Un lungo monologo incalzante e ritmato da suoni elettronici a la consolle di Francesco Giangrande, così il Mito continua la sua narrazione nel secondo appuntamento di Ecstatic Pompei, performance teatrali per la valorizzazione e promozione dei siti archeologico culturali dell’area vesuviana, produzioni inedite di Casa del Contemporaneo. In scena, su una delle suggestive terrazze della Reggia di Quisisana, sede del Museo Archeologico di Stabia, Gennaro Apicella nelle vesti piratesche del Dio Dioniso, con i suoi occhi di ghiaccio bollente, e il suo reiterare la parola ESSI porta lo spettatore dentro la storia, narrata nelle Baccanti di Euripide, di Penteo Re di Tebe che per arroganza nega i culti dionisiaci e imprigiona il dio stesso, da qui nascerà la sua sventura.
E il monito del Dio Dioniso a cui la madre Semele, raccontata nella precedente messa in scena, dice “non sarai mai come gli altri”, è quello di mostrare che la forza del dionisiaco non può essere contenuta, né tanto meno imprigionata, pena soccombervi come accade a Penteo ucciso, per errore dalla sua stessa madre Agave, perché scambiato per un Leone. Così la divinità si riprende sempre ciò che è suo sia nel caso del Toro bianco mai restituito da Minosse a Poseidone, e anche qui Dioniso – emerge come una crepa interiore, come il ritorno di un rimosso che rivendica il proprio spazio- così spiega il regista Rosario Sparno. I prossimi appuntamenti vedranno il dispiegarsi di questa storia attraverso il racconto di altri protagonisti, quali Tiresia e lo stesso Penteo, in altrettanti luoghi d’incanto della nostra area vesuviana.
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