“Edipo Re” di Sofocle in scena dal 16 al 18 gennaio al Teatro Instabile di Napoli, prodotto da Talentum Production in collaborazione con l’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema, con la regia di Gianmarco Cesario.
Considerata già da Aristotele la più perfetta macchina tragica, Edipo Re è uno dei testi fondativi della cultura occidentale. Nei secoli il suo protagonista è diventato un archetipo universale, attraversando filosofia, psicoanalisi e teatro, da Freud a Brecht, fino alle innumerevoli messe in scena contemporanee.
In scena un cast numeroso e corale:
Gianni Sallustro, Mario Brancaccio, Simona Esposito, Nicla Tirozzi, Vincenzo Merolla, Ciro Pellegrino, Tommaso Sepe, Stefania Vella, affiancati dal coro composto da
Enrico Annunziata, Raffaele Karol Avino, Alessandro Cariello, Aurora Capasso, Chiara Catapano, Pasquale D’Antuono, Chiara Esposito, Domenico Nappo, Roberta Porricelli, Lea Romano, Pasquale Saviano, Manuela Ambrosio, Luciana Annunziata, Antonella Miranda.
La regia di Gianmarco Cesario propone una rilettura originale e fortemente simbolica: l’azione è ambientata nel mondo gitano, scelta drammaturgica che riporta il mito alla sua dimensione più arcaica, popolare e rituale. Una comunità nomade, segnata dall’emarginazione e dalla trasmissione orale del sapere, diventa il terreno fertile in cui la tragedia di Sofocle si rinnova.
«Ritorno a questo testo dopo sette anni – spiega Cesario – con un impianto registico totalmente diverso, che nasce dall’incontro con i grandi personaggi tragici della letteratura teatrale, da Medea a Otello. Edipo è un uomo in fuga da un destino inevitabile, un figlio del vento, senza patria, la cui identità è un enigma».
In questa versione di “Edipo re” Laio e Giocasta sono i capi carismatici di una comunità errante, custodi di tradizioni e superstizioni antiche; il corifeo si trasforma in un coro di anziane donne gitane che predicono il destino attraverso canti, gesti e tarocchi; Tiresia assume la figura ambigua e sacrale di uno sciamano, sospeso tra maschile e femminile, tra visione e oscurità.
La messa in scena recupera così la forza rituale della tragedia: uno spazio circolare, un racconto attorno al fuoco, dove il mito prende vita tra danze, percussioni, polvere e suoni primordiali. Sacro e profano, corpo e destino, reale e oracolare si fondono in un linguaggio scenico potente e viscerale.
Accanto ai grandi temi del destino, della verità e della responsabilità individuale e collettiva, lo spettacolo pone l’accento sulla figura di Giocasta, donna centrale nella tragedia: madre, moglie e regina, simbolo di equilibrio affettivo e morale in una società dominata dagli uomini. Un personaggio che consente un dialogo diretto tra la condizione femminile dell’antichità e quella del presente.
Edipo Re diventa così un’esperienza teatrale vissuta come rito collettivo, capace di parlare anche alle nuove generazioni, stimolando riflessioni etiche e civili attraverso il linguaggio simbolico della scena e l’attualizzazione di uno dei miti eterni del teatro.