L'attore sarà a teatro impegnato nello spettacolo Alibi al Repower di Milano

Foto Sabrina Cirillo
Francesco Luciani è uno dei giovani attori della fortunata serie Rai “Mare Fuori”. Classe 2001, Franceso – considerato una delle menti più oscure e manipolatrici all’interno dell’IPM – conquista il pubblico con la sua intensa interpretazione di Samuele Zago. Una prova attoriale, che dimostra quanto Luciani sia a tutti gli effetti una nuova promessa del panorama cinematografico italiano. In questa intervista esploreremo il suo personaggio nella serie e il suo percorso artistico.
Ricordiamo che è possibile vedere i 12 episodi della sesta stagione di “Mare Fuori” su Raiplay, mentre in tv andrà in onda ogni domenica a partire dal 12 aprile su Rai2.
Iniziamo dal principio, come ti sei avvicinato alla recitazione fino ad arrivare a Mare Fuori?
«Ho scoperto la recitazione a scuola. Era un periodo strano della mia vita e mi sono avvicinato al teatro per puro caso. In quell’occasione ho ricevuto dei complimenti dalla mia insegnante e da lì è partito tutto. Pian piano si è insinuata dentro di me l’idea di voler fare l’attore, iniziando a frequentare corsi di recitazione a livello amatoriale. Solo dopo aver finito la scuola sono andato a lavorare per pagarmi l’Accademia a Roma, poi da cosa nasce cosa, e questo è stato il percorso, molto semplice».
Cosa ricordi in particolare del provino?
«La prima cosa che mi viene in mente è Francesco Di Tullio, l’alto milanese della serie. Ci siamo conosciuti a Napoli per il provino di Mare fuori e abbiamo legato fin da subito, anche se non sapevamo di essere scelti. Parlando abbiamo scoperto di frequentare le stesse zone di Milano, di quel provino ricordo il legame che si è instaurato subito con lui.
Quando siete stati scelti è stata una bella sorpresa?
«Assolutamente sì, anche se un po’ me lo sentivo che ci avrebbero scelto, un sesto senso, motivato anche da questo incontro con Francesco. Stesso nome, stesse zone di ritrovo a Milano, tutto troppo perfetto per essere casuale, secondo me».
Il tuo personaggio è descritto come una delle menti più oscure e manipolatrici all’interno dell’IPM, un ragazzo milanese cinico e cattivo che crea scompiglio e disordini. Se dovessi analizzare il tuo personaggio in che modo lo descriveresti?
«Samuele è una persona prepotente, fiera di se stessa, ma in realtà sotto sotto credo che nasconda un grande timore e una bassa autostima nei suoi confronti. Di sicuro è una persona che riesce a farsi sentire, ad entrare di pugno in tutte le situazioni».
In che modo ti sei calato nei panni di Samuele? È stato complicato avvicinarti a questo ruolo?
«Ovviamente c’è stato tanto studio. In questa serie si raccontano cose vere, crude, storie belle, brutte, e nella recitazione, l’attore gioca sul set, quindi in realtà riesco a vederci sempre un divertimento in quello che faccio e mi entusiasma il poter rappresentare una cosa così oscura. Attraverso la recitazione si possono sfogare i nostri piccoli modi che abbiamo, ma che teniamo giustamente più repressi».
Nel tuo percorso troviamo anche Lorenza. Cosa rappresenta per te questo personaggio?
«Lorenza non è una luce per Samuele, lo è più per Federico in questa sesta stagione. Lorenza per Samuele non significa assolutamente nulla. Credo che Samuele abbia avuto un po’ una piccola luce quando è successo il fatto di Alina. Lì forse si è ritrovato davvero davanti a una situazione più grande di lui»
Secondo te ci sarà la luce per il tuo personaggio? Il Mare Fuori per Samuele c’è?
«Ovviamente stiamo parlando di un ragazzo giovane che ha fatto tanti sbagli ma la possibilità di fare un passo indietro c’è sempre. Per ora la vedo dura, mettiamola così, anche per come ci siamo lasciati, chissà cosa succederà. Non si sa ancora nulla voglio dire su quello che accadrà»
La serie “Mare fuori” per te è stata un trampolino di lancio. A quale progetto ti piacerebbe prendere parte in futuro?
