Un vinile fatto con materiale di riciclo, un piccolo tour che come Jova si fa di bicicletta e canzoni di protesta pop con dentro una sveglia critica per vedere in quale razza di mondo stiamo finendo. Esce “Musica sostenibile” mai titolo fu più provocatorio… nuovo disco per Izine che ci regala dieci canzoni che parlano di ambiente, social, memoria, tecnologia e relazioni, trasformando la sostenibilità in un tema artistico ma anche in una scelta concreta come dicevo all’inizio. E che dire sul suono? Ormai non accettiamo più l’imprecisione, le smagliature… monolitico e perfetto, un pop magistrale che sa anche come lasciare alla voce un ruolo centrale: bella, precisa e senza troppe ridondanze. È un disco di semplicità efficaci.
In questo disco c’è una dimensione dell’amore che trascende i corpi e le relazioni… sembra più un amore che si nutre di sensazioni e di memorie… o sbaglio?
In un certo senso è vero, è più un amore per l’esistenza, un amore energico. L’amore qui è anche amore per la Terra e amore per le sue creature, tra cui l’essere umano.
Ci torni spesso indietro, agli anni ’80… torni spesso ai “dinosauri”… ha senso questa mia impressione? E, se sì, posso chiederti perché?
Più cresciamo e maturiamo e più ci rendiamo conto di quanto il nostro retaggio, le nostre radici siano importanti e, volenti o nolenti, condizionino il nostro futuro. Ma non in modo eccessivamente nostalgico o passatista, anzi: lo sguardo è sempre rivolto all’orizzonte davanti a noi e mai alle nostre spalle, ma con una forte consapevolezza che siamo ciò che siamo anche perché veniamo da dove veniamo. La canzone “Dinosauri” parla infatti proprio dell’importanza di non essere vittime del passatismo.
Perché una copertina così “anonima” per un disco e una tematica così determinate e determinante?
Non sono d’accordo, non c’è nulla di anonimo nella copertina. È una copertina semplice, questo sì, perché la tematica è importante ma allo stesso tempo semplice e diretta. Questo è un disco in cui sono importanti le parole e il messaggio e, per dare risalto a questo, non serve chissà quale immagine di copertina complicata o stupefacente… bastano l’artista, la sua chitarra e la natura. Cosa serve di più?
Giochi con i video, giochi con le parole… forse giochi molto più con i cliché. Vero?
I cliché dominano la nostra vita e la nostra comunicazione, specie sui media e sui social. Ragioniamo per cliché e stereotipi perché ogni giorno ci vengono propinati, influenzandoci a tal punto da cambiare le nostre decisioni e creando errori di giudizio sistematici, bias cognitivi. E non ci rendiamo mai abbastanza conto di quanto accada. Quando scrivo mi piace giocare a prendere in giro questi pregiudizi, anche se forse non tutti lo colgono.
Proseguirà il tour? Che vita live sta vivendo questo disco?
Assolutamente sì! Mi piacerebbe cercare di far arrivare il messaggio a quante più persone possibile. Parlare di sostenibilità per me è molto importante e andare anche ai concerti in modo sostenibile è diventata una sorta di sfida. Mi piacerebbe arrivare a fare almeno 2.000 km in bicicletta, con la chitarra sulle spalle, e sono già a buon punto. Per ora ci sono state Parma, Reggio Emilia, Faenza, Milano e Ferrara, e arriveranno Bologna, Piacenza, Monza e altre date ancora si aggiungeranno. Il tour è solo all’inizio.