Cito testualmente che penso sia un manifesto importante per fotografare al meglio questo disco: «Le mie canzoni nascono da un’esigenza di comunicare sensazioni ed emozioni che espresse a parole risulterebbero essere riduttive e che comunicate con il solo ausilio della musica strumentale sarebbero, allo stesso tempo, incomplete. Scriverle è ogni volta una gran fatica, ma anche un’immensa gioia, come fosse una sorta di necessità a cui non posso sottrarmi. Il tempo dedicato a creare una canzone è tempo utile per ascoltare me stessa, i desideri, le sensazioni, le paure e le difficoltà nell’esternare pensieri inerenti determinate tematiche» G. Caserta.
Eccolo “Oltre”, il primo disco di Greta Caserta, un lavoro di quel pop velato e colorato a pastello, canzoni di vita dentro cui si dipanano le mille facce di una stare al mondo che diviene sempre più contemplativo che rivoluzionario. È un passeggiare leggero senza mancare di consapevolezza…
Italiano e inglese. Come hai scelto la lingua da associare ai vari brani?
Di solito scelgo una lingua piuttosto che un’altra quando ho già una melodia strutturata, cioè quando nasce prima la melodia del testo. Se le frasi sono corte, propendo per l’inglese (bastano poche parole per una frase di senso compiuto). Se invece ho frasi più lunghe, uso l’italiano.
Oltre: una parola importante. Per te cosa significa per davvero?
Oltre i limiti, le paure, le aspettative. Oltre la zona di comfort in cui siamo soliti sostare. È un termine ampio che abbraccia molte accezioni.
E se ti dicessi che questo disco è pieno di “silenzio”? Cosa mi rispondi?
È vero, sono brani in cui i momenti di silenzio hanno un ruolo importante. I silenzi sono musica anch’essi e la “tensione-sospensione” che si crea in quei momenti mi piace.
Parli di esigenza. Parliamo spesso di urgenza anche. Parli di emozioni… noi invece parliamo spesso di “sentire”. Questo disco, col senno di poi, a quale bisogni risponde?
È da tanto tempo che desideravo pubblicare le canzoni più rappresentative inerenti varie fasi della mia vita e volevo che si avvicinassero il più possibile al mio “sentire”. Ecco perchè ho scelto arrangiamenti per quartetto d’archi e pianoforte. La dimensione perfetta per dare vita alle sfumature che avevo dentro.
Bella questa copertina… manifesto di vita secondo me. L’imprevedibilità, la forza… ma anche la resa…
È un’immagine che richiama leggerezza, delicatezza, ma anche vita (la linfa che scorre) e la voglia di aprirsi agli altri, alla luce che arriva da fuori.