Chi ha dedicato la propria vita al giornalismo finisce spesso per porsi una domanda fondamentale: siamo davvero liberi di informare oppure anche l’informazione, oggi, è soggetta a limiti e
condizionamenti?
È questo l’interrogativo che ha accompagnato per anni il percorso professionale della giornalista Sonia Sodano e che l’ha spinta a scrivere La libera informazione, edito da La Valle
del Tempo.
Probabilmente la scintilla decisiva è stata la vicenda di Julian Assange. Non tanto il desiderio di raccontarne semplicemente la storia, cosa che l’autrice fa con precisione e chiarezza, quanto quello di comprendere e far comprendere ciò che quella storia rappresenta. Assange, fondatore di WikiLeaks, è diventato il simbolo di una delle questioni più controverse del nostro tempo: il difficile equilibrio tra diritto all’informazione, trasparenza e ragion di Stato.
Per alcuni è un difensore della libertà di stampa, per altri un uomo che ha messo a rischio la sicurezza nazionale.
Ma è proprio questa ambiguità a renderlo una figura imprescindibile per riflettere sul significato della libertà di informazione.
Per Sonia Sodano Assange è, prima di tutto, un disobbediente. E viene spontaneo richiamare Oscar Wilde, secondo cui la disobbedienza rappresenta una delle virtù fondamentali del progresso. Come
il giornalista statunitense I. F. Stone, Assange ritiene che rendere pubblici i fatti sia il primo passo
per generare conoscenza, consapevolezza e, se necessario, protesta.
Uno dei maggiori pregi del volume è la capacità dell’autrice di attraversare discipline e periodi storici molto diversi senza mai perdere il filo del discorso. In poche pagine si passa dalla filosofia di
Ipazia alla cultura greca, dalla caccia alle streghe alla riflessione sul giornalismo contemporaneo, con riferimenti che spaziano dai fumetti al cinema, dalla filosofia alla psicologia.
È un mosaico ricco di citazioni e rimandi che resta sempre accessibile grazie a uno stile scorrevole e mai pedante.
Sodano ha anche il coraggio di proporre accostamenti che, a una prima lettura, possono sembrare arditi ma che trovano una loro coerenza. Il paragone tra Masaniello, il pescivendolo che guidò la
rivolta napoletana del 1647 contro la gabella sulla frutta, e Julian Assange è forse l’esempio più significativo. Secoli li separano, così come profondamente diversi sono i mezzi con cui agiscono:
Masaniello si ribella in modo istintivo a un’ingiustizia percepita dal popolo, Assange utilizza la
conoscenza, la tecnologia e l’informazione come strumenti di lotta. Eppure entrambi condividono
un obiettivo comune: rendere visibile ciò che il potere preferirebbe tenere nascosto.
La conclusione, tuttavia, è amara. La battaglia per la verità, ieri come oggi, rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. Assange, per poter tornare libero, ha dovuto accettare un accordo che
implicava l’ammissione di una responsabilità che molti ritengono non corrisponda al suo reale
operato.
Da qui la domanda che attraversa tutto il libro: quanto siamo davvero liberi di diffondere la verità? La risposta che emerge è tutt’altro che rassicurante. Anche l’Italia, nonostante le garanzie
previste dalle normative nazionali ed europee, continua a presentare criticità sul fronte della libertà di informazione.
Nel mare di riferimenti e approfondimenti costruito da Sonia Sodano ci si perde con piacere.
L’intento informativo è evidente, ma non scivola mai nel didascalico. L’autrice accompagna il lettore verso una riflessione complessa con uno stile coinvolgente, lasciando che siano soprattutto i
fatti e le connessioni tra essi a suscitare domande.
Ad arricchire ulteriormente il volume sono i riferimenti alla sua esperienza personale: il percorso di studi, la professione giornalistica e le passioni per il calcio e per il fumetto, elementi che
contribuiscono a rendere il racconto più autentico, credibile e umano.
La libera informazione è un saggio agile ma denso, capace di offrire numerosi spunti di riflessione senza rinunciare alla chiarezza espositiva.