Si intitola Spaventapasseri il nuovo singolo del cantautore, arrangiatore, produttore e regista napoletano Stefano Crispino, in arte Stre. È un brano che fonde pop ed elettronica, in cui l’artista racconta con ironia e malinconia, la fragilità e al tempo stesso la forza di chi si sente incompreso, enfatizzando il valore dell’attesa. Nel videoclip il protagonista è uno spaventapasseri dal cuore di paglia, allegoria di colui che osserva e resta fermo, nella sua solitudine, in attesa di un abbraccio.
Il tuo nuovo singolo Spaventapasseri parla con ironia della fragilità e al tempo stesso della forza di chi si sente incompreso. Il protagonista è uno spaventapasseri fragile e sensibile. Il brano, quindi, biasima una società priva di sentimenti?
«Assolutamente no. Spaventapasseri non nasce per dare un giudizio sulla società, né tantomeno per dipingerla come priva di sentimenti. Sarebbe eccessivo generalizzare così tanto, anche perché la società è fatta di persone, e ogni persona è un mondo a sé. È semplicemente un ritratto di come io mi sono sentito tante volte all’interno della società: fragile, in cerca di affetto, desideroso di accoglienza. Non ho una visione così catastrofica della realtà… o almeno, non ancora (ride). È una canzone su di me, non un’accusa all’umanità, anche se effettivamente qualche volta la meriterebbe (ride)».
Nel videoclip lo spaventapasseri ha il cuore di paglia e la maschera di un pagliaccio. È un messaggio incisivo e graffiante!
«Grazie. Ho cercato di rendere visiva questa metafora e sono felice che tu l’abbia percepita così».
Nel 2023 hai pubblicato Carpe Die, il tuo primo album. Puoi raccontarci la genesi di alcuni brani?
«Ogni brano ha avuto una nascita diversa. Alcuni sono nati da un’intuizione di testo, altri da testo e musica insieme, altri ancora prima dalla produzione musicale e poi dalle parole. Non c’è mai stato un “metodo” fisso o una formula da seguire. La verità è che la genesi dei miei pezzi è sempre molto varia. L’unica regola che ho quando scrivo è: non avere regole».
Napoli è la tua città. È fonte di ispirazione per te?
«No, non direttamente. Non sono una persona che si mette a scrivere guardando un paesaggio. Più che la città, sono le emozioni forti a muovermi: felicità, sofferenza, tutto ciò che passa attraverso le persone. Quelle sì che ispirano, molto più della location in cui si trovano, anche se ho un debole per i luoghi, mi innamoro dei luoghi ma allo stesso tempo non sono affatto campanilista. Forse Napoli mi ha ispirato in un modo più sottile: quel suo modo di affrontare la vita con un pizzico di positività».
La tua carriera inizia insieme alla tua band Gruppo Sanguigno. Quanto è stato importante quel periodo del tuo percorso artistico?
«Molto. Facevamo un genere molto settoriale, una sorta di pop punk, e lì ho capito cosa significa sentirsi “confinati” in una sola indole. Quell’esperienza mi ha fatto venire voglia di esplorare e andare oltre. E poi, umanamente, era bello dividere alcuni compiti, anche se spesso finivo per fare tutto io. Però quella dimensione collettiva mi ha formato, mi ha fatto crescere sia artisticamente che come persona, sia in negativo che in positivo».
Negli ultimi due anni sei stato impegnato in un lungo tour in tutta Italia. È stato motivante?
«Più che lungo è stato molto dilazionato. Purtroppo oggi, da indipendente, è difficile costruire un tour fitto come succedeva anni fa: non esiste più quel tipo di gavetta o quantomeno, non porta agli stessi risultati. Sono state tante date sparse in due anni, e sì, il pubblico mi ha motivato sempre. Però non posso negare che a volte è stato anche difficile e un po’ avvilente. Fare tutto da soli è complesso, ma ogni concerto ripaga gli sforzi».
Stai lavorando alla realizzazione di un nuovo disco?
«Sì. Spaventapasseri è il primo singolo del prossimo album. Il disco è praticamente tutto composto: sto perfezionando alcune produzioni e tra poco i brani andranno in mix e master».