Il Teatro Bellini di Napoli ospita fino al 26 ottobre lo spettacolo “Donald – Storia molto più che leggendaria di un Golden Man” di e con Stefano Massini, scene di Paolo Di Benedetto, disegni luci di Manuel Frenda, costumi di Elena Bianchini, le musiche di Enrico Fink eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni ,Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa. La produzione dello spettacolo è della Fondazione Teatro Della Toscana. Il monologo è tratto dall’omonimo libro (Ed. Einaudi, Collana Supercoralli, pag.224).
Ecco come lo stesso Stefano Massini presenta lo spettacolo in un video postato in rete dal Teatro Bellini: «Donald John Trump è probabilmente l’uomo più potente sul pianeta Terra. La sua storia è letteralmente incredibile. É una storia che ho incominciato a studiare otto anni fa quando vinse le prime elezioni per il presidente degli Stati Uniti d’America ed è una storia che mi ha colpito tantissimo. Una storia tutta da raccontare, una storia che è proprio bella da raccontare: appassionante, divertente, tragicomica, drammatica, paradossale e che non può non risultare avvincente quando la racconti. La storia di questo bambino che cresce nel culto di se stesso e che coltiva tutta la propria vita nell’ambizione di fare sempre qualcosa di più rispetto a ciò che gli altri hanno fatto fino a quel momento. Si racconta che la vita di ogni essere umano più o meno sia la somma di 10 minuti, solo 10 minuti che sono la somma di quei momenti in cui accade qualcosa in cui realizzi, concepisci capisci, intuisci qualcosa. Ecco, questo spettacolo è la storia di quei 10 minuti nella vita di quest’uomo leggendario, un uomo che definisce se stesso Golden Man. Perché? Perché l’oro è l’unico elemento che in chimica non si lega a nessun altro elemento. Rimane sempre se stesso, non cambia mai. Si affianca agli altri ma non recepisce niente degli altri, rimane sempre se stesso. É una cosa agghiacciante ma al contempo degna di essere raccontata».
Chi è davvero Donald J. Trump? Come ha trascorso l’infanzia? Quali le sue ambizioni? Quale il volto dell’America che si nasconde dietro l’arroganza e la protervia di quest’uomo che ama il potere assoluto al pari di un monarca e pretende che tutti si sottomettono alla sua volontà ? Il monologo di Stefano Massini cerca di dare una risposta esauriente ai tanti interrogativi che si affacciano alla mente su uno dei presidenti degli Stati Uniti d’America più controverso e decisivo di sempre.
Sono le 12.37 del 14 giugno 1946. A Jamaica Estates nel Queens, sobborgo di New York, nasce Donal da Fred e Mary Macleod. Il cognome originario della famiglia era Trumpf che in tedesco vuol dire carta vincente o risorsa preziosa. I suoi nonni paterni preferiscono affermare una discenza da antenati svedesi e non tedeschi per allontanare dalla famiglia qualsiasi associazione con la Germania nazista. Se non si fa luce su Trump prima di Trump non si possono comprendere le ragioni del suo successo e una sorta di fascinazione che ha investito il popolo americano tanto da renderlo per ben due volte l’uomo più potente della Terra, inquilino privilegiato della White House.
Fin da piccolo Donald aveva capito il potere e il fascino del denaro vedendo nel padre un faro, noto e spregiudicato immobiliarista di New York. Una lettera scritta con tono bonario dal preside della scuola da lui frequentata la dice lunga sulle sue capacità di far moltiplicare miracolosamente il denaro. Ecco un passaggio della missiva: «Vostro figlio sta cercando di convincere i suoi compagni che una banconota da 10 dollari equivale a una da 1 dollaro e che è disposto a offrire due da un dollaro in cambio di quella da 10 solo perché gli piace il volto che c’è sull’altra». Ma ecco giungere a casa Trump dopo pochi anni un’altra lettera dove il preside consiglia i genitori del piccolo Donald a fargli cambiare scuola perché ha izzato l’intero istituto contro di lui. Il caro ragazzo cresce e mostra un forte interesse per le donne bionde, alte e formose conquistate con metodi decisamente maschilisti, mostrando il suo orologio d’oro massiccio che fa bella mostra sul braccio sinistro appena coperto dal polsino inamidato della sua camicia. Donald cresce ancora e mostra già la sua antipatia per le persone di colore alle quali rifiuta di affittare appartamenti. Denunciato per razzismo sarà difeso dall’avvocato Roy Cohn che diventerà suo amico fraterno.
Donald ha un solo desiderio ossessivo: il potere. La Trump Tower, ne diventa il simbolo. Alta ben 202 metri svetta nel cielo di New York come un fallo, espressione di un verticalismo che le masse devono guardare ammirati. Ecco chi è alla fine Donald Trump: un uomo che incarna i mali del nostro tempo.
Stefano Massini ha realizzato uno spettacolo davvero bello ed interessante, ricco di ironia e con il senso del grottesco. Affiancato da validi musicisti, l’autore ripercorre i momenti salienti della vita di Donald Trump portando lo spettatore a trarre da sé le conclusioni. La biografia dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America viene anche presa in prestito per parlare della nostra storia e di quanto sia necessaria una riflessione sul potere, sulla democrazia e sulla fine del capitalismo, sulla ferocia e la prepotenza delle classi dirigenti.
Lo spettacolo che presenta una scena formata da file di pedane disposte su tre livelli, illuminate da luci stroboscopiche, non a caso inizia citando Barnum, imprenditore e circense nonché sindaco di Bridgeport che fonda il suo impero sulla mistificazione a ulteriore riprova che il consenso delle masse non si basa sulle verità dette ma sull’efficacia della persuasione e della propaganda. Donald Trump detto Golden Man, continua sulla stessa strada.
Alla prima napoletana lunghi e calorosi applausi, meritatissimi.