
ph. Roberta Dramis
Opera nera sta lavorando al nuovo album. Avendo già un bel po’ di materiale pronto si spera che l’uscita del nuovo album sia a breve.
Di cosa parla questo nuovo lavoro?
Alessandro Pacella: «È un disco che racconta il momento che stiamo vivendo; si chiamerà “Rise and Fall of Byzanthyum” (l’ascesa ed il declino di Bisanzio). Ci sentiamo in questo momento come dei sopravvissuti di un’epoca d’oro che vediamo svanire. Siamo cresciuti con la musica completamente suonata, con la gavetta nei pub, con l’idea che facendo e sbagliando si impara– e adesso tutto questo sembra sia scomparso. Musica generata dalla AI, Autotune, palchi pieni di video e fuochi artificiali. Forse vogliamo solo continuare a vivere la musica nel nostro modo, un modo al quale diamo grandissimo valore perchè siamo convinti che ce l’abbia ancora. Non abbiamo la forza di cacciare i mercanti dal tempio, ma ciò non toglie che loro sono solo dei mercanti e la musica resta uno splendido tempio».
Ci saranno delle guest?
Alessandro Pacella: «No, è un disco molto intimo, molto nostro ed è difficile immaginare al momento la presenza di altri artisti».
Gli artisti devono capire che avendo un seguito possono mandare messaggi forti, eppure molti non lo fanno preferendo non schierarsi mai politicamente, voi come vi comportate?
Alessandro Pacella: «Tutto ciò che facciamo è politico, esprime un’appartenenza, manifesta una scelta di campo. Credo che anche noi dovremo cominciare a farlo rispetto a cose che non amiamo della scena musicale del live e della discografia. Magari non saremo capaci di proporre una soluzione, ma è arrivato il momento di raccontare questa epoca e le sue contraddizioni.
il punk è nato in UK su un tessuto sociale fatto di malcontento e disoccupazione, mi sembra assurdo che questa epoca non generi una musica di protesta, di rabbia e ci regali solo un flusso costante di tormentoni estivi. Forse sono anche morti i canali che raccontavano la musica e restano i social che invece raccontano musica usa e getta, ma magari una musica diversa c’è».
Con l’album “La tempesta” siete stati all’università Federico II ospiti della cattedra di Etnomusicologia, i giovani che gusti musicali hanno?
Marco Napolitano: « Alla Federico II abbiamo trovato studenti con gusti molto vari, che spaziano senza problemi tra pop, rap/trap, K-pop, colonne sonore e musica indie, con una forte apertura verso artisti internazionali scoperti soprattutto su Spotify, YouTube e TikTok. Sono attratti da progetti con una storia o un’estetica precisa, apprezzano le esperienze live e mescolano nelle loro playlist sia grandi successi sia brani di nicchia, mostrando curiosità verso proposte originali come un album ispirato a La Tempesta».
Siete reduci del successo del T Rocks Fest, vi aspettavate un risultato così positivo e cosa avete fatto in quella occasione?
Marco Napolitano: «Il successo del T-Rocks Fest ci ha entusiasmato: ci aspettavamo una bella partecipazione, ma l’energia del pubblico e il calore ricevuto hanno superato ogni previsione. In quell’occasione abbiamo voluto regalare qualcosa di speciale, anticipando tre brani del nostro prossimo album, creando un momento unico di condivisione e curiosità. Il pubblico ha reagito con grande entusiasmo, rendendo la serata non solo un concerto, ma una vera festa per la nostra musica. È stata una serata indimenticabile!».
Cosa manca a questa generazione per formarsi musicalmente nel modo corretto?
Eduardo Spada: «Io credo che quando si parla di musica non esista un modo corretto ed uno non corretto, perché se la musica mi trasmette qualcosa o mi consente di esprimere qualcosa allora vuol dire che la sto facendo nel modo corretto.
La generazione di oggi io credo che sia penalizzata dal fatto che ha la possibilità di fare tutto con il minimo sforzo grazie a tutte le tecnologie che oggi sono a disposizione; questo impedisce di conoscere le origini di ogni tipo di stile musicale, impedisce di conoscere davvero la musica quella che passa dallo spartito fino ad arrivare ad un set di corde o ad un paio di bacchette.
Questo credo che alle nuove generazioni manca, e purtroppo non sanno cosa si perdono».
Con chi vi piacerebbe suonare dal vivo?
Eduardo Spada: «Personalmente non lo so se mi piacerebbe suonare dal vivo con qualcuno. Non è presunzione, ma io preferisco molto di più avere tanto spazio per suonare: quello che oggi purtroppo manca soprattutto per le band come noi che si esprimono con il rock o con il metal. E poi onestamente quando suono dal vivo con i miei compagni di OPERA NERA mi sento veramente bene».