
Ph Felice De Martino

Ph Felice De Martino
È successo: è calato il sipario anche sulla 76esima edizione del Festival di Sanremo. Si son spente le luci che per cinque sere hanno illuminato i famosi figli d’arte che ieri sono stati invece sostituiti dai cocchi di mamma. Siamo sopravvissuti al Festival più noioso di sempre, il primo senza sfumature di colore. Lo ha realizzato intorno alle 2 anche Carlo Conti quando i cinque finalisti sul palco, Sal Da Vinci, Ditonellapiaga, Masini e Fedez, Arisa e Sayf erano vestiti tutti o di nero o di bianco.
E poi, una piccola nota di colore. Trionfa Sal Da Vinci e traspare nei suoi occhi una gioia incontenibile che visibilmente gli offusca qualsiasi pensiero razionale. Sul palco non c’è più solo il vincitore cantante e attore, ma l’unica impronta di umanità di questo Festival.
Sal era già pronto ad aprire la sua stagione di matrimoni… e adesso vola dritto all’Eurovision. Sal Da Vinci che fa parte di una genuina quota Napoli che lascia aperto un interrogativo: senza il resto d’Italia, Partenope sarebbe uguale a se stessa ma senza Partenope cosa sarebbe l’Italia?

Ph Felice De Martino
Una risposta attraverso le loro performance arriva anche dalla Ossessione di Samurai Jay, dal Labirinto di Luché e dalle Poesie Clandestine di LDA & Aka 7even. Napoli dai mille colori, Napoli che fa ballare un pubblico vecchio, stanco e in attesa di altra Napoli a Sanremo 2027. Carlo Conti ha infatti passato il testimone a Stefano de Martino, originario di Torre del Greco, la città della Ginestra di Leopardi.
Salvo poche eccezioni, lo show è racchiuso tutto qui. Conti è stato sicuramente il primo anti showman della storia dei Festival.
Terribile l’affermazione fatta alla moglie: “Senti, mogliettina mia, siccome so che ti piacciono i jeans, quel modello che aveva la signorina, non lo comprare, va bene? Grazie. È pura gelosia!”. Il tutto pochi minuti prima di ospitare Gino Cecchettin.
Per il resto commenti tiepidi, battute inesistenti. Pessima spalla per quelle pochissime gag, preso in giro durante quest’ultima serata anche da alcuni cantanti che nel fare i ringraziamenti di rito continuavano a dirgli “non voglio rubarti tempo”; “faccio presto”. E anche questa la dice lunga.

Ph Felice De Martino
La ruspante Laura Pausini ha cercato di aiutare il presentatore come ha potuto, alternando momenti di altissima internazionalità ad altre di sagre di paese. E tutto questo piace al pubblico medio, a quello che il Festival lo ha visto fino alla fine proprio perché c’era lei.
Nino Frassica ha cercato di fare del suo meglio, ma non è bastato. Andrea Bocelli come ospite d’onore che entra sul suo cavallo Caudillo con la musica del gladiatore è la sintesi simbolica – politica di tutto quello a cui abbiamo assistito. Sal Da Vinci “Con la mano sul petto/ Io te lo prometto/ Davanti a Dio/ Saremo io e te/ Da qui Sarà per sempre” ha sintetizzato tutto il resto.
Nostre vincitrici morali: Levante ed Elettra Lamborghini. Quest’ultima aveva salutato il pubblico subito dopo essersi esibita dicendo proprio “fammi ringraziare che tanto lo so che non vinco”.
Brave e da futuro tormentone fino alla fine le Bambole di Pezza. Eleganti e da hit radiofonica Malika Ayane e Arisa.
Ciliegina sulla torta di queste poche donne del festival (tutte davvero valide e memorabili): Serena Brancale, genuina nella sua terapia del dolore attraverso un brano che ha commosso pubblico in sala, a casa e sala stampa.
Perfetti i saluti e ringraziamenti del duo più bello di questa edizione Maria Antonietta e Colombre, che ci hanno ricordato quanto bastino poche parole per recapitare i giusti messaggi e far capire da che parte stare, sempre: “Noi pensiamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo e che siamo tutti responsabili, e questo è bello perché possiamo fare tutti qualcosa, fare la differenza”.
Restiamo in attesa della differenza combattendo l’indifferenza. Forse Sanremo tornerà ad essere veramente Sanremo?

