Si intitola “3024” questo Ep d’esordio di una giovane formazione del nostro territorio. Eppure con la Campania e con le nostre tradizioni c’è davvero pochissimo in comune… sono i NoIndex che oggi si rinnovano nel duo formato da Francesco Paolo Somma (voce, autore dei testi e compositore) e Cris Pellecchia (bassista, compositore e arrangiatore dei brani), tra l’altro colui che raggiungiamo per queste intervista. Un monolite dal sapore digitale, un pop d’autore fermo e deciso che sa bene quale forma raggiungere. Davvero interessanti i video che troviamo in rete e che vi riproponiamo a seguire: l’intelligenza artificiale ha saputo dettare importanti differenze. Un concept che narra di un futuro privo di emozioni con tanto di cellule dissidenti di “Residuali” che ancora combattono per trattenere l’uomo dentro radici naturali che oggi diamo per scontato. Non è un progetto snello e facile da digerire, niente che sia melodicamente da cassetta e facile per le radio. E tutto questo, oggi, significa anche cultura…
La libertà ha un prezzo… quanto costa secondo voi?
Secondo me, oggi come oggi, il suo prezzo si sta abbassando, dato che tendiamo a sacrificarla in favore di più gradite frivolezze. Tendiamo a credere che la libertà sia legata più alla capacità di fare cose più velocemente che alla libertà di scegliere se fare o meno una cosa. Questo, a mio avviso, è preoccupante come scenario.
E Dio in tutto questo scenario narrativo dell’uomo che ruolo avrà nel futuro?
Dio è un po’ quell’elemento magico che interviene nella storia, modificando un esito già scritto. Per me è l’elemento che riporta l’uomo al suo posto, ossia in un contesto in cui non può e non deve sentirsi onnipotente ed immortale solo perché con la tecnologia riesce a governare il mondo, ma deve servirsi di essa per renderlo un luogo congeniale al suo adattamento in un ecosistema più ampio. L’uomo non deve stare al centro, semmai a lato.
NoIndex: oggi viviamo dentro normali “invisibilità” e indifferenze. Secondo voi ci stiamo abituando a non essere “trovati”?
Ci stiamo abituando a non essere “approfonditi” più che trovati. Oggi i social permettono a tutti di farsi trovare, ma a veramente pochi di essere approfonditi e conosciuti davvero per quello che sono.
E dunque, sempre restando sul sociale, cosa resta davvero non tracciabile, irriducibile, irripetibile?
Le nostre vulnerabilità umane. Non c’è più spazio per le emozioni “negative”, nonostante esse siano parte integrante della nostra crescita intellettuale. Non c’è spazio per gli errori, ma solo per i successi. Non c’è spazio per il compromesso, ma solo per il “tutto e subito”. Non c’è spazio per la meditazione, la riflessione, il pensiero, ma solo per l’istinto e l’apparenza.
Quante atmosfere glaciali, soporifere, quasi spaziali dentro scendi molto alla “U2” soprattutto ingrani come “Invisibili”. Che radici e ispirazioni ci sono alla base?
“Invisibili” trova le sue radici nel sound onirico dei Radiohead ed in quello più cupo dei Massive Attack principalmente, senza ignorare sfumature di James Blake, Son Lux e Low Roar. Per quanto la stima nei confronti di artisti del calibro degli U2 sia altissima, non fanno parte delle nostre reference.
Ai NoIndex associo ormai un’esperienza multisensoriale, tra luci, svena e suoni: la musica da sola non bastava più?
Il nostro obiettivo non è soltanto far ascoltare dei brani, ma immergere le persone all’interno di un immaginario, ossia il 3024, questo futuro distopico che stiamo raccontando. La conseguenza è che la musica, per quanto sia principale nel nostro racconto, è accompagnata da dei “co-protagonisti”, come i video, i visual e le luci durante i nostri concerti.