Il Teatro Nuovo di Napoli rialza il sipario, per l’avvio della stagione 2025/26, su Crisi di Nervi, tre atti unici di Anton Čechov nell’adattamento di Carlo Bellamio e Peter Stein, che ne firma anche la regia; con Maddalena Crippa, Alessandro Sampaoli, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Alessandro Averone, Emilia Scatigno; una produzione Tieffe Teatro (repliche fino a domenica 2 novembre).
A comporre questo gustosissimo divertissement sono L’Orso, I Danni del Tabacco e La Domanda di Matrimonio, tre “scherzi scenici”, come li definì Čechov stesso, i “drammi più piccoli del mondo” ispirati alla commedia francese. Scritti fra il 1884 e il 1891, a nemmeno trent’anni, in seguito all’insuccesso delle sue prime opere, con il proposito di non scrivere mai più per il teatro drammatico, ma solo vaudeville, essi rappresentano dei piccoli, straordinari capolavori, intrisi di sarcasmo, divertimento, accesa follia. Così freschi e originali da informare su di sé generazioni di autori teatrali (si pensi solo ai De Filippo della Compagnia di Teatro Umoristico, per arrivare ai contemporanei ultra-celebrati Sei Pezzi Facili dell’indimenticato Mattia Torre) e da divertire ancora oggi le platee di tutto il mondo. «Nelle tre opere esemplari che presentiamo – spiega Peter Stein – i personaggi di volta in volta si fanno prendere da crisi di nervi, si ammalano, sono preda di attacchi isterici o litigano in continuazione fra loro. L’estrema comicità, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato». Si tratta di situazioni paradossali in cui nulla di ciò che si prefiggono i malcapitati personaggi va come dovrebbe, lasciandoli in balìa del caso o – meglio – del caos. Così un ufficiale dell’esercito dai modi rozzi, definito L’Orso, finisce per innamorarsi perdutamente della vedova da cui esige l’estinzione del debito contratto dal marito; un conferenziere improvvisato, obbligato a tenere una lezione su I Danni del Tabacco (sostanza dalla quale è – tra l’altro – dipendente), si riduce a mettere in piazza i disastri della sua vita coniugale; un giovane pignolo e pieno di fisime si decide a fare La Domanda di Matrimonio a una giovane donna più pignola e dura di lui, finendo per litigarci ferocemente, con la benedizione del padre di lei.
Alla ragguardevole età di ottantotto anni, Peter Stein, il pluripremiato regista tedesco, tra i più innovativi e autorevoli nel panorama mondiale del Novecento e oltre, decide di rimettersi in gioco con un trittico comico e umoristico di altissimo livello. Lo fa con la stessa compagnia italiana che ha trionfato, negli ultimi due anni, sui palcoscenici di tutta la penisola con Il Compleanno di Harold Pinter, in nome di una continuità creativa collettiva che non delude. Tutto lo spettacolo, infatti, è costruito come un crescendo rossiniano di tensione e comicità che lo rende moderno (seppure nei bei costumi disegnati in maniera filologica da Anna Maria Heinreich) e agile (come suggeriscono pure le scene di Ferdinand Wӧgerbauer). All’acme della tensione drammatica esplode – sempre, incontrastata, – la follia che storce i lineamenti dei personaggi come uno specchio deformante, li caricaturizza, ridicolizza, e ci fa ridere pensando a quanto ci sono prossimi nel momento in cui ci prendiamo troppo sul serio. Un gran bel lavoro di concerto tra regia e attori, tutti egualmente bravi – a cominciare dalla Crippa – sia nelle parti corali che negli assoli. Una menzione speciale va fatta, comunque, ai giovani Alessandro Averone ed Emilia Scatigno per il grande lavoro fisico sui personaggi. Da vedere.