Il Teatro Bellini di Napoli apre la stagione 2026/2027 facendo il botto ovvero ospitando al Piccolo Bellini una leggenda del cinema americano: James Franco. Il famoso attore californiano ha scritto , diretto ed interpretato Desert Films con la complicità di Peter Gold e sulla scena: Blaine Kern, Elli Papadiamanti (cantante) e Konstantino Diminakis (pianista).
A sipario aperto fa il suo ingresso una cantante dalla voce profonda, gutturale. Vestita con un abito nero trasparente che non lascia spazio all’immaginazione, i capelli biondo platino, il rossetto color ciliegia, canta e dà ritmo alla melodia con movimenti eleganti e sinuosi. Accanto ad un tavolino scorgiamo un uomo legato ad una sedia e all’improvviso appare un altro uomo dal viso imbiancato, una sorta di Clown White di un improbabile kabuki, munito di telecamera che ha la funzione di proiettare in scena sullo schermo del fondale le immagini degli attori e del pubblico presente in sala. Ma chi è costui? I cinefili lo riconoscono subito. E’ il demoniaco Robert Blake, alias Mystery Man del film Strade perdute (Lost Highway ), film del 1997 diretto da David Lynch. Il personaggio dialoga con il giovane attore pronunciando un monologo inquietante sulla seduzione e le trappole della celebrità, scomodando attori famosi quali Marlon Brando, Robert De Niro e John Hudson tra luci stroboscopiche e il jazz di Dave Brubeck.
Le domande sono quelle di sempre: quanto bisogna pagare per diventare famosi? Basta soltanto il talento per entrare nelle Majors? Se una donna sta con te lo fa perché ti ama disinteressatamente o perché sei una celebrità? Che differenza c’è tra la vita raccontata sullo schermo e la vita reale di un attore? E quando ti avranno spremuto come un limone e il telefono non squillerà più per affidarti un ruolo, cosa sarai disposto a fare?
L’inizio del monologo è folgorante e la performance di James Franco seduttiva e raffinata soprattutto nel momento in cui gli spettatori hanno la sensazione di assistere a qualcosa di immediato,crudele e spietato. La tensione poi si placa e il monologo assume una dimensione più intima e celebrativa a scapito dell’analisi quasi chirurgica delle patologie del sistema Hollywood dove tutto viene bruciato in un battito d’ali e tutto può cambiare da un momento all’altro non solo per i gusti del pubblico ma perché la fama, la seduzione, il mantenersi sulla cresta dell’onda non sono scontati e richiedono impegno,costanza, determinazione, sacrifici soprattutto alla luce di un America che vota Trump e sbandiera ai quattro venti il suo moralismo che ha definitivamente annientato il sogno americano.
Lo spettacolo intenzionalmente sfuma il confine tra cinema e teatro, tra realtà e finzione con il pio desiderio di portare gli spettatori tra le stelle/ stars.Ma lo scintillio,la luce, la polvere di stelle resta soltanto per qualche attimo sui corpi degli spettatori come su quello sui corpi delle api bottinatrici. Il sacro fuoco di Hollywood brucia ed incenerisce.
Al termine dello spettacolo lunghi e calorosi applausi e poi l’attesa del divo per un selfie e/o un autografo. Anche noi di Mydreams abbiamo avuto il nostro momento di celebrità per dirla alla Andy Warhol.