Perduto è questo mare è l’ultimo romanzo di Elisabetta Rasy, finalista al Premio Strega 2025. (Ed. Rizzoli-Collana La Scala-pag.234)
Ecco come il critico letterario e saggista Giorgio Ficara ha sostenuto la candidatura della nota scrittrice romana: «É un libro straordinariamente composito in cui l’arte del ritratto, l’affresco memoriale e la riflessione, sottilissima, su un’epoca difficile, si legano in un dettato originale. Due personaggi, un padre sognatore, allegro, sventato, inconcludente, evanescente e a suo modo funesto e un amico intelligentissimo, Raffaele La Capria, tengono la scena. Se il padre, aviatore sotto il fascismo, poi avvilito fainéant nella Napoli del dopoguerra, rappresenta una specie di fatale sottrazione nella vita della figlia, l’amico scrittore, uno dei sommi del nostro tempo, è il di più di spirito,di stile e ispirazione cui ogni vita ambirebbe».
Napoli, anni ’50. Una città ancora devastata dalla guerra e ferita a morte a causa della speculazione edilizia denunciata dal film Le mani sulla città di Francesco Rosi al quale l’autrice del romanzo fa costante riferimento.
Una ragazzina viene allontanata dall’affetto paterno a causa della separazione dei genitori riparando nella capitale. Nelle stanze della memoria si fa strada oltre al ricordo del padre, quello vivo, costante e doloroso del suo grande amico Raffaele La Capria. Della stessa generazione i due uomini hanno avuto percorsi di vita diversi. Lello, il padre, è rimasto intrappolato nella sua solitudine, in un sonno profondo e non corroborante mentre Raffaele, il noto scrittore, marito dell’ attrice Ilaria Occhini, lo ha realizzato nei suoi libri. Eppure i due uomini sono accomunati non solo dallo stesso nome di battesimo ma anche da quel sentimento di amore e odio rivolto a Napoli forse respinti dalla stessa città che esercita su di loro fascinazione mista a sconforto e desolazione. Chi può si allontana non senza sofferenza, la stessa che forse provano coloro che sono rimasti. Riecheggia quasi in ogni pagina il Fuitevenne di Eduardo. Ma la nostalgia di Napoli e soprattutto quella del suo mare prende il sopravvento. Le acque cristalline di Posillipo, della Gaiola o quelle che lambiscono con dolcezza il severo Palazzo Donn’Anna dove ha vissuto La Capria per diversi anni, vengono descritte magistralmente dall’autrice tanto che possiamo considerare Napoli e il suo mare il quarto e non ultimo protagonista del romanzo.
Il mare non è affatto perduto perché è vivo e vitale nella memoria di chi lo ha vissuto, di chi si è tuffato e a larghe bracciate ha raggiunto la riva, di chi ne sente il profumo di salsedine e il suono delle onde, di chi guarda l’orizzonte scoprendone l’immensità. Raffaele si lancia dalla barca a 86 anni, Lello dà una spinta a sua figlia che cade in acqua realizzando così il suo primo tuffo a cui ne seguiranno tantissimi altri per aver vinto la paura.
Perduto è questo mare è un libro bellissimo, scritto in modo elegante e suggestivo. E’ un romanzo di formazione al femminile che mette sullo stesso piano l’affetto filiale e il sentimento potente dell’amicizia. I riferimenti letterari sono precisi e funzionali alla narrazione: il rapporto tra Enea ed Anchise nell’Eneide di Virgilio, La lettera al padre di Franz Kafka con i suoi rimpianti e rimorsi, la produzione letteraria di Raffaele La Capria. Un libro da leggere, subito.