É nelle sale Anna, un film scritto, diretto ed interpretato da Monica Guerritore alla sua prima regia. La donna del titolo con il nome palindromo è la Magnani , la più grande attrice italiana, Nannarella o Mamma Roma per i romani , prendendo in prestito il titolo del film di Pier Paolo Pasolini girato nel 1962. Già l’attribuzione di più nomi legati anche ai suoi personaggi più iconici, e ci riferiamo alla Pina di Roma citta aperta o alla Maddalena Cecconi di Bellissima ne sottolineano la complessità e le innumerevoli sfaccettature. Nella introduzione del bel libro di Patrizia Carrano dedicato all’attrice romana dal titolo La Magnani ,Biblioteca Universale Rizzoli, Collana Documenti BUR, 1986, Federico Fellini scriveva:” Guardo sempre con un misto di incredulità e di meraviglia chi si accinge a scrivere una biografia [ N.d.r Nel nostro caso un film]a raccontare la vita di qualcuno realmente esistito, col proposito di andare oltre la collezione di episodi, aneddoti, testimonianze più o meno compiaciute, ricordi, storie, storielle , date e cronologie. Tentare di afferrare , di catturare il senso di un’esistenza mi sembra un’impresa molto ambiziosa e disperata, soprattutto quando si tratta di un’attrice , di un personaggio pubblico sul quale ciascuno ha già costruito e inventato una sua personale biografia intrecciata di persona e personaggio[…].Invitato a parlare di Anna Magnani , a fornire una testimonianza obiettiva della sua persona, finisco per trovarmi sempre in difficoltà[…]in fondo per me Anna rimaneva una creatura sconosciuta e misteriosa”. Monica Guerritore si sarà trovata nelle stesse condizioni di Fellini. Guardando il film abbiamo ammirato il suo grande sforzo nel delineare i tratti salienti di una personalità immensa e sfuggente e le siamo debitori per aver acceso i riflettori sulla più grande attrice italiana.
E’ la notte del 21 marzo 1956. Anna Magnani vaga tra le strade di Roma per dar da mangiare ai suoi amati gatti randagi. Farà rientro a casa alle prime luci dell’alba e saprà di aver vinto l’Oscar come migliore interprete femminile per il personaggio di Serafina nel film La rosa tatuata, regia di Daniel Mann, tratto dall’omonimo dramma di Tennessee Williams. Sembra strano, ma da quel preciso momento la carriera della Magnani subirà battute d’arresto e difficoltà sempre più evidenti. Per l’epoca è anziana a rivestire il ruolo di Cesira ne La ciociara di De Sica dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, ruolo affidato a Sophia Loren che vincerà per la sua interpretazione l’Oscar nel 1962. La corrente cinematografica del neorealismo si è esaurita come il suo rapporto amoroso con Roberto Rossellini a causa di Ingrid Bergman. Gli amici le consigliano di frenare il suo carattere irruento e poco propenso alla diplomazia spingendola ad accettare proposte di lavoro non sempre in sintonia con la sua grandezza di attrice. La malattia del figlio Luca affetto da poliomielite la devasta. Monica Guerritore interpreta tutto questo con una bravura davvero eccezionale. E’ impressionante la somiglianza fisica con la Magnani soprattutto nello sguardo offuscato dalla malinconia e dalle lacrime. Monica è Anna anche nelle movenze, nella postura, nella voce urlata o sussurrata, nelle rare risate piene e dal suono argentino, negli abbracci prolungati, nelle poche e svogliate carezze. Monica-Anna è tutto questo e anche di più, senza mai scadere nell’imitazione. La Guerritore riesce a riportarci indietro nel tempo e a fare la conoscenza di personalità che hanno fatto la storia del cinema: Roberto Rossellini, Suso Cecchi D’ Amico, Ingrid Bergman, Carlo Ponti,Federico Fellini, Alberto Moravia, Ferruccio Ferrara , Tennessee Williams, Carol Levi la sua agente , la fedele Ada… E poi la gente del suo quartiere, quella più genuina, più vera che l’ha accompagnata dandole l’ultimo saluto il 28 settembre 1973.
L’ultima apparizione in un film Anna Magnani la deve a Federico Fellini. É apparsa per un breve ma folgorante momento in Roma. La voce inconfondibile del Maestro: «Questa signora che rientra a casa, costeggiando il muro dell’antico palazzetto patrizio è un’attrice romana :Anna Magnani, che potrebbe anche essere il simbolo della città». La Magnani risponde ridendo: «Che sò io?». Fellini risponde: «Una Roma vista come lupa e vestale, aristocratica e stracciona, tetra e buffonesca. Potrei continuare fino a domattina!». Anna risponde: «A Federì, va a dormì».
Questo dialogo non lo troviamo nel film. Compare principalmente una donna fiera ma stanca e malinconica sebbene amante della vita. Forse il vero volto di Anna Magnani.