Il cantautore si esibisce in una nuova tappa del suo tour che celebra i 40 anni di Self Control
Raf arriva all’Arena della Musica Coral Sound di Torre del Greco (Napoli), l’11 luglio, con il suo Self Control 40th Anniversary – Estate 2025 (prodotto da Friends & Partners in collaborazione con Girotondo E.M.).
Il concerto rientra nella tournée che celebra il 40°anniversario del suo successo Self Control, un brano amato da milioni di persone in tutto il mondo, un vero e proprio fenomeno, inno alla leggerezza e al senso di libertà.
Tra i più acclamati e amati artisti del panorama della musica italiana – che in 40 anni di carriera ha pubblicato 14 album in studio, vendendo più di 20 milioni di dischi in tutto il mondo, Raffaele Riefoli, suo vero nome all’anagrafe, ripercorrerà la sua storia artistica cantando i brani più celebri del suo repertorio, tra cui Sei La Più Bella Del Mondo, Il battito Animale, Cosa Resterà degli Anni ‘80, Ti Pretendo, Infinito, Stai con Me, Non è mai un errore e molti altri ancora.
Un tour per festeggiare i 40 anni di Self Control. Cosa ti sta regalando e cosa porterai con te di questa grande festa della musica?
«Quello che mi sorprende tutte le volte è il coinvolgimento delle persone, dopo 40 anni e con un repertorio di brani di successo, canzoni che hanno ormai più di qualche decennio a partire da Self Control e poi via via anche le altre. Insomma è incredibile come ancora un pubblico di varie generazioni in qualche modo partecipi e non ignori affatto, anzi ha voglia ancora di ascoltarle queste canzoni. Quindi è sorprendente questa cosa e delle volte anche quasi commovente».
L’11 luglio il tour farà tappa al Coral Sound – Arena della Musica di Torre del Greco, una serata tra musica e beneficenza.
«Sì, questa tappa campana avrà anche uno scopo benefico. La scaletta è più o meno la stessa che stiamo portando avanti dall’inizio del tour Self Control 40th Anniversary. Il concerto sia apre con Iperbole, brano eseguito solo con voce e archi, ovviamente in sequenza perché non abbiamo gli archi sul posto. Da lì sarà un susseguirsi di brani del mio repertorio che più o meno abbiamo eseguito durante tutto il tour, con l’inserimento di brani nuovi che abbiamo previsto di fare per quest’estate».
Self Control come anche altri tuoi brani sono divenuti delle vere e proprie hit famose anche tra i giovani di oggi. Se 40 anni fa ti avessero preannunciato quello che saresti diventato oggi, ovvero un’icona della musica italiana, cosa avresti pensato?
«Non lo so, francamente allora ero veramente molto giovane e mi facevo poche domande su cosa sarei diventato. Nessuno tra l’altro poteva immaginare allora che delle canzoni, dei successi di quegli anni, potessero avere un certo percorso. Non tutte le canzoni, alcune anche belle che sono uscite in quel periodo, hanno avuto la stessa fortuna. A volte è difficile fare un’analisi per capire il successo di un brano. Nel mio caso, alcune sono rimaste, come Self Control, infatti oggi vedo ragazzi di 13-14 anni che la riconoscono dalle prime note, anche se magari poi non ricordano l’intero testo.
Credo che una delle spiegazioni del perché alcune canzoni siano ancora molto attuali tra i giovani di oggi, sia dovuta al fatto che nel periodo storico a cavallo tra gli anni ’80/‘90 e fino all’inizio del 2000, sia stata prodotta la musica pop più interessante, perché veniva fatto in maniera diversa. C’era più tempo a disposizione per scrivere, per pensare. Non era una cosa che tu dovevi fare per Sanremo o per Spotify, dove immancabilmente, dopo qualche settimana non sei più nella classifica dello streaming, perché ce ne sono altri. Perché è un pentolone dove ti buttano dentro e se ti va bene fai milioni di streaming, ma poi sparisci. Quelli erano altri tempi, anche il modo di ascoltare la musica era diverso, non come oggi su TikTok, dove si ascolta un brano di un minuto e poi si passa nella playlist un altro brano. In quegli anni la gente le canzoni le ascoltava, ascoltava gli album, ascoltava un artista nella sua completezza, questo oggi succede poco, pochissimo. In alcuni casi e con alcuni artisti, nella stragrande maggioranza dei casi, la gente fruisce la musica in maniera frettolosa. Ed è per questo che si produce musica di questo tipo e quindi forse questo è il motivo per cui poi non dura più di tanto. Alcune delle canzoni prodotte in quegli anni ancora oggi si fanno sentire, non solo di autori italiani, come gli 883 per dire uno a caso, ma anche le canzoni di Pino Daniele. Dietro ogni canzone c’era un grande lavoro, una cura nei dettagli. Forse questa era la formula per farle durare nel tempo».
