La frase posta ad esergo fu pronunciata da Charles De Gaulle nel 1968 dopo un mese di contestazioni, proteste, occupazioni di scuole ed atenei per sottolineare che era giunto il tempo di lasciare le piazze e tornare a studiare. La stessa frase è il titolo del riuscito romanzo di Dario Ferrara (ed. Sellerio, pag. 470, vincitore del Premio Flaiano per la narrativa nel 2023).
Il protagonista del romanzo è Marcello Gori, un trentenne irrisolto che ha fatto propria la frase di Italo Calvino nel Visconte dimezzato: «Alle volte uno si crede incompleto, ed è soltanto giovane». Non fa nulla, meno che mai occuparsi del bar di famiglia come vorrebbe suo padre. Insomma è un vitellone viareggino, di felliniana memoria. Ha una fidanzata di nome Letizia e un gruppo di amici sfaccendati come lui. Per puro spirito di contraddizione partecipa ad un concorso e vince una borsa di studio in Lettere. Il professore Sacrosanti gli affida come tesi uno studio sulla vita e le opere di un terrorista morto in carcere, un certo Tito Sella i cui scritti le Agiografie infami e la Fantasima, sono conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Man mano che Marcello approfondisce la sua conoscenza comprendendone il pensiero e l’humus nel quale Sella ha maturato la formazione della cellula terroristica Ravachol, compie una sorta di identificazione con Tito e si manifesta una critica feroce e beffarda al paludato mondo accademico: lotte di potere, intrighi, ingiustizie perpetrate nel dispensare incarichi prestigiosi all’interno dell’Università, lodi e critiche feroci al lavoro svolto, l’acribia necessaria nello svolgere una ricerca nonché le difficoltà a reperire le fonti. Il romanzo termina con il classico colpo di scena inaspettato e crudele.
La ricreazione è finita, per ammissione dello stesso autore, si compone di tre parti ciascuna scritta con la necessaria ironia, rasentando toni spesso esilaranti e beffardi. Nel narrare lo spaccato degli anni di piombo Dario Ferrari dà il meglio di sé a partire dalla descrizione dei componenti della cellula sovversiva Ravachol in omaggio all’anarchico francese Clèment Duval noto come appunto Ravachol (1859-1892) che fu protagonista di una serie di attentati dinamitardi negli anni ’90 del XIX secolo. Fra tutti spiccano Tito Sella e un certo Barabba che in un primo momento viene identificato come una spia. C’è da sottolineare che Tito Sella non è mai esistito, anche se, ne siamo certi, molti lettori avranno cercato sue notizie in rete. Anche gli altri personaggi che compaiono nel romanzo sono ben delineati a partire dai genitori di Marcello, proseguendo con Letizia che si contrappone al protagonista per la regolarità e la passione dimostrata nello studio della medicina, Tea incontrata alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, moderna e volitiva e Carlo anch’egli studente -modello che soccomberà all’ennesima ingiustizia perpetrata nei suoi confronti.
La ricreazione è finita è un romanzo intelligente, ben scritto, ironico, da leggere. E insieme al critico letterario Antonio D’Orrico affermiamo, senza ombra di smentita, che esso è uno dei più bei romanzi dei nostri tempi.