I figli della scimmia, presentato alla 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, per la regia di Tommaso Landucci, vede protagonista Riccardo Scamarcio nel ruolo di un padre, Dario, genitore attento e votato alla cura del figlio disabile, Enrico (Andrea Aggio). Il film ha vinto il Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura (Landucci-Fermert) e il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio. Il titolo del film trae ispirazione da una fiaba di Esopo che racconta la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l’altro. A differenza della fiaba però, come spiega il regista Landucci: «Nel film si parla di un genitore chiamato a dividersi tra due figli, quello reale e quello ideale. Il racconto mette in discussione il fragile equilibrio fra generosità ed egoismo, amore e desiderio, accettazione e rimpianto.Spesso, prima del dolore per un figlio nato con una disabilità, arriva quello di una perdita: il lutto per l’altro figlio, quello atteso durante la gravidanza al quale i genitori devono dire addio prima ancora di averlo incontrato. E allora mi sono chiesto : cosa accade ad un padre se poi quel figlio compare? Se si trova improvvisamente davanti al figlio che aveva sempre immaginato e desiderato di avere?».
E Riccardo Scamarcio che ha incontrato il pubblico ieri sera presso il Cinema Vittoria ha detto: «É un film sulla genitorialità, sulla paternità e sulla famiglia in genere. Sono partito da un personaggio che riesce con difficoltà a decifrare le proprie emozioni. É un film molto semplice dove non succedono fatti eclatanti con una famiglia al centro della quale c’è un padre che cerca di fuggire da qualcosa. E la cosa che mi piaceva e che io ho in qualche modo esasperato è la sua incoscienza a decifrarne i sentimenti e quindi inizia questo rapporto con il nipote per condividere con un ragazzino che ha la stessa età di Enrico quello che avrebbe potuto fare con suo figlio e che non potrà mai realizzarsi.Trasla sul nipote le aspettative che aveva riposto in suo figlio. La parte inconscia di Dario prevale su quella razionale al punto che sua cognata, la moglie,lo stesso fratello e anche noi spettatori siamo un po’ spiazzati, lo vediamo muoversi in maniera un po’ maldestra.E la grandezza del film sta proprio nel sottolineare questi chiaroscuri, questa ambiguità sul personaggio. Le cose che i personaggi non dicono sono la punteggiatura di quello che vorrebbero dire ed il copione mi ha affascinato per questo. Il film ha un livello più profondo che noi cogliamo forse soltanto alla fine quando questa educazione sentimentale si compie perché quando ritorna a casa del fratello comprende quanto sia importante Enrico per lui in un finale struggente».
Alla nostra domanda su quanto abbia aiutato per costruire il personaggio la sua recente paternità Riccardo Scamarcio ha detto: «Quando ho guardato Enrico l’ho fatto con gli occhi di mio padre. Un cerchio si è chiuso anche tra i personaggi maschili del film: il nonno,io e mio fratello, i due cugini. Il rapporto che ho costruito con Andrea farà per sempre parte del mio vissuto. É stata davvero un’esperienza meravigliosa».
I figli della scimmia non è un film che parla di disabilità fornendo il pretesto per la commozione fine a se stessa e non è neppure un film che propone allo spettatore una morale e meno che mai una soluzione ai tanti problemi delle famiglie che devono gestire la presenza di un disabile (visite mediche- eventuali interventi per migliorare la qualità della vita- inserimento scolastico- socializzazione- carenza di strutture e di fondi- barriere architettoniche ed altro) I figli della scimmia ci racconta una famiglia normale dove la presenza di un figlio sfortunato viene accettata e condivisa senza colpi di scena . Lo spettatore entra in questo nucleo familiare umanamente coinvolgente con passo cadenzato e partecipe, accettando senza pietismo le immagini al pari di un filmino di famiglia girate in 4:3, in un modo più riservato e con numerosi primi piani dei personaggi, tutti fortemente espressivi, in primis Riccardo Scamarcio. Dario è un padre attento, sollecito, presente nella vita del figlio disabile e forse proprio questo affascina il nipote Giacomo (Tancredi Naldini) che si affeziona allo zio tanto da preferirlo al padre Roberto (un ottimo Fausto Russo Alesi). Dario nel crescente legame con Giacomo ritrova il figlio che avrebbe voluto avere assumendo il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Dario rispolvera il suo amore per la motocicletta ed insegna a Giacomo ad andarci con tanta dedizione ed amorevolezza. Ma Dario sa di non essere il padre di suo nipote. Suo figlio è costretto su una sedia a rotelle ed ha bisogno di lui. Nella scena finale del film, girata nello stesso luogo della prima, ovvero il bagno di casa, lo sguardo amorevole di Dario si attarda a contemplare Enrico. Fuori piove. Le gocce di pioggia che rigano i vetri somigliano alle sue lacrime che scorrono sul suo viso fiero e sorridente.
I figli della scimmia è un grande, piccolo capolavoro che noi di Mydreams vi consigliamo caldamente di vedere. (Non a caso tra i produttori c’è il novantottenne James Ivory premio Oscar per la sceneggiatura di Chiamami col tuo nome diretto da Luca Guadagnino nonché regista di film mitici quali Camera con vista del 1985,Casa Howard del 1992, Quel che resta del giorno 1993).