ITACA: richiamo mediterraneo non si limita a evocare il Mare Nostro, ma lo fa risuonare.
Il dialogo con il Breviario Mediterraneo di Predrag Matvejević è profondo e strutturale e si innesta su un tessuto più ampio di rimandi poetici e narrativi che attraversano il pensiero mediterraneo contemporaneo.
Il Mediterraneo emerge come spazio di stratificazioni, di memorie che si accumulano e talvolta si contraddicono. Il mare diventa così una presenza attiva, un attraversamento continuo, luogo in cui l’essere umano si confronta con la perdita e con la possibilità della rinascita.
Al centro del lavoro si colloca la ricerca di una casa.
Il viaggio dell’uomo che si imbarca verso l’isola di Ulisse non segue una traiettoria lineare, ma si sviluppa come un percorso interiore fatto di soste, ritorni ed esitazioni.
Itaca non è una meta stabile, bensì una consapevolezza che prende forma lungo il cammino. Il tema della migrazione viene affrontato con misura, attraverso il filtro del mito e della poesia, evitando ogni deriva narrativa o retorica.
La recitazione di Rosalba Di Girolamo costituisce l’asse portante dell’impianto drammaturgico. La sua voce non si limita a raccontare, ma dà corpo al viaggio, modulando il tempo come una marea.
La parola diventa respiro e attesa; le pause acquistano valore, le inflessioni aprono spazi di senso. La recitazione attraversa dimensioni intime e collettive, trasformando il testo in un’esperienza condivisa che accoglie lo spettatore.
La musica genera e sostiene la narrazione. Le percussioni e la voce di Marzouk Mejri portano in scena un Mediterraneo arcaico, scandito dal ritmo e dall’invocazione. Il suono si manifesta come gesto originario, richiamando il vento e la preghiera.
Il lavoro di Salvatore Morra alla chitarra e all’oud costruisce un ponte sonoro tra le due sponde del mare, intrecciando tradizione e ricerca. Da questo dialogo nasce la forza dell’opera: una drammaturgia che affida al ritmo e all’ascolto il compito di raccontare maree e destini, senza bisogno di spiegazioni.
Parola e suono procedono in equilibrio. Il silenzio ha lo stesso peso della voce, l’attesa vale quanto il canto.
ITACA non indica un approdo, ma l’idea di restare in cammino, lasciarsi attraversare, riconoscere nell’altro una parte di sé.
In questo senso, lo spettacolo si configura anche come un controcanto al tempo natalizio: un gesto artistico che rifiuta ogni visione oleografica o consolatoria della festa per restituirle un significato più autentico e necessario.
Un Natale inteso come scelta culturale e civica, capace di guardare oltre le mura familiari e riconoscere nell’accoglienza un atto quotidiano e concreto.