“Sang et Cendre” non è certo un disco facile da consumare, tra sottofondi e soluzioni da attendersi pop. Astenersi chiunque cerchi l’immediato. Purtroppo per voi e per fortuna per noi altri, c’è un viaggio mistico e di antichissime scritture, mutuate poi dentro il suono nuovo di un millennio digitale, prestando fede all’artigianato rock, epico, visionario… tornano dopo 30 anni circa dal loro esordio DePookan, lo fanno con la RadiciMusic di Arezzo, e danno alle stampe questo prezioso lavoro che ai Celti torna, che al futuro guarda, tra modi medievali, lingue inventate e magiche figure dei boschi. Si torna bambini… ma da adulti e dentro una storia che non ha un suono scontato e di facile consumo.
Quanto cinema c’è dentro questo disco? Questa dimensione artistica in qualche modo ha contaminato la scrittura dei DePookan?
Partiamo sempre dalla musica; la nostra dimensione è più semplice, facciamo musica, ci confrontiamo, la elaboriamo il resto arriva in contemporanea, oppure può arrivare dopo.
Il video che troviamo in rete è decisamente cinematografico… anche i luoghi…. Che tipo di lavoro è stato?
È stato un lavoro studiato; per altri (proprio perché giravamo all’esterno) ci sono stati momenti in cui vigevano delle regole, per cui abbiamo scelto altre riprese. Volevamo accendere un fuoco, ma proprio per norme vigenti ed essendo il luogo protetto come sito, abbiamo dovuto pensare ad altre soluzioni che credo si siano risolte in maniera ottima, da come erano state pensate.
Oggi, un disco così “ancestrale” nei modi (che io trovo assai futuristico in tante sue soluzioni), come pensiate possa dialogare con un pubblico ormai perso nelle abitudini del pop italiano assai digitale?
La parte ancestrale è presente in ognuno di noi; la musica raccoglie il messaggio emotivo; la visione estera(non in Italia) è più aperta ad alcune sperimentazioni musicali e sonore, il pubblico è diverso, più formato, più preparato e quindi anche più disposto ad ascoltare musica che non è “Pop” ma semplicemente diversa, anche se, vicino (per arrangiamenti) a sonorità moderne, con tematiche attuali. È una questione di proposta artistica, in Italia c’è più “pigrizia”? Si, credo sia la parola che più si confà alla tua domanda, nel proporre musica alternativa, per tanti motivi.
Ecco perché parliamo di queste soluzioni: elettronica e quel gusto progressive teletrasportano “Sang et Cendre” dentro un futuro di radici distoniche, quasi che si debba rinascere dalla distruzione. O sbaglio?
No non sbagli; dalla distruzione o si rinasce oppure no; “Sang Et Cendre” è un Disco che parla di scelta, di responsabilità, parla del dolore, ma anche di amore e in questo mare di cenere e sangue, basta capire che l’amore, la pace, sono le uniche armi che noi abbiamo, le uniche cose per cui verremo ricordati.
Siete tornati dopo circa 30 anni… perché tanto tempo prima di incidere un nuovo album? Cosa doveva maturare?
Siamo tornati a livello discografico, non di Live; Nicola Cavina è tornato nel progetto DePookan nel 2012. Lavoravo con altri collaboratori per DePookan. È nato tutto in maniera molto spontanea, abbiamo inciso le prime tracce di “Sang Et Cendre” anticipando con i singoli questo lavoro CD e avevamo da dire sulla pace, sul no alle armi; volevo e volevamo (sempre alla nostra maniera DePookan), dare un contributo, fare uscire un messaggio chiaro, forte:- Siamo sangue e cenere, ma con la capacità di rinascere solo se lo si vuole, solo se lo si decide; ecco “Sang Et Cendre” nasce da questo; in maniera spontanea, vera.