Questa mattina Ingrid Carbone, la pianista, matematica e divulgatrice di musica e cultura, si è esibita a Milano al CASVA (Centro di Alti Studi sulle Arti Visive) nell’ambito di Piano Lesson “L’Universo Femminile tra le note di Schubert, Litszt e Leoncavallo”, evento di Piano City Milano. Per l’occasione abbiamo intervistato l’artista.
In occasione del Piano City Milano terrà una conversazione-concerto in cui si potrà comprendere la connessione tra musica e matematica. Proporrà la Piano Lesson “L’universo femminile tra le note di Schubert, Liszt e Leoncavallo. Può darci qualche anticipazione?
Ho scelto con cura il programma perché sia da stimolo e da sprone all’amara riflessione di quanto la donna, oggi, ancora debba lottare per veder riconosciuti i propri diritti. Da una parte, con la musica di Leoncavallo rifletteremo sulla donna del popolo, che trasforma in spettacolo la vita e le tradizioni spagnole. Dall’altra c’è una giovane suora (Die junge Nonne) che viene strappata alla sua vita di privilegi aristocratici perché rinchiusa in un convento, nella magistrale trascrizione di Liszt dell’omonimo leid di Schubert. Dunque, donne di estrazioni sociali diverse che vivono comunque le difficoltà (diverse) connesse al loro status. Racconterò al pubblico i brani, il loro significato, gli effetti che i compositori hanno voluto dare attraverso la musica, farò sentire le nacchere, la chitarra, il violino tzigano, il tacco/punta della ballerina di flamenco, ma anche la trasformazione della suora, il suo struggimento interiore e il passaggio dalla sofferenza alla devozione. Dopo averli raccontati al pianoforte, li eseguirò per intero.
È una ricercatrice e docente di ruolo presso l’Università della Calabria, dove insegna Analisi Matematica. Quali gratificazioni le danno i suoi studenti?
Oggi è difficile insegnare, anche all’università. Gli studenti stanno cambiando anno dopo anno, stanno perdendo la loro capacità di concentrarsi e lavorare con continuità. Le gratificazioni, purtroppo, diminuiscono anch’esse anno dopo anno. Tuttavia, ed è sempre stato così, la mia principale gratificazione è vedere la trasformazione di chi si è affidato a me e ai miei consigli, ed è riuscito ad operare una svolta. É anche così che si diventa cittadini consapevoli!
Ha collaborato con scuole, università, conservatori e istituzioni culturali italiane ed internazionali. C’è un evento che ricorda con particolare emozione?
Sicuramente il mio primo viaggio in Palestina, invitata dal consolato italiano a Gerusalemme. Nessuna esperienza è stata per me così coinvolgente, formativa e toccante. Non smetterò mai di ringraziare il console Giuseppe Fedele per quel primo invito e per il secondo l’anno successivo. Lì ho capito quanto diversa era la realtà dalla narrazione fatta dai media. Poi è arrivato il 7 ottobre, con tutte le verità che sono emerse dopo, e da allora le immagini e i video sul genocidio dei Palestinesi non è stato più possibile censurarle. Io ho compreso tutto prima, in occasione dei due miei viaggi. Il mio cuore sanguina, da allora. Appena sarà possibile, ritornerò. In quelle occasioni ho avuto modo di suonare musica italiana e musica dedicata all’Italia. Ricordo l’entusiasmo del pubblico dopo aver sentito i due brani che Leoncavallo ha dedicato ai paesi arabi: quella scelta ci ha fatto sentire più vicini e ha azzerato le distanze. Ma ricordo anche con tanta emozione il mio ultimo viaggio in Giordania nell’ottobre 2025, inviata dall’Ambasciata d’Italia ad Amman. Un pianista che ho seguito durante le mie masterclass era anche compositore. Quando gli ho chiesto di suonarmi qualche suo brano, mi ha guardata incredulo: non gli sembrava vero tanto interesse. Quei brani sono rimasti nel mio cuore, e ho deciso di fargliene eseguire uno durante il concerto finale degli studenti. Ne era davvero felice. Qualche tempo dopo, lo stesso studente mi ha scritto di essere stato ispirato da me e dalla mia musica, e di aver composto un brano proprio grazie a quella ispirazione. Mi ha commossa.
Lei si è formata presso accademie internazionali come il Mozarteum di Salisburgo e il Tel-Hai International Piano Master Classes in Israele. Quanto hanno influito sulla sua formazione? E quali ricordi conserva di quel periodo di studi?
Senz’altro io devo la mia formazione agli studi in conservatorio a Cosenza, dove ho avuto il privilegio di studiare con maestri straordinari: Maria Laura Macario, Flavio Meniconi e Francesco Monopoli. Ho avuto modo, successivamente, di affinare le mie qualità e perfezionarmi con maestri di grande spessore, che sono riusciti a farmi spaziare verso repertori che, forse, non avrei osato approcciare. Devo, per questo motivo, menzionare Cristiano Burato che mi ha sollecitata e spronata. Ma è successo anche in occasione di queste due masterclass, e in particolare proprio quella in Israele mi ha spinta a studiare alcuni dei brani più belli e complessi del repertorio pianistico, che poi ho inciso. Un aneddoto, però, posso raccontarlo. In Israele, durante la mia esibizione pubblica, ho suonato la trascrizione di Liszt del Lied di Schubert “Erlkoenig”. Si tratta di un brano di grande difficoltà tecnica, che non tutti possono affrontare. Ebbene, la mattina successiva da diverse aule studio si sentivano studiare proprio le prime battute di quel brano! Confesso di aver provato una punta di orgoglio!
Nel corso della sua straordinaria carriera come pianista concertista ha ricevuto otto riconoscimenti dai Global Music Awards (USA). Cosa rappresentano per lei questi premi prestigiosi?
Tutti questi riconoscimenti rappresentano per me uno sprone ad andare avanti nella direzione che ho scelto: ovviamente, sono motivo di grande soddisfazione e orgoglio, ma soprattutto sono una conferma della qualità delle mie interpretazioni. Ho avuto modo di incidere album su Schubert, Liszt e Leoncavallo, affrontando così compositori molto diversi gli uni dagli altri, affrontando repertori poco noti ma anche veri capolavori. Questi premi sono andati di pari passo con la critica nazionale e soprattutto internazionale. Non avrei potuto chiedere di meglio!