«Non ho nessun limite anche perché sono ancora all’inizio della mia carriera, quindi sarebbe solamente controproducente. Vorrei tanto fare un qualcosa di diverso da Samuele, per sperimentare le mie doti da attore e per vedere appunto in quali acque mi so muovere. Il cinema sarebbe il mio più grande sogno, però non mi precludo niente».
È stato complicato integrarti in un set già avviato e in particolar modo con un cast prevalentemente composto da attori napoletani, i cui personaggi parlano in napoletano?
«Il primo anno devo dire che ho fatto veramente fatica per quanto riguarda il napoletano, perché ovviamente, essendo un milanese doc a volte mi perdevo nei discorsi e spesso mi ritrovavo a dire: scusa non ho capito. Forse mi sono fatto odiare da alcune persone, però non è colpa mia. Per quanto riguarda l’ambiente, mi sono trovato benissimo già dal primo giorno dei provini, con il regista, la casting director, e con alcuni attori si è formato subito un gruppo anche perché siamo tutti ragazzi più o meno coetanei, con ancora lo stesso fuoco dentro. Quindi ci sosteniamo a vicenda».
Con chi di loro hai legato particolarmente?
«Francesco Di Tullio e Alfonso Capuozzo, Federico e Simone nella serie. Con loro due è nata una vera e propria amicizia, che ci porta a sentirci tutti i giorni».
Puoi raccontare un aneddoto curioso che è capitato appunto sul set?
«Ti posso dire che io ho fatto le ultime tre settimane di set con le stampelle perché ho avuto un problema alla schiena, non sul set ovviamente. Lo scorso agosto ho rischiato un’operazione alla colonna vertebrale, che alla fine sono riuscito ad evitare, però ho fatto le ultime tre settimane in un modo non piacevole».
Cosa fai nel tempo libero quando non sei sul set?
«Continuo a studiare. Sono una persona che ama fare esperienze diverse tutti i giorni, quindi cerco di non avere una quotidianità. Poi ovviamente ho i miei appuntamenti tra vari corsi di teatro, perché bisogna sempre studiare. Quello che cerco di fare sempre è di parlare con più persone possibili, leggere e stare in contatto con la natura, in mezzo ai prati mettiamola così».
In questo periodo stai lavorando a qualche altro progetto?
«Ho un progetto a teatro che sarà in scena il 16 e 17 maggio al teatro Repower di Milano. Farò parte del cast di questo spettacolo dal titolo “Alibi”, un musical di beneficenza con il tema dell’HIV. In scena ci sono 150 performer all’incirca tra ballerini, cantanti e attori e io sarò uno di questi. La storia è un giallo comico e parla di un omicidio, però tutto in chiave comica, molto leggera».
Ti è piaciuto lavorare a questo progetto teatrale?
«Non vedo l’ora di salire sul palco. Mi sono innamorato di questo progetto da spettatore, quindi, quando ho ricevuto la proposta è stato davvero incredibile. Pur non conoscendo il testo di questo nuovo spettacolo, non ho esitato ad accettare, proprio perché ho avuto un’ottima impressione quando li ho visti sul palcoscenico».
Per te è la prima volta a teatro giusto?
«No, in realtà sono già stato a teatro, perché da ragazzo dopo aver scoperto il teatro a scuola ho organizzato con alcuni miei amici degli spettacoli amatoriali. Affittavamo una sala e a volte le occupavamo abusivamente per fare questi spettacoli e chiamavamo familiari, amici. Quindi un po’ l’ambiente lo avevo già annusato».
Cosa ti aspetti dal futuro? Che cosa sogni per te?
«Vorrei avere la fortuna di poter continuare a fare questo lavoro e soprattutto rifarlo all’estero. Dico fortuna perché è anche questione di fortuna come in tutto, è questione di impegno, di sacrificio ma è tanta questione di fortuna e dei classici pianeti che si allineano, quindi spero che questa cosa accada e spero di lavorare all’estero. L’ambiente europeo mi attira molto, anche più di quello americano, ma non escludo neanche quello».