La grazia, l’ultimo film di Paolo Sorrentino, presentato in concorso alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che ha visto protagonista Toni Servillo, vincitore della Coppa Volpi. Noi di Mydreams lo abbiamo visto e lo reputiamo il film più ragionato, bello, rigoroso e maturo del noto regista partenopeo, Premio Oscar per La grande bellezza nel 2014. La grazia vede per la settima volta nel ruolo di personaggio principale l’attore afragolese, musa ispiratrice del cinema di Sorrentino. (L’uomo in più 2001 – Le conseguenze dell’amore 2004 – Il divo 2008 – La grande bellezza 2013 – Loro 2018 – É stata la mano di Dio 2021).
Mariano De Santis (Toni Servillo), anziano Presidente della Repubblica italiana, vedovo ed ex giurista di matrice cattolica, a fine mandato affronta una profonda crisi morale quando è costretto a decidere se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio pur in circostanze scriminanti che ne hanno attenuata la pena e promulgare la legge sull’eutanasia dopo l’approvazione parlamentare, affrontando il tema della fine della vita. Coloro ai quali Mariano De Santis deve concedere la grazia, ultimo dono del suo impegno civile e politico sono: Isa Rocca (Linda Messerklinger) che ha ucciso il marito violento dopo anni di angherie e vessazioni e Cristiano Arpa (Vasco Mirandola) per aver tolto la vita alla moglie malata di Alzheimer. (Sorrentino ha preso spunto per questo secondo caso da un atto di clemenza del Presidente Sergio Mattarella nel 2016 verso Giancarlo Vergelli che aveva strangolato la moglie 88enne malata dello stesso morbo per mettere fine alle sue sofferenze). Accanto a Mariano De Santis, la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), anche lei giurista che lo supporta e lo aiuta in queste difficili scelte. Mariano De Santis infatti è un uomo pieno di dubbi, tormentato e malinconico a causa della perdita di sua moglie Aurora. Neppure la certezza di un suo tradimento è capace di scalfire questo sentimento che pervade i suoi altri amori tra i quali quello per i figli, Dorotea e Riccardo (Francesco Martino)e quello che nutre per due amici di vecchia data frequentati fin dai tempi del ginnasio: Ugo Romani, diventato negli anni ministro della giustizia (Massimo Venturiello) e Coco Valori, un’esperta di arte (Milvia Marigliano). Il Presidente si trova insomma sotto il fuoco nemico di numerosi dilemmi morali tanto da confidarsi con il suo amico – confessore, il Papa (Rufin Doh Zeyenouin).
Paolo Sorrentino ha sapientemente realizzato un film sull’amore, sull’esercizio del dubbio, sull’etica dei nostri comportamenti che dovrebbe sempre appartenere a coloro che fanno politica, che esercitano un potere. Non è un caso che il film inizia con il ricordare l’articolo 87 della nostra Costituzione che definisce le funzioni e i poteri del Capo dello Stato avendo come sfondo immagini del palazzo presidenziale e lo sfrecciare delle Frecce Tricolori in un cielo limpido e azzurro. Il film prosegue poi con le immagini del Presidente del Portogallo che viene accolto nel Cortile d’Onore del palazzo del Quirinale sotto una pioggia scrosciante a significare l’equilibrio instabile e la pericolosità di un terreno sdrucciolevole come quello della politica dove una decisione ha conseguenze sulla collettività. E poi Paolo Sorrentino, che rende tutto romantico e romanzato, indugia con la macchina da presa sul volto del Presidente, su quello di sua figlia, dei suoi amici, delle guardie del corpo, su quello degli assassini che forse non si aspettano un gesto di clemenza, sul corpo senza vita del cavallo Elvis a cui non è stata risparmiata la crudele agonia, su una lacrima sgorgata dagli occhi di un astronauta che fluttua nella navicella spaziale a causa della mancanza di gravità e che Mariano De Santis tenta di toccare con il dito indice teso nella posa resa celeberrima da Michelangelo nella Cappella Sistina. Quella lacrima non è l’unica. C’è il pianto di Coco Valori, la commozione di Dorotea e di Riccardo collegati col padre proprio il giorno del suo rientro nella casa romana, gli occhi lucidi degli alpini che cantano in modo accorato vecchie canzoni di montagna, lo spaesamento carico di emozione degli uomini della security che lo scortano per l’ultima volta. Non mancano però i sorrisi come quelli di Guè Pequeno ricevuto al Quirinale per ritirare un’onorificenza per essere l’autore del brano Le bimbe piangono, cara al Presidente. ( Nella realtà una strofa della canzone recita: “Sorrentino non avrebbe fatto un ciak migliore”). E neppure le battute affilate e buffe di Coco. La gioia e la libertà ritrovate in una lacrima, tra i tanti vestiti di Aurora e l’accettare un’intervista sollecitata dalla direttrice di Vogue. I litigi con la figlia e con Coco e Ugo,le sigarette fumate di nascosto, i dialoghi con la sua guardia del corpo, rendono Mariano De Santis umano e il soprannome Cemento Armato si polverizza al termine del film.
Allora: “A chi appartengono i nostri giorni?” Se riflettiamo sono di noi stessi e dobbiamo spenderli bene al di là di ogni ragionevole dubbio, con coraggio. Paolo Sorrentino ci invita a non avere timore perché è l’amore che ci rende uomini. Il messaggio finale è ricco di speranza ed è quello che vorremmo accadesse in una società nuova che ponga finalmente al centro la nostra umanità.