioli, il 15 aprile del 1967.
Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore di grande successo, con un certo anticipo scrive questo agile libriccino su uno degli attori più geniali del panorama artistico italiano e mondiale, ovvero Totò, pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio. Il volumetto Cosa sono le nuvole-Gli ultimi anni di Totò, Ed. Einaudi, pag.110, mutua il titolo da uno dei due episodi del film Capriccio all’italiana per la regia di Pier Paolo Pasolini, l’altro è Il mostro della domenica diretto da Steno. Il film uscì nel 1968.
Chi di noi non ha mai visto un film con Totò o non sa dire almeno tre titoli di lungometraggi dove è protagonista? Chi non ricorda qualche sua battuta sagace e fortemente comica? Chi di noi non ha mai letto la poesia ‘A livella o ascoltato il brano Malafemmina? Totò è stato uno degli attori più amati del cinema italiano eppure, in vita, gli sono stati assegnati soltanto due Nastri d’Argento, precisamente nel 1952 come migliore attore protagonista nel film Guardia e ladri diretto da Mario Monicelli e nel 1967, per la stessa categoria, nel film Uccellacci uccellini di Pier Paolo Pasolini. Tuttavia il volumetto di Francesco Piccolo, si concentra, come si evince dal sottotitolo, sugli ultimi anni della vita di Totò ed in particolare sul senso di amarezza che lo attanagliava per non essere entrato nelle grazie dei critici realizzando film commerciali. Totò insomma è morto senza aver visto celebrata la sua grandezza di attore e di uomo di spettacolo, convinto di aver preso parte a pellicole che nessuno avrebbe più ricordato.
Francesco Piccolo ricorda Totò con affetto quasi filiale sottolineandone non solo la bravura come attore capace di improvvisare intere scene di un film ma soprattutto la sua generosità e il suo amore per Napoli e, in particolare, il quartiere dove era nato: la Sanità. Spesso infatti si faceva accompagnare dal fedele autista Cafiero, di notte nei vicoli e lasciava cospicue somme di denaro alle porte dei bassi, oppure , preso da una nostalgia infame sul Lungomare Caracciolo per respirare il profumo del mare. E poi quel suo convivere con la cecità che veniva sconfitta soltanto sul set, impegnandosi nella recitazione.
Totò è stato l’unico uomo di spettacolo ad aver avuto ben tre funerali anche se avrebbe preferito una cerimonia intima e dimessa come aveva più volte confidato a sua figlia Liliana e alla sua compagna Franca Faldini. L’orazione funebre della prima cerimonia la tenne Nino Taranto che non riuscì mai a dargli del tu per una forma di rispetto reverenziale oggi sconosciuta. Nel volumetto si parla anche dei suoi rapporti fraterni con Eduardo e Peppino De Filippo che invano tentò di far riconciliare e ancora della sua ultima apparizione in TV , a Studio Uno,con Mina che canta una sua canzone: Baciami. I rapporti di Totò con la Rai non furono mai sereni da quella puntata del Musichiere quando Totò , in diretta televisiva , si schierò a favore dell’allora sindaco di Napoli Achille Lauro.
Francesco Piccolo in Cosa sono le nuvole è capace di tratteggiare un ritratto inedito di Totò sia come uomo che come artista. Noi di Mydreams da tempo, come tanti, abbiamo colto la grandezza di Totò ancor prima dei critici miopi e prevenuti. Totò è stato visto sempre dalla gente come un benefattore. Un suo film poteva trasformare una giornata uggiosa in una soleggiata e calda come un abbraccio. Totò è umanissimo e i suoi tanti personaggi portati sullo schermo sono lo specchio di un’Italia capace di sorridere dei suoi vizi e delle sue virtù. Totò non sfigura con i Buster Keaton e gli Charlot. Totò ancora oggi si reca nei vicoli porosi e umidi della sua città dispensando sorrisi. Ogni giorno sulla sua tomba al Cimitero del Pianto molti vanno per lasciare fiori e bigliettini affettuosi. Il tempo passa ma l’affetto verso Totò resta immutato, anzi raddoppiato e il volumetto di Francesco Piccolo ne è prova.