«Intelligentissimo, spietato, tra i pochi che hanno saputo comandare. Al contrario di altri boss, è capace di uccidere a mani nude. A queste parole io sento un compiacimento, uno scatto nel cervello, quale orgoglio, assenza di paura». Teresa Ciabatti
L’ultima fatica letteraria di Teresa Ciabatti è il romanzo Donnaregina, Ed. Mondadori, pag.221. Viene chiesto alla scrittrice di Orbetello, classe 1975, romana di adozione, di intervistare Giuseppe Misso detto ‘O Nasone, uno dei più feroci camorristi. Lei non sa niente della criminalità organizzata e non ha mai messo piede a Napoli. Il loro è l’incontro di due mondi lontanissimi che tali dovrebbero restare eppure già dal primo incontro qualcosa cambia nella scrittrice. A pag 65 leggiamo: «La mia non è tanto fascinazione del male, piuttosto interesse per il lato di umanità: sentimenti, legami». Ed infatti continuando a frequentare il boss malavitoso che alleva colombi e crede fermamente negli UFO, la scrittrice si ritrova a condividerne umori, confessioni, sentimenti, stati d’animo. E così, quando per esigenze storiografiche la scrittrice si trova a rintracciare il figlio di Misso comprende di cercare qualcun altro ovvero sua figlia che da adolescente, le provoca arrabbiature e preoccupazioni.
L’autrice si chiede ossessivamente: «Sarò in grado di portare a termine questo compito?» che nel romanzo si traduce in una doppia narrazione: da un lato la biografia di Misso, dall’altro la sua esperienza e le sue paure di madre. Il lettore ne esce arricchito perché entrambe sono di un’attualità spiazzante e dimostrano quanto l’animo umano sia simile a dispetto di teorie ed ideologie che rifuggono dal considerare quella famosa scintilla del divino che alberga in ogni uomo.
Giuseppe Misso a poco a poco si fida della scrittrice, abbassa le sue difese e la invita addirittura al suo matrimonio permettendole di conoscere persone del suo entourage manifestandole vicinanza e perché no? Amicizia. Tenendo per mano il lettore, Teresa Ciabatti lo accompagna con la sua prosa lucida ed equilibrata in un mondo da esplorare senza pregiudizi di sorta dove la saggezza dei comportamenti può rivelare margini di umana comprensione al male, in tutte le sue forme.
Donnaregina è pertanto un libro affascinante, da leggere e da consigliare. Soprattutto le ultime pagine sono di una bellezza antica e struggente fatta di tenerezza, la stessa che Giuseppe Misso prova per i suoi adorati colombi colpiti dalla aviaria e la scrittrice per sua figlia ricoverata in una residenza di riabilitazione psichiatrica a causa di alcuni tentativi di autolesionismo. Entrambi hanno fallito come genitori e questo li rende simili e fragili. C’è sempre negli altri qualcosa di noi stessi.