Si è alzato il sipario su Sanremo 2026 e, diciamolo subito, questa prima serata nonostante il ritmo serrato è stata davvero lenta. Si è oscillato tra ricordi intensi come celebrazioni e citazioni simili a necrologi. La voce di Pippo Baudo a inizio serata, con tanto di apertura orchestrale sulle note di “Perché Sanremo è Sanremo”, è stata però oggettivamente, così come la dedica all’amato Maestro Vessicchio, uno dei pochi momenti di commozione di tutta la serata.
Ad aprire ufficialmente questa edizione è tornato Olly con la sua “Balorda nostalgia” che possiamo sintetizzare con: quindi è qui che eravamo rimasti?
Subito dopo la gara entra nel vivo con Ditonellapiaga e “Che fastidio!” Teatralità e annche un pizzico di Coraggio. Non tutto è perfettamente a fuoco, ma l’identità è chiara. Michele Bravi con “Prima o poi” sembra tornato al suo “Diario degli errori”. Elegante e fragile allo stesso tempo, forte però il rischio di confondersi nel mare di ballad.
“Tu mi piaci tanto” di Sayf invece ci ricorda che non tutti gli amori sono ricambiati. Convince un po’ di più Mara Sattei con “Le cose che non sai di me” e riporta il Festival su binari emotivi più solidi. Voce sicura, interpretazione controllata. Nessun guizzo rivoluzionario, peccato.
Dargen D’Amico con “AI AI” prova a portare contemporaneità, per ora navighiamo in acque passate, staremo a vedere come se la caverà alle prossime esibizioni.
Papabile vincitrice già a prima strofa risulta Arisa con la sua “Magica favola”. Voce impeccabile, presenza scenica rassicurante, classico brano sanremese che però piace e convince.
Tommaso Paradiso con “I romantici” resta fedele al suo immaginario. Poco impegno, tanta prevedibilità.
Scenografica Elettra Lamborghini con “Voilà”. Spettacolo puro. Musicalmente meno incisiva, ma Ottimo intrattenimento. Buone anche le performance di Gaia e Fulminacci. L’unica che però ricorderemo sarà quella di Maria Antonietta e Colombre.
Vincitrice indiscussa della serata è sicuramente Levante con la sua “Sei tu”. Esibizione perfetta, brano che piace e si guadagna una mezza standing ovation.
Sul nostro podio personale insieme a lei troviamo sicuramente la meravigliosa Serena Brancale.
J-Ax con “Italia starter pack” porta ironia e caos organizzato chef anno più che bene al pubblico dell’Ariston. Dopo però è il turno di Fedez e Masini che convincono anche se sono oggettivamente un “male per niente necessario”.
Momento eleganza e autenticità prima con Malika Ayane e dopo con Enrico Nigiotti, esibizioni meno incisive quella di Chiello, Tredici Pietro, Luché e Francesco Renga. Ognuno porta sul palco una brutta copia di sè e questo è oggettivamente un peccato.
Notevole invece il brano e l’esibizione de Le Bambole di Pezza, al punto da chiedersi: dov’eravate finite?
Chiudono LDA & Aka 7even con “Poesie clandestine” che portano a termine, insieme anche a Leo Gassmann la quota nepotismo (molto alta) di questo festival.
Outsider nonostante siano in gara risultano essere Anna Oxa e Raf che ieri sera hanno veramente dato il massimo. Le aspettative erano davvero basse, le loro esibizioni son state un vero e proprio schiaffo morale.
Insomma una serata lunga ma non infinita, purtroppo sicuramente una prima serata dimenticabile. Nessuna rivoluzione, nessun momento da ricordare.
È solo l’inizio. Ma se questa doveva essere la serata dell’impatto, aspettiamo ancora il brivido.
Restiamo in attesa. E, soprattutto, in ascolto.
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