È la canzone pop d’autore italiana la vera protagonista di questa storia, storia di visioni fanciulle, di forme da dare alle nuvole, di modi nuovi con cui vedere la vita e poi raccontarla. Di quando le dimensioni contano solo per come le percepiamo noi, come fa l’artista Storm Thorgerson e dunque come lo cita anche lui dentro il video di “Intermittenze”. Che la vita va così… ognuno ha la sua, con le proprie forme. E che bella questa copertina, incerta, ambigua, dal fortissimo piglio poetico: “Nuvole animali inesistenti” è il nuovo disco di Piastra, qualcosa di delicato che fluttua dentro mille cose diverse… ognuno ha le sue.
È bellissima questa copertina… raccontacela.
Ti ringrazio! È una foto che feci a mio figlio qualche anno fa, in un parco. Era lì che correva su e giù in questo prato e a un certo punto ho visto sopra di lui questa nuvola enorme. Sembrava stessero giocando insieme. Quando ho scritto Nuvole Animali Inesistenti poi, mi è tornata alla mente quell’immagine e non ci ho pensato un attimo: si sposava perfettamente con il concetto del disco. Affrontare le cose cercando di attingere a quel residuo di purezza “giovanile” che ci è rimasta dentro, giocare con i ricordi, gli eventi e i sentimenti, donandogli delle forme diverse e meno “pesanti”.
Mescolare le forme, confonderle per aprire a nuove fantasie? Oppure cercare di vederci bene nonostante la nebbia?
Direi entrambe le cose. La confusione delle forme non è un gesto estetico, è un modo per accettare che non sempre abbiamo tutto a fuoco e che va bene così. Ma allo stesso tempo c’è un desiderio di mettere a fuoco, di cercare un senso dentro quella nebulosità. È un equilibrio: restare nella nebbia senza accontentarsene.
Parli molto di prospettive, molto di vedere e osservare… almeno a me è arrivato questo sottotesto. Ha senso per te?
Ha molto senso. In realtà non parlo tanto di “guardare”, quanto di come guardiamo: da dove, con quale lente, con quale stanchezza o con quale curiosità. Le canzoni per me sono tentativi di spostare il punto d’appoggio, di guardare la stessa cosa da un’altra angolatura per scoprire che cambia tutto. Se questo arriva, significa che il disco funziona nel suo modo silenzioso.
Con questo disco torniamo alla Roma degli anni ’90 e 2000… Patrizio Piastra in quel tempo che suono aveva e cosa stava sognando? Avevo il suono di una chitarra acustica sgangherata e rimessa in sesto da mio padre con della colla e dello spago. Non ricordo esattamente cosa sognassi, ma ricordo che la musica di quella chitarra messa male era l’unica cosa che mi facesse sentire appagato rispetto al resto.
Esiste una ragione che ti ha spinto a rivalutare le forme, le prospettive, la concretezza della vita moderna?
Sì: la stanchezza e l’età che avanza! A un certo punto mi sono accorto che la quantità di stimoli, di immagini, di pretese di concretezza era diventata quasi una pressione costante. Rivalutare le forme è stato un modo per rallentare, per ritrovare un rapporto più umano con ciò che mi circonda. Non è una fuga: è una scelta di ritmo.
Le tue allegorie dentro un suono monolitico, dolce e nebuloso sembrano una provocazione: possiamo ancora immaginare, non solo affidarci alle cose sfacciate. È così?
Se è una provocazione, è una provocazione gentile. Viviamo in un tempo in cui tutto deve dichiararsi subito, deve brillare forte per essere notato. Io ho scelto il contrario: un suono che non spinge, che non urla, che chiede di essere ascoltato con calma. Non è nostalgia, è un invito a ricordarsi che l’immaginazione ha bisogno di spazi morbidi, non di luci stroboscopiche.
“Le intermittenze”, con il suo video… quanto dovremmo tornare a capire che tutto è relativo?
Forse molto più di quanto crediamo. Le intermittenze poi si muove molto su questo tipo di concetto: del fatto che niente è completamente stabile, nemmeno noi e il nostro pensiero. La relatività non è una minaccia, è un modo di leggere il mondo senza pretendere risposte definitive. Se il video riesce a far passare questa idea, che le cose cambiano, che cambiamo anche noi, allora ha raggiunto nel suo piccolo, un traguardo.