«Ogni figlio nato sulla Terra è il figlio di tutte, di tutti» Viola Ardone
Dopo la Trilogia del ‘900 costituita dai romanzi Il treno dei bambini (2019), da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Cristina Comencini, Olivia Denaro (2021), diventato anche uno spettacolo teatrale di grande successo con Ambra Angiolini e Grande meraviglia (2023), Viola Ardone è nelle librerie con Tanta ancora Vita (Ed. Einaudi, Collana Stile Libero, pag. 320), raccontando il nostro presente.
Il romanzo ha tre protagonisti: Kostya un bambino ucraino di dieci anni, sua nonna Irina e Vita piegata dal dolore per la perdita del suo unico figlio. L’incontro di queste tre solitudini genera un’opera dove l’amore, coniugato in tutte le sue forme, pervade ogni pagina costringendo il lettore a considerazioni amare sui nostri tempi difficili attraversati da odio e divisioni. E la guerra si insinua prepotentemente nella vita dei personaggi e in ogni pagina del romanzo con la sua violenza e il suo orrore.
Kostya si mette in viaggio dall’Ucraina per raggiungere sua nonna Irina che lavora come domestica, a Napoli, nella casa di Vita. Nello zainetto ha la foto di sua madre, mai conosciuta, poco cibo ed un indirizzo. Suo padre Roman si è arruolato volontario per difendere l’Ucraina dall’invasione russa. Tra mille difficoltà il bambino approda a casa di Vita che ha perso suo figlio, appena ventenne, in un incidente stradale e che trascorre le sue giornate con la sola compagnia di Irina e della depressione a cui lei ha dato il nome Orietta. Irina ha imparato l’italiano leggendo la Divina Commedia e parla come un poeta del ‘200. Kostya costringe Vita a prendersi cura di lui e quando Roman viene dato per disperso, Irina torna nel suo Paese con l’intenzione di cercarlo. D’impulso Vita decide di raggiungerla e di aiutarla in compagnia di Kostya che le rivela un segreto: il padre è scappato dal fronte per rifugiarsi in un luogo sicuro, noto soltanto ad entrambi. Riusciranno a ritrovare Irina e Roman? Soltanto nel tentativo di salvare qualcuno, possiamo provare a salvare noi stessi.
Anche questa volta Viola Ardone ci regala una storia intensa che colpisce il lettore.
Riteniamo che la difficoltà maggiore la scrittrice l’abbia trovata nel rendere credibile il linguaggio dei personaggi, adattandolo alle esigenze narrative e letterarie. Non è stato facile pensare e scrivere come un bambino e neppure restituire sulla carta i pensieri e le emozioni di Irina che volutamente vuole rimanere legata alle sue radici e alla propria identità culturale. E poi Vita che racconta la perdita di suo figlio, le giornate fatte di solitudine e di angoscia a causa di Orietta e infine quello slancio amorevole verso Kostya che prende nel suo cuore il posto del figlio. Anche le descrizioni del suolo ucraino minacciato dai bombardamenti russi sono ben scritte e vive facendoci comprendere, ancora una volta, come la Storia purtroppo si ripeta e come la guerra sia crudele e violenta.
Tanta ancora Vita ha delle pagine stupende, ricche di poesia e di umanità.
Viola Ardone, come nei precedenti romanzi, rende l’incontro tra i personaggi un’arma potente, capace di sconfiggere la solitudine e di ricostruire la speranza.