Stefano Pesce è uno degli attori del cast di Balene – Amiche per sempre, la serie tv girata ad Ancona, diretta dal regista Alessandro Casale, in onda su Rai1, prodotta da FastFilm con RaiFiction in collaborazione con Marche Film Commission, che vede come protagoniste Veronica Pivetti e Carla Signoris.
L’attore Stefano Pesce, che ha alle spalle trent’anni di brillante carriera, vive un periodo ricco di impegni, sta per terminare, infatti, le riprese del cortometraggio Lupo Longobardo e sarà sul set come uno dei protagonisti della fiction per ragazzi, Tata Carolina, prodotta da Rai Kids.
Nella serie tv Balene-Amiche per sempre interpreta l’avvocato Cesare Proietti. Come ha affrontato quest’avventura?
L’ho affrontata con serenità, non è stato un ruolo impegnativo. Poi il regista Alessandro Casale lo conosco da anni, avevamo anche provato a scrivere un film insieme per il cinema, in passato. È un amico di vita e lo ringrazio per aver individuato dentro di me un aspetto poco indagato del mio spettro interpretativo di attore. Alessandro mi ha chiesto di interpretare un uomo mite, che non reagisce, che non risponde, anche quando viene aggredito dal marito di lei. E quando vengono fatte delle ingiustizie nei suoi confronti, non grida alla mancanza di rispetto, non si oppone. Io ho creato un personaggio con un combattimento interno, un tormento interno, che non sfocia mai in reazioni e in azioni esterne.
Com’era il suo rapporto con gli attori sul set?
Per quanto riguarda gli attori con i quali ho lavorato di più, quindi Paolo Sassanelli e Carla Signoris, li conosco entrambi. Con Sassanelli ho fatto due anni di tournée. Entrambi abbiamo partecipato al film Incanto diretto da Pier Paolo Paganelli, che dovrebbe essere su Paramount Pictures, e da poco premiato come migliore opera prima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Paolo è un attore che stimo molto. Quando arrivai a Roma in queste cantine a vedere il teatro off, lui stava andando in scena con dei monologhi, era così vero, un attore di una verità sconcertante, e stare in scena con lui è facile, perché la scena è chiarita dalle sue intenzioni, e subito si chiariscono quali sono i punti di forza da sviluppare. Paolo è anche compagno di fede, infatti siamo entrambi buddisti e abbiamo praticato insieme. Anche Carla Signoris è un’amica, fa parte di quella comicità genovese che viene da un certo tipo di teatro, un gruppo a cui appartenevano Maurizio Crozza, Ugo Dighero, Marcello Cesena e Mauro Pirovano. Prima di incontrarci, la conoscevo solo attraverso le sue opere, lo stile, le idee e la sua poetica.
Il thriller Una storia nera diretto da Leonardo D’Agostini è uno dei suoi ultimi film a cui ha preso parte. Cosa può raccontarci di questa partecipazione cinematografica?
Nel film interpreto un commissario di grande esperienza. Il regista mi ha chiesto di essere un uomo delicato, con una certa grazia, un uomo d’altri tempi, che viene da un altro secolo, un commissario con una sua idea sull’omicidio. Lui pensa che la moglie, interpretata da Laetitia Casta, sia colpevole, ma si rapporta a lei come un gentleman. È un film di genere, un thriller psicologico. Mi è piaciuto molto, mi hanno reso un uomo un po’ antico, diverso da come sono tutti i giorni, un uomo che si basa su un’etica che non c’è più. Oggi, purtroppo siamo orientati al risultato da raggiungere nella nostra vita sentimentale, professionale, e l’etica viene in seconda battuta.
Torniamo agli inizi della sua carriera quando, dopo aver terminato la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, frequenta il corso per attori con Luca Ronconi. Cosa ha rappresentato quel periodo di formazione per lei?
Sono state le basi della professione, e mi spiace che non tutti possano accedere a momenti formativi del genere. Ronconi insegna cos’è la qualità del parlato, cioè prendendo una frase insegna dove mettere la punteggiatura, come cambiare il senso di una parola, pur mantenendo esattamente la stessa frase, le stesse parole. Cosa contiene ogni frase e quante possibilità ogni frase ha di essere detta. E per un giovane attore questo apre dei mondi psichici enormi, perché se una frase può essere detta in dieci modi diversi, vuol dire che ci sono dieci persone diverse che possono dire la stessa frase, oppure la stessa persona può dirla in dieci modi diversi. Abbiamo avuto l’opportunità di vedere dal vivo un grande regista, un grande maestro che non si occupava solo della messa in scena e basta, ma di insegnare. Quel corso di recitazione sfociò nello spettacolo Questa sera si recita a soggetto, l’opera teatrale di Luigi Pirandello.
E che ricordo custodisce di quello spettacolo teatrale?
Un ricordo maestoso, una cosa meravigliosa, andavamo in giro in aeroplano, una tournée europea, facevamo le grandi capitali, e dato che era una compagnia di tanti attori, più tutti i tecnici e le scene, avevamo l’aereo di compagnia. Erano altri tempi, 20 giorni di prove a Lisbona, con il debutto a Lisbona, poi altri 20 giorni a Madrid, a Barcellona, a Parigi e a Vienna. È stato bellissimo.
Oggi lei dirige un corso di formazione cinematografica per attori. Quanto la gratifica l’insegnamento?
L’insegnamento mi gratifica nella misura in cui mi fa crescere come interprete, perché passando dall’altra parte, devo iniziare a prendere una distanza rispetto alle piccole problematiche dell’attore, mi riferisco a me stesso. Inizio a guardare cosa comunicare ai giovani, affinché facciano dei passi avanti nella loro vita professionale. È gratificante perché ti senti utile, parli con dei giovani colleghi, è un altro senso del mestiere dell’attore. Fare soltanto l’attore, soltanto l’interprete è riflessivo, pensi soltanto a te stesso. Mentre dirigere gli altri e comunicare quello che sai, è davvero gratificante.
Quali saranno i suoi prossimi impegni o progetti da realizzare?
Sto concludendo un cortometraggio dal titolo Lupo Longobardo, da me scritto, diretto ed interpretato, una storia, ambientata nel VII secolo, di un guerriero che passa dalla fede ariana a quella cattolica, abbandonando il senso del dovere, della vendetta e conquistando la necessità del perdono. Questo cortometraggio in costume è una piccola produzione che faccio con la mia società. Poi, sarò uno dei protagonisti di una fiction per ragazzi, prodotta da Rai Kids, dal titolo Tata Carolina, e le riprese inizieranno fra un paio di settimane a Roma. Nel frattempo sto aspettando l’uscita della serie Netflix, Il Capo Perfetto, dove interpreto un funzionario della Ferrari, con la partecipazione di Zingaretti, e poi l’uscita del film Photogame Game, in cui sono il protagonista. Si tratta di un film indipendente, che narra la storia di un industriale biellese, il quale per seguire un sogno sfascia tutto, l’azienda, la famiglia e anche se stesso. È un film molto duro, molto nero.