Dopo la folgorante uscita del suo primo romanzo Uvaspina nel 2021, Monica Acito consegna nelle mani dei suoi numerosi lettori La carità carnale, Ed. Bompiani, Collana Narratori Italiani, pag. 450. Ecco alcune note dell’autrice poste a fine romanzo, rivelatrici della sua genesi: «Tanti anni fa cercavo informazioni su Santa Teresa D’Avila e le sue estasi, quando mi sono imbattuta in articoli che parlavano di una santa viva, vissuta a Napoli nel ‘600: Giulia Di Marco, fondatrice della setta della Carità carnale. L’idea che un essere umano possa cadere in una possessione di piacere, sentire la preghiera come un fremito che parte dal corpo e dai sensi , mi fece subito pensare al delirio dell’arte e della scrittura in particolare.[…] Giulia Di Marco ebbe il dono di guarire attraverso il suo corpo, una donna partita dal Molise e condannata da una società sessuofoba e misogina. Poi è arrivata lei, Marianeve, una ragazza contemporanea che parte da un paesino del Cilento, si scopre donna a Napoli e si riflette nello specchio maestoso di Giulia Di Marco». (pag. 453).
La protagonista del romanzo è Marianeve Pezzullo i cui capelli sono bianchissimi e le cui lacrime hanno l’opalescenza del riverbero della Luna.
Marianeve è nata nell’aspra e forte terra del Cilento ed è l’unica figlia del pizzicagnolo Sarchiapone e di sua moglie detta Miciona. (In verità Marianeve aveva una sorella di nome Dorina, morta prematuramente a causa di un incidente avvenuto nel negozio).
Sarchiapone ama Marianeve di un amore incondizionato. Tutto quello che fa è dettato da questo sentimento profondo e assoluto. Il suo viso si illumina soltanto a vederla, le sue mani grandi ed unte di bottegaio tremano alle sue carezze, la fatica dei giorni di lavoro scompare ad ogni suo sguardo. Marianeve risponde con la tenerezza dei suoi anni e con la promessa strappata al padre: “non morire mai”. Sarchiapone è convinto che Marianeve da grande farà grandi cose sviluppando il suo talento artistico e non si preoccupa neppure quando sua figlia si chiude con le sue compagne in cantina per fare dei giochi proibiti che rivelano da subito la capacità di poter guarire gli altri, prima fra tutti Lucrezia, figlia del sindaco di Canfora. Ma affinché il suo destino di santa si compia, Marianeve deve trasferirsi a Napoli, studiare all’Università e ripagare i tanti sacrifici fatti per lei dai suoi genitori. Nel capoluogo partenopeo Marianeve incontra Gabriele , il “suo angelo annunciatore” del dono di guaritrice che possiede. Infatti lei riesce a far scomparire dal suo viso una sorta di ramificazione di corallo. Gabriele le racconta la storia della monaca eretica Giulia Di Marco vissuta nel ‘600 e portatrice della carità carnale. “Giulia Di Marco aveva le stimmate ma non ce le aveva sul palmo della mano , sulla fronte o sulle dita come tutti gli altri santi, lei ce le aveva in un luogo che non si poteva manco nominare”.(pag. 10)
Marianeve comprende di avere numerose affinità con la santa ed inizia ad esercitare la carità carnale ovviamente all’insaputa dei suoi genitori e delle coinquiline Elisa e Valentina.
Marianeve ha tutte le caratteristiche rilevanti di un personaggio letterario quali la descrizione da parte dell’autrice del suo aspetto fisico, psicologico, sociale, compresa la sua evoluzione all’interno della narrazione da giovanetta fragile e sprovveduta a donna consapevole del suo ruolo. Marianeve a poco a poco viene avvolta dall’attualità e dalle esperienze vissute anche dall’autrice. Infatti Monica Acito è anche lei nata in Cilento e si è trasferita da ragazza a Napoli laureandosi in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sperimentando su di sé la condizione di studentessa fuori sede. Marianeve attraversa, sostenuta soltanto dalla sua sensibilità, tutti quei problemi di adattamento alla grande città, alla lontananza dalla propria casa e dai propri affetti, sperando di essere accettata dagli altri e costruire una rete di relazioni che la facciano sentire meno sola e spaesata. Ma le sue coinquiline sono diversissime da lei e gli amici che frequentano sono ancora più distanti .Anche i professori, in particolare De Feudis che la boccia e le consiglia di presentarsi per sostenere il primo esame e poco dopo le consiglia di ritornare nel suo paesello per dare una mano ai genitori , poco comprendono e si fanno carico dei suoi problemi. L’unico è Gabriele che la frequenta per convenienza e poi la abbandona al suo destino.
La Carità carnale si nutre poi di altre cose tutte importanti: la narrazione di un Sud vero e verace che non chiede ormai alcuna approvazione per esistere bello ed incompreso da parte dei suoi abitanti e della classe politica, l’artificio sapiente di mescolare storia e finzione, personaggi realmente esistiti e per così dire personaggi che rappresentano una sorta di prolungamento del proprio vissuto, il rapporto tra Marianeve e il padre e il rapporto tra Marianeve e Giulia Di Marco che, con lo scorrere delle pagine si fa sempre più intenso e struggente. Inoltre il romanzo è scritto in modo davvero magistrale facendo ricorso ad un linguaggio altamente poetico e in uno stile personalissimo, ben collaudato ed apprezzato dai numerosi lettori.
Generalmente quando si dà alle stampe un secondo romanzo, dopo averne scritto uno di successo, le aspettative dei lettori si fanno più sostenute e lo scrittore sente su di sé una sorta di paragone con la sua opera prima e una responsabilità maggiore verso i suoi lettori. Ebbene, Monica Acito ha pienamente superato la prova regalandoci un romanzo bello nella sua complessità, affascinante per lo stile usato, storico per la presenza di Giulia Di Marco.
Per chi volesse approfondire la figura di Giulia Di Marco, consigliamo i seguenti testi:
La carità carnale. Cronaca dell’eresia di suor Giulia Di Marco inquisita nella Napoli del Seicento, Fabio Romano, Ed. Intra Moenia, 2016. E per avere un secondo punto di vista Io, Partenope, Sebastiano Vassalli, Ed. Rizzoli BUR, 2021.