«L’ora zero è il momento in cui ognuno di noi deve fare i conti con un bilancio urgente, di stabilità, di sicurezza»
Renato Zero festeggia i suoi 75 anni, con l’uscita del nuovo album di inediti dal titolo L’OraZero, celebrando gli oltre cinquant’anni di carriera, nel corso dei quali la musica è stata una fedele compagna.
L’album, prodotto da Tattica, racchiude 19 tracce, e simboleggia un viaggio permeato di poesia, un lungo cammino dal fascino singolare, alla scoperta di diciannove sentieri, che rivelano esperienze, pensieri, emozioni.
L’OraZero scaturisce dall’esigenza di dar voce a riflessioni profonde, sulla vita, sull’uomo sempre in conflitto con se stesso. Zero, in questo nuovo album, invita a guardarsi dentro, ad affrontare le proprie paure. Ribadisce quelle che sono le fondamenta del vivere: l’amore considerato come forza rigeneratrice ed energia inesