Il Campania Teatro Festival apre con uno spettacolo particolarissimo che vede protagonista Renato Carpentieri in L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett (Dublino 1906-Parigi 1989) e Press conference di Harold Pinter (Londra 1930-2008) per la regia di Roberto Andò. Il direttore artistico del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale ha accostato questi due testi,tradotti rispettivamente da Carlo Fruttero e Alessandra Serra con uno scopo ben preciso ovvero quello di focalizzare , in un unico discorso teatrale la responsabilità della parola. Agli amanti del teatro, in particolare di quello dell’assurdo di Beckett e quello del dramma psicologico di Pinter non sarà sfuggito il mancato accostamento con Quella volta (The Time) dell’autore irlandese in modo da evidenziare l’evoluzione dell’uso della voce registrata (nel primo il protagonista Krapp è sul palco e riavvolge il nastro interagendo con la sua voce registrata anni prima, mentre nel secondo l’attore resta immobile ad ascoltare). Tuttavia le scelte non si discutono ed effettivamente i due testi sono complementari e non gemelli come quelli brechtiani menzionati.
A sipario aperto entra in scena un vecchio che a malapena si regge in piedi. Vestito dimessamente con scarpe usate e scalcagnate si avvicina ad una scrivania dove troneggia un vecchio registratore ed inizia a frugare nei cassetti. Trova delle piccole banane ,quasi rinsecchite. Le sbuccia e ne gusta la polpa buttando all’aria le bucce. Il vecchio lascia la scena e ritorna con una serie di scatole di latta che contengono dei nastri registrati. In particolare vuole ascoltare quelli contenuti nella scatola 5, bobina 3. É il signor Krapp che ad ogni compleanno incide su un nastro il resoconto dell’anno appena trascorso. I ricordi riemergono a poco a poco e tra essi anche quello della donna amata che in un momento di intimità spalanca gli occhi in modo tale da farlo penetrare nella sua anima. Ma qual è il vero motivo di questa abitudine ormai consolidata? Deridere il giovane che era stato un tempo? Trovare la cause della sua mancata carriera di scrittore? Lasciare qualcosa di sé agli altri, comprese tristezza e malinconia? Krapp rimane incastrato nelle sue bobine forse indifferente ai cambiamenti e alle sollecitazioni verso una vita diversa ed appagante. Le parole registrate diventano memoria feroce di un passato che non potrà ritornare. Gli unici appigli che restano sono la solitudine, la rassegnazione, la consapevolezza di un sogno smarrito nel vuoto.
In un’ideale e inquietante corrispondenza Press conference di Harold Pinter sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica evidenziando la parola tagliente,feroce, discriminatoria, arrogante, ingannevole di un uomo di potere consapevole di possedere un linguaggio fortemente manipolatorio sulle masse. Quasi superfluo dire che allo spettatore vengono in mente numerosi personaggi dell’attuale politica.
Renato Carpentieri è seduto su una elegante e comoda poltrona, accanto a sé un giovinetto vestito di bianco. Le domande dei giornalisti sono incalzanti e scomode ma il nostro uomo di potere risponde prontamente certo che le sue risposte non sono al servizio della verità ma strumenti affilati per un controllo della società.
Roberto Andò e Renato Carpentieri attraverso questo dittico , scritto da due giganti della letteratura, entrambi Premi Nobel,hanno confermato la loro idea di teatro ed il loro impegno civile. La sapiente regia, supportata dalle scene e dalle luci di Gianni Carluccio e i costumi di Daniela Cernigliaro con il suono di Hubert Westkemper, hanno esaltato l’interpretazione di Renato Carpentieri, un grande del teatro italiano.
Ricordiamo che lo spettacolo aprirà anche la Stagione 2026/2027 del Teatro Mercadante dal giorno 21 ottobre 2026.
Foto di Lia Pasqualino