
PH. MICHELE MAIKID LUGARESI
Il Jova Summer Party 2026 fa tappa all’ippodromo di Agnano ed è parte del progetto italiano de L’Arca di Loré. Questo viaggio musicale di Jovanotti è iniziato nel marzo 2026 in Australia, proseguendo attraverso festival e palcoscenici internazionali. Si tratta di un progetto in cui musica, viaggio, bicicletta, incontri, festa e scoperta si intrecciano per dar vita a un racconto unico.
Non un semplice tour estivo, dunque. E neppure la replica di una formula già sperimentata. Il Jova Summer è una nuova mutazione dell’idea di spettacolo dal vivo di Lorenzo: una grande festa itinerante che unisce la potenza di un concerto alla libertà di un festival, trasformando ogni tappa in una città provvisoria della musica.
«Ho messo insieme questa band per i Palajova perché volevo ripartire dalla musica – racconta Lorenzo Jovanotti– intendo la musica suonata dal vivo da mani esperte, da musicisti con talento e personalità. La ragione di tutto quello che sto facendo è la musica, l’energia della musica. Oggi sembra che per raccontare un concerto il dato più importante siano diventati i numeri, le cifre, i record, chi vende più biglietti. I numeri fanno parte di questo mestiere, ma arrivano dopo. Prima c’è la musica, c’è quello che succede sul palco, c’è la parte artistica, che è la ragione per cui siamo lì. Io mi sono innamorato della musica per quello che la musica fa accadere dentro di me e intorno a me, e non ho mai smesso di restare legato a questa cosa. É divertente per me sperimentare e inventare nuovi format spettacolari, soprattutto con una band come quella che mi accompagna adesso, dopo 56 palasport sentivo di avere appena cominciato il mio viaggio con questo gruppo di musicisti, e così, visto che coi palasport ci eravamo fermati a Roma abbiamo pensato di inventarci un’estate concentrandoci sulle isole e nel sud, dove non eravamo stati. L’ho chiamata L’Arca di Loré perché l’arca è il primo racconto biblico, il primo “mito”, che ci colpisce da bambini, e nonostante abbia a che fare con l’idea di una catastrofe incombente l’aspetto che emoziona è quello della salvezza, del riparo. della possibilità di un nuovo inizio. Dopo i primi scambi di idee mi hanno proposto un palco a forma di arca di Noé, io ho risposto con qualcosa di molto più leggero e fragile, una barchetta di carta. È la prima cosa che impariamo a costruire, partendo da un foglio di carta, e costruire è quello che fanno gli esseri umani, oltre che distruggere. Costruire, inventare, navigare, immaginare, partire, tornare, ricominciare, ballare».
LO SHOW
L’Arca non è soltanto il nome di una tournée. È un’immagine, un metodo e una dichiarazione d’intenti. È la possibilità di salire a bordo senza chiedere da dove si arriva, purché si abbia voglia di muoversi. È una casa che cambia continuamente panorama e che considera la curiosità non un’attitudine, ma una forma di resistenza.
Ogni sera il set di Jovanotti si apre con “L’Arca di Loré”, un original movie di circa cinque minuti, scritto da Lorenzo con Federico Taddia e Steve Polli e diretto da Lorenzo Jovanotti. Non un semplice video di apertura, ma uno spettacolo nello spettacolo, una vera soglia narrativa tra il villaggio, il festival del pomeriggio e il live serale. Al centro c’è la barchetta di carta, protagonista di un racconto poetico, avventuroso e commovente: un piccolo film costruito come una sorpresa per il pubblico e capace, in pochi minuti, di aprire il mondo dell’Arca.
Il corto è il risultato di mesi di lavoro e di un dialogo continuo tra creatività umana e intelligenza artificiale. L’AI ha reso possibile dare forma e movimento a immagini che fino a pochissimo tempo fa avrebbero richiesto produzioni enormemente più complesse e costose. Ma qui resta ciò che è: uno strumento, straordinario nelle sue possibilità, che senza una visione umana rischia semplicemente di moltiplicare la banalità e il già visto. È quando viene guidata da un’idea, da una sensibilità e da una coscienza creativa che mostra invece il suo potenziale più interessante.
Il film nasce dal lavoro di Steve Polli con Sugo Design e di Sergio Pappalettera con Studio ProDesign. Le musiche e il montaggio sono di Lorenzo e Christian “Noochie” Rigano, il sound design è di Pino “Pinaxa” Pischetola. Ad accompagnare il viaggio della barchetta sono anche le parole di “Bello mondo”, la poesia scritta e letta da Mariangela Gualtieri.
La costruzione dello show parte da un principio preciso: un grande concerto non è soltanto una successione di canzoni, ma una drammaturgia di energie, parole, immagini e cambiamenti di ritmo. Una struttura sufficientemente solida da sostenere la produzione e abbastanza libera da reagire a ciò che accade ogni sera.
Alla stesura dell’intero show Lorenzo collabora con Federico Taddia, proseguendo un dialogo creativo già sperimentato in molti altri progetti recenti.
Per l’impianto scenografico e la direzione artistica, Lorenzo rinnova la collaborazione con Sergio Pappalettera che, con Studio ProDesign, è compagno di viaggio creativo da oltre trent’anni e figura centrale nella costruzione dell’immaginario visivo di Jovanotti.
I visual sono affidati a Steve Polli e Sugo Design, che lavorano sull’incontro tra riprese live, grafica, contenuti originali e trasformazioni generate con l’AI in tempo reale. Lo schermo non è un semplice supporto alla visione del concerto, ma una superficie narrativa viva, capace di cambiare insieme allo spettacolo e al pubblico.
Il guardaroba di Lorenzo è realizzato custom da Maria Grazia Chiuri per Fendi. Con il genio creativo di Maria Grazia Chiuri, Jova torna a divertirsi nell’immaginare nuovi look, giocando con forme, materiali e colori pensati appositamente per la dimensione libera e spettacolare dei Party. Lo styling è curato da Nick Cerioni.
Il patrimonio visivo e tecnologico sperimentato con il PalaJova viene così portato in una dimensione nuova, aperta e festivaliera.
Nello show trova spazio anche una speciale intervista di Francesca Fagnani a Lorenzo: un dialogo capace di attraversarne alcune delle molte sfaccettature. Lorenzo ringrazia Francesca per l’affettuosa partecipazione al progetto.
Per ogni Party Lorenzo ha voluto anche una collaborazione con Treccani: per L’Arca di Loré 2026 è stato costruito un palinsesto di parole scelte tappa dopo tappa, da portare con sé, condividere con il pubblico e rimettere in circolo durante lo show.
LA BAND DELL’ARCA
Sul palco con Jovanotti c’è una band internazionale, capace di muoversi tra funk, afrobeat, soul, rock, elettronica, musica latina e cumbia. Un ensemble di fuoriclasse, la conferma della “J Street Band” che ha acceso le 54 serate sold out del PalaJova.
Una formazione che non si limita ad accompagnare Lorenzo, ma costituisce il cuore musicale dell’Arca: Saturnino, basso e amico fraterno di Lorenzo da oltre 35 anni; Adriano Viterbini, chitarra; Christian “Noochie” Rigano, tastiere elettroniche e synth; Franco Santarnecchi, pianoforte e tastiere analogiche; Carmine “B-Dog” Landolfi, batteria; Moris Pradella, seconda chitarra e cori; Micol Touadi e Jennifer Vargas, cori; Leo Di Angilla, ritmica; Kalifa Kone, alla sezione ritmica, polistrumentista capace di attraversare diversi strumenti della tradizione africana, dal djembe al balafon, dal tama al ngonì; Gianluca Petrella, trombone e direzione dell’intera sezione dei fiati; Camilla Rolando, tromba; Sophia Tomelleri, sax.
Musicisti storici e nuovi compagni di viaggio condividono la stessa regola: conservare il piacere della scoperta e il gusto della musica suonata, lasciando che l’improvvisazione e la relazione con il pubblico rendano ogni concerto unico.