Dal 29 ottobre sarà nelle sale Dio ride diretto da Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando. Il film è stato presentato fuori concorso in chiusura della 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Completano il cast: Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e il compianto Carlo Cecchi.
Frate Leopoldo di Casamacchia ( Pierfrancesco Favino ), predica un Vangelo gioioso avendo l’idea che Dio abbia un profondo senso dell’umorismo. La Chiesa vede in questa concezione un’eresia ed invia il cardinale dell’Inquisizione Vincenzo Maculani (Silvio Orlando) ad indagare.
Il film esalta le ben note qualità attoriali dei due protagonisti e rappresenta un’ulteriore riflessione di Veronesi sulla religione e sulla fede iniziata con la pellicola Per amore solo per amore del 1993, una rivisitazione umana e terrena della storia di Giuseppe e Maria tratta dall’omonimo romanzo di Pasquale Festa Campanile, vincitore del Premio Campiello 1984. Questa volta ci troviamo in un periodo storico travagliato, il ‘600 e accanto al personaggio inventato di Frate Leopoldo di Casamacchia, compaiono due figure storiche: Papa Innocenzo X (Carlo Cecchi) e il cardinale Vincenzo Maculani (Silvio Orlando). É da sottolineare che la Chiesa in quel periodo cercava in tutti i modi di arginare le eresie provenienti da più parti dell’Europa e di condurre veri e propri processi tenuti dal Santo Uffizio tra i quali ricordiamo quelli contro Galileo Galilei, Giordano Bruno, Tommaso Campanella.
Il film è davvero bello, interessante con una ricostruzione attenta e precisa dei luoghi esaltati dall’ottima fotografia di Maurizio Calvesi,dalla scenografia di Carmine Guarino, dai costumi di Carlo Poggioli e le musiche di Paolo Buonvino. Orlando e Favino hanno dato ancora una volta prova della loro bravura circondati da un cast ben diretto ed affiatato.
Noi di Mydream abbiamo visto in anteprima Dio ride presso il Cinema Modernissimo ed abbiamo partecipato ad un incontro con Giovanni Veronesi e Silvio Orlando che non si sono sottratti alle domande dei giornalisti e degli spettatori presenti in sala.
Dio ride parla di un duello tra purezza e potere e costituisce anche un affondo sul dubbio. La genesi del film parte da un episodio particolare della tua vita , della tua infanzia?
Veronesi: «Buonasera a tutti e grazie dell’affetto che mi riservate, per nulla scontato. Sì, in effetti il film nasce da due motivi interiori. Uno è che è il primo film dedicato a Francesco Nuti che è stato per me come un angelo custode. Non l’ho mai sentito così presente come dopo la sua morte e tutti i giorni sul set pensavo a lui. Non l’ho mai detto agli attori per non innescare inimicizie. Però questo è uno dei motivi che mi ha spinto a girarlo usando la macchina da presa in un certo modo cioè cercando di usarla come una penna e non come uno strumento. Facendo spesso film comici, il comico è stato sempre dentro l’inquadratura mentre stavolta ho badato bene a dare la stessa importanza a tutto quello che circondava gli attori, in modo particolare la natura in modo che fosse anch’essa protagonista. Dal momento che ho realizzato molti film comici sono stato preso come una persona leggera rispetto ad altri registi che facevano film drammatici. Spesso anche come una persona superficiale. Io ho sempre creduto però che la comicità sia una grande arma, un’arma molto affilata per dire no al potere. Si può parlare seriamente anche di una cosa così leggera, così gioiosa come la comicità. E quindi ho fatto delle ricerche, sono andato negli archivi del Vaticano dove ci sono tre saloni enormi dedicati agli eretici. Ed anche io mi sono sentito un eretico. Abbiamo inventato questo personaggio di frate Leopoldo di Casamacchia mentre invece il Cardinale Maculani è realmente esistito. Affrontare però questo personaggio è stato un viaggio molto spirituale. Io non sono un fervido credente, sono toscano e sono cresciuto in un ambiente dove potevano volare bestemmie e quindi capire le mie difficoltà. Tuttavia penso che chi non si occupa di religione, sia che creda in Dio o che non creda, è uno stupido. La religione è una delle cose più importanti dell’umanità. Essa ha fatto la Storia sia nel bene che nel male per cui ancora oggi ci sono Paesi in guerra in nome di Dio. Mi sembra che un uomo che vive in quest’epoca non può fare a meno di avvicinarsi alla religione e capire quali sono gli stati d’animo che può suscitare un tema così alto.Io volevo parlarne con semplicità e in modo sincero, onesto».
Tu hai impersonato altri ed alti prelati. L’abito cardinalizio ti sta particolarmente bene ed ha aggiunto un nuovo tassello alla tua esperienza di attore. Maculani è un uomo di Chiesa che pensa, è curioso, legge Lo cunto de’ li cunti di Basile e si lascia trasportare anche dalla fantasia. Forse è proprio questo aspetto che lo avvicina a Frate Leopoldo?
Orlando: «Ovviamente bisogna inserire questo personaggio nel contesto storico di quegli anni. All’epoca la Chiesa era una vera e propria teocrazia e ci si ribellava in nome di Dio. Era una cosa spaventosa che ci fa rabbrividire. Purtroppo anche oggi ci sono Paesi che in nome di Dio impiccano donne e ragazzini che scendono in piazza a manifestare o che uccidono 20.000 bambini. Ma quale Dio potrà mai perdonare questi delitti orrendi? Il cardinale era un uomo curioso ed ebbe anche un grande ruolo al processo contro Galileo Galilei. Era anche un uomo che si poneva domande sul destino della Chiesa e del Papa. Per quanto tempo ancora possiamo andare avanti instillando paura alle persone o con la repressione? La Chiesa ha un ruolo fondamentale: predicare il Vangelo che si basa sulla fratellanza e l’uguaglianza. Dio non punisce ma ascolta con tenerezza. Gesù Cristo sembra parlare al mondo con una voce femminile in difesa degli ultimi, dei deboli. Questa è la cosa che la Chiesa ha saputo conservare nei secoli. Io non sono mai stato un anticlericale ma non sono neppure un fervente cattolico. L’unico professore che ricordo è stato un prete, professore di lettere, Padre Dini che gestiva anche un Cineforum. Era una figura meravigliosa. All’epoca eravamo tutti imbevuti di ideologie e stronzate ma lui ci faceva ragionare e devo moltissimo a questo prete. Nella deriva allucinante del nostro periodo storico la Chiesa in qualche modo mantiene la barra diritta e parla ai poveri, agli emarginati, parla di amore, di ascolto, di pacifismo, tutte cose che noi vogliamo sentire. La cosa intelligente che fa il film di Giovanni è proprio quella di non dare una figura di riferimento. Il film è manicheo e la verità è sospesa».
La più bella scena del film è quella in cui Frate Leopoldo fa sorridere un bambino durante il funerale della madre, parlando di resurrezione. Oggi questo concetto fa forse ridere un po’.Ma è proprio questa la chiave di lettura: un Dio che non incute paura, un Dio che non è un giudice. E se Dio può vincere anche la morte allora,forse, Dio ride.
Veronesi: «Ormai sono quarant’anni che faccio questo mestiere. E la cosa bella di questo film è che ognuno si porta a casa un film proprio. Non è più il mio film, non lo sento più mio. So soltanto che suscita emozione, affetto. Quando viene proiettato diventa di ognuno di voi e ve lo portate in tasca e a casa vostra sia che crediate in Dio sia che non crediate in Dio. Monsignor Spadaro, intimo di Papa Bergoglio, alla fine del film aveva gli occhi lucidi e mi ha abbracciato e mi ha detto che soltanto un laico poteva fare un film così spirituale. Io trovo giusta questa affermazione perché mi sono avvicinato con tanto rispetto e semplicità al tema del film. Mi sono ricordato che un giorno Gesù disse che i bambini dovevano andare verso di lui e non essere allontanati. Cosa c’è di più anarchico se non un bambino? Essi non subiscono il potere e questo aspetto mi ha dato la possibilità di cambiare la tristezza di Gesù in un sorriso cosa che un cattolico osservante non avrebbe mai fatto. Il dolore di Gesù è il dolore di tutta l’umanità ma se chiedi ad un bambino ti piace il crocifisso, ti risponderà di no e troverà naturale farlo sorridere. Ecco, questa è la più grande rivoluzione. E’ Frate Leopoldo è proprio così, è puro, infantile. A volte sembra Forrest Gump, altre volte Dario Fo, altre volte cita frasi di Umberto Eco ma il tutto in modo confuso perché lui non ne ha coscienza ma dentro ha una fede profonda. E non è soltanto una fede religiosa ma è una fede in se stessi, nel crederci fino in fondo e credere nel prossimo».
Complimenti per il film perché è stato coraggiosissimo proporre questa immagine di un Dio che ride. Ci hanno proposto per secoli un Dio morto, con le piaghe, crocifisso mentre sappiamo che Dio è amore, è gioia!
Veronesi: «Grazie e vi invito a raccontare queste cose se il film vi ha emozionato».
Un altro pregio di questo film è il linguaggio adottato: c’è l’italiano volgare, il latino e ad un certo punto sentiamo addirittura San Francesco in arabo con Mahmood.
Veronesi: «Sì, è una piccola chicca che ci ha regalato Mahmood. Sentivo che quella scena avrebbe funzionato. Non pubblicizziamo questa cosa perché è brutto approfittare della presenza del noto cantante che ha partecipato gratuitamente a questa cosa. É una preghiera di San Francesco che ringrazia Dio. Francesco ne ha fatte di preghiere ma questa voce, in arabo, in questo particolare momento storico, suscita emozioni».
Ti è mai venuto sul set lo sfizio di chiederti perché non ho fatto io Frate Leopoldo?
Orlando: «Un personaggio come Frate Leonardo è il sogno di qualunque attore. Sono certo che io l’avrei fatto meglio».
Ci sono stati problemi o ripensamenti nella scelta del titolo del film?
Veronesi: «Ma no. C’è un opuscolo di Papa Francesco che ha il titolo del nostro film L’ho scoperto dopo aver girato il film e mi sono sentito protetto perché se questa espressione era stata utilizzata dal Papa, la potevo usare anch’io. E poi mi sono fatta una domanda da laico: se Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza perché avrebbe scartato proprio quella parte gioiosa, festosa dell’essere umano? E quindi anche Dio ride».
Dove è stato girato il film?
Veronesi: «Le location sono tutte in Toscana tra Volterra e la Piana di Cecina. Neppure io conosco questi posti bellissimi. La troupe mi ha odiato fin dal primo momento, per tutte le 8 settimane della lavorazione del film».
Orlando “Io ti odio di più ora, per queste anteprime che stai portando in giro. E poi la grotta di Frate Leopoldo la potevi costruire a Cinecittà, sarebbe stato più comodo per tutti”.
Cosa la spiritualità dovrebbe prendere dalla laicità e viceversa?
Veronesi: «Questo film è stato come un viaggio dentro me stesso. Attraverso un percorso di tre anni , guidato da un sacerdote esorcista che ha partecipato anche alla sceneggiatura del film Jean Jacques Ilunga, ho scoperto una nuova libertà e sincerità, sentendo di aver trovato un equilibrio interiore. Ora so di vivere in modo più vero,autentico. E’ stata come una boccata di ossigeno».