“Chisciò e Panza” di Rosalba Di Girolamo, anche interprete con Enzo Attanasio in scena al Teatro Elicantropo di Napoli fino a domenica 16 novembre.
Chisciò un idealista, personaggio distante dai miti di infallibilità irreali, e Panza personaggio pratico e realista sono 2 personaggi usciti dalla penna
di Cervantes, ma che Rosalba Di Girolamo ha fatto suoi, riadattando il celebre testo.
“Il mondo ha bisogno di cavalieri erranti” è la frase che apre e chiude lo spettacolo e rappresenta nel suo significato più profondo l’ essenza del
testo.
Infatti Chisciò, resta coinvolto con il fido scudiero in una serie di tragicomiche avventure che lo portano a scontrarsi con la dura realtà. Il
suo nobile proposito è quello di voler cambiare il mondo, di aiutare gli altri, di ribellarsi alle ingiustizie.
Chisciò rappresenta l’ uomo moderno che vede i suoi sogni infrangersi di fronte alla spietata realtà. Una società, quella del Seicento, molto simile a
quella attuale che stiamo vivendo, permeata da aridità, materialismo sfrenato e caduta verticale dei valori.
Questo è allora il prezzo che bisogna pagare ad essere idealisti e sognatori? La ribellione contrapposta alla passiva e cieca obbedienza ha
sempre un costo molto alto, ma ribellarsi è nell’ indole umana, anche se oggi sembra che sia diventato un modus vivendi quasi proibito, con il
serio rischio di essere emarginati e additati come strani e impopolari.
Chisciò ci esorta a sognare, a resistere contro la rassegnazione per combattere l’ annichilimento , l’indifferenza, e l omologazione, il potere
smodato, i falsi miti, le menzogne spacciate per verità, l’apologia della guerra, la grandeur del popolo americano.
Per Chisciò il sogno è rappresentato in maniera metaforica da Dulcinea e dall’ isola che non c’è.
Non si può rinunciare ai propri ideali , se ci crediamo fermamente!
La convinzione che le tematiche trattate da Cervantes nel Don Chisciotte siano ancora di attualità, ha spinto Rosalba Di Girolamo a riproporle nel suo spettacolo, adattandole agli eventi drammatici che stiamo vivendo (in
primis le guerre), con l’ intento di scuotere le istituzioni preposte dall’ assordante silenzio in proposito.
Il lavoro di riscrivere il testo per la Di Girolamo è stato un percorso molto articolato e complesso.
Difficoltà nate perché il Don Chisciotte è un testo molto conosciuto , la cui materia profonda presenta molti livelli di lettura
e di interpretazione.
L’ autrice e interprete ha cercato di andare oltre il racconto in sé e di interpretarlo secondo la sua sensibilità alla luce dei
fatti e delle criticità della nostra società che sono sotto gli occhi di tutti per la loro drammatica escalation.
Ne nasce un racconto rivelatorio che conferma il teatro nella sua primaria missione di occhio critico sulla realtà contemporanea.
Infatti con le “arti e con le armi si può governare il mondo”, anche se oggi purtroppo si preferisce farlo con le armi.
Di Girolamo affiancata dal bravo Enzo Attanasio ci fa toccare con mano una umanità sospesa tra ironia e disperazione nel riuscito tentativo di
rappresentare la complessità della condizione umana , perennemente in bilico tra aspetti leggeri e momenti di tristezza e di introspezione.
La Di Girolamo ancora una volta in questa prova d’artista si conferma sincera, diretta, rimanendo fedele alle linee guida che la caratterizzano da
sempre, scegliendo un testo che ci induce alla riflessione più profonda, spaziando da ruoli drammatici (che le sono congeniali) a registri di
recitazione più leggeri , ma non meno impegnativi.
Da vedere.