Cosa resterà di questi anni ’80, è una tra le tue bellissime canzoni, scritta insieme a Bigazzi nel 1989, che riflette sulla fine di un’epoca e di un rapporto, con un focus sulla sensazione di perdita e sulla difficoltà di accettare il cambiamento. Come stai vivendo questo cambiamento della musica italiana?
«La musica cambia in continuazione, ed io di cambiamenti ne ho già visti un po’. Adesso c’è grande confusione. Negli anni ‘60, gli italiani ascoltavano più musica italiana, proprio come sta succedendo oggi, mentre la mia generazione ascoltava molta musica di altri Paesi e d’oltreoceano. Oggi in una percentuale molto alta si ascoltano artisti italiani, giovani rapper, trapper, ma anche band come i Pinguini Tattici. Poi, ci sono nuove scuole di cantautori, che forse non hanno la stessa profondità nei concetti e nel modo di scrivere, che avevano quelli degli anni ‘70, ma è una scuola di tutto rispetto, fatta di canzoni che sono molto ascoltate rispetto alla musica straniera, che in percentuale si ascolta meno. Però come dicevo prima, il cambiamento fondamentale è quello della fretta, del modo di come la musica viene scritta e fruita. Poi c’è questo imbuto di Sanremo, che con Baglioni ha vissuto il cambiamento, poiché essendo lui in primis un artista, è riuscito a convincere altri artisti, quelli che prima non avevano molta voglia di partecipare alla gara, ed è avvenuto il cambiamento. Oggi, Sanremo non è più solo un format televisivo, finalmente è un festival della canzone, della musica, sia per quanto riguarda la qualità, ma anche sul numero di ascolti. Amadeus ha ripreso questa rosa di Baglioni e l’ha portata avanti, e quindi oggi tutte le case discografiche, tutti gli artisti, giovani e non, vogliono fare Sanremo».
Il Festival di Sanremo l’hai vissuto sia da concorrente, sia da ospite. Quale versione preferisci di più?
«Da ospite oggi te la vivi più tranquillamente, anche se oggi è un po’ diverso se parliamo di visibilità. Il livello della gara è sicuramente molto alto, visto il risultato degli ultimi anni, quindi gli ospiti rischiano di avere meno importanza. Ovviamente anche come ospite resta comunque una grande vetrina, ma i risultati veri che uno può avere dopo il festival, li puoi ottenere solo se vai in gara, in particolar modo con una bella canzone, solo in questo modo riesci a portare a casa un bel risultato».
Ti abbiamo visto nella nuova edizione 2025 dello show musicale di Rai1 dal titolo Ora o mai più, in qualità di coach di Antonella Bucci. Come è stata questa esperienza nel ruolo di coach e qual è stata l’esibizione più emozionante?
«Ho accettato di prendere parte a questo show, anche se inizialmente c’è stato un malinteso, poiché pensavo di dover fare solo il coach, mentre in realtà ho capito che avrei fatto anche il giudice, nel corso della conferenza stampa. È successo un mezzo putiferio, perché non è mai stato nella mia indole dare dei voti con la musica, è una cosa che non mi piace, per carità, la rispetto, rispetto tutti i talent, però io sono così, non posso farci nulla, non riesco a giudicare. Il mio giudizio si ferma solamente se un artista mi piace, allora lo ascolto, se non mi piace, allora lo ignoro. Dare dei voti, esprimere un giudizio, parole e solo parole, alla fine serve semplicemente al format televisivo, all’intrattenimento della gente. Tra l’altro ho notato che i telespettatori vivevano il tutto con molta più enfasi, mentre lì qualsiasi apparente battibecco era veramente una cosa scherzosa. L’esibizione che più mi ha emozionato è stata quella di Alleluia, un brano che volevo fare da tanto, molto popolare, e che volevo interpretare con una cantante come Antonella, che ha possibilità vocali straordinarie. Sì, quella esibizione mi ha emozionato davvero tanto».
Lo scorso dicembre è uscito l’EP celebrativo Raf40: The Unrealesed Duets, formato da sei brani reinterpreti assieme ad altri artisti. Stai lavorando ad un nuovo album di inediti per il 2026?
«Sì, ci sto lavorando ed è una cosa complicatissima. Gli artisti di ultima generazione, un EP o un album lo realizzano in una settimana o 15 giorni, fanno milioni di streaming, e poi dopo quello stesso album sparisce, non lo senti più. Personalmente non ho un pubblico da Spotify, non ho lo zoccolo duro che vuole ascoltare le mie canzoni. Il mio pubblico è composto da persone che non tutte usano Spotify per ascoltare la musica, quindi è più complicato. Poi, ad essere sincero, non ho voglia di fare un disco pensando che possa avere successo su TikTok o cose di questo tipo. Devo fare quello che so fare. Quindi lo farò alla mia vecchia maniera, con la speranza che poi in questa confusione enorme che c’è, in qualche modo possa avere un senso, che possa interessare ad un pubblico che non sia solo quello che mi segue da sempre, insomma mi piacerebbe rinnovare un po’ la cerchia di ascolto».