Il Teatro San Ferdinando di Napoli apre la nuova stagione con Uscita di Emergenza di Manlio Santanelli, con Nando Paone e Vincenzo Ferrara, per la regia di Alfio Scuderi; una produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale (repliche fino a domenica 8 novembre).
Ci sono testi, nella drammaturgia contemporanea, che anche a distanza di mezzo secolo non smettono di parlare a chi li legge o li vede rappresentati, per l’universalità dei molteplici messaggi che portano in sé. È questo il caso di Uscita di Emergenza che, scritto nel 1978, è tra quelli più amati e rappresentati di Santanelli, con numerosi allestimenti in Italia e all’estero (l’opera debuttò proprio al Teatro San Ferdinando il 7 novembre 1980, con Nello Mascia). Al centro della vicenda ci sono temi ricorrenti nella drammaturgia dell’autore: la solitudine, l’incomunicabilità tra gli individui e la precarietà dell’esistenza umana. In una città squassata dal bradisismo, due uomini, Cirillo e Pacebbene, si ritrovano a condividere un angusto spazio abitativo, un luogo precario, segnato dalla minaccia di crolli. Da questa precarietà prende vita un confronto umano a tratti anche violento, intenso, in cui ironia e dramma si intrecciano, dando voce alla fragilità dell’esistenza e alla difficoltà di comunicare del genere umano. «La scrittura di Manlio Santanelli – spiega Alfio Scuderi – mi ha colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso, per l’ironia e per l’equilibrio tra dramma e commedia. Santanelli è un autore moderno, dinamico, vivace; un autore che, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città, guarda alla drammaturgia contemporanea europea. Vedo nel testo anche una forte attualità, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona, oggi come ieri, i due protagonisti nella loro idea di instabilità e isolamento, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il nostro mondo devastato da guerre e disagi, da squilibri e disumanità, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda, più attuale e interessante del testo.»
Alfio Scuderi plasma uno spettacolo molto equilibrato tra le due nature comica e drammatica del testo, alternando i vari momenti con precisione ed equilibrio impeccabili. Uno spettacolo che è allo stesso tempo filologico e innovativo, grazie anche alle belle scene di Enzo Venezia che rendono visibile e concreto il bradisismo, con crepe nel pavimento che dividono lo spazio in zolle di terra che si alzano e si abbassano alternatamente. Anche gli oggetti di scena (sedie, tavoli…) appaiono con linee spezzate, riflesso della condizione esistenziale dei personaggi, resi vivi da due interpreti d’eccezione. Vincenzo Ferrara dona al suo prismatico Cirillo il giusto sarcasmo di un uomo disilluso nei confronti della vita e del prossimo, che si fa gioco della fede superstiziosa e bigotta dell’altro. D’altro canto, Nando Paone interpreta un Pacebbene indimenticabile, che oscilla continuamente tra l’incanto fanciullesco e l’adulta meschineria. Entrambi risultano ben affiatati, coi tempi giusti sia nei dialoghi taglienti che negli assoli, conferendo grinta e ritmo allo spettacolo. Spettacolo impreziosito dalle belle musiche originali di Roy Paci. Da vedere.