In scena, al Teatro San Ferdinando di Napoli, L’amore non lo vede nessuno di Giovanni Grasso, con Stefania Rocca, Giovanni Crippa, Franca Penone, per la regia di Piero Maccarinelli; una co-produzione Compagnia Molière – Centro Teatrale Bresciano – Teatro Quirino di Roma – Teatro di Napoli (repliche fino a domenica 15 febbraio).
Tratto dall’ultimo romanzo di Giovanni Grasso, L’amore non lo vede nessuno è la sua terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione. Ogni martedì pomeriggio, in un anonimo bar, Silvia incontra un affascinante sconosciuto, Paolo, che ha visto per la prima volta al funerale di sua sorella Federica, morta in un incidente d’auto. Viene così a sapere che i due erano amanti. Così lei e Paolo fanno un patto: lui le promette di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica. Silvia, in cambio, si impegna a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore. Ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto, al punto da rivelargli i nostri più intimi segreti? L’amica Eugenia la mette in guardia ma Silvia, sempre più coinvolta, arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica, fra amori assoluti e giochi di potere. «È questo un giallo – spiega Maccarinelli – ma che c’entra Dio con un giallo? Da dove viene l’Amore? Se sapessimo rispondere a questa domanda, avremmo risolto il mistero della Vita.»
L’azione si svolge in due ambienti: il bar, dove avvengono gli incontri tra Silvia e Paolo; casa di Silvia, dove lei si confida e confronta con l’amica Eugenia. L’impianto scenico, disegnato dallo stesso Maccarinelli, rimanda a un’ambientazione anni Ottanta. Così, la narrazione si dipana in maniera abbastanza piatta e prevedibile, secondo questa continua alternanza di scene, seguendo uno svolgimento temporale lineare. Il disvelamento dei protagonisti avviene, così, in modo indolore, senza sobbalzi, senza scossoni. Una linea narrativa su più livelli temporali avrebbe forse giovato al ritmo dello spettacolo che, dopo le prime battute, si avvia stancamente verso la sua naturale conclusione. A risentirne è anche l’affiatamento dei protagonisti cui, proprio sotto finale, nel momento più “caldo” della vicenda, sembra mancare la giusta tensione erotica, il giusto desiderio. Tutto a scapito di un testo che, invece, in alcuni momenti risulta molto intrigante, che pone interrogativi interessanti sulla natura dell’essere umano e dei suoi sentimenti, sull’impossibilità di vivere appieno e con serenità rapporti sani. Dopo Roma e Napoli, lo spettacolo sarà a Brescia, Teatro Sociale, dal 17 al 22 febbraio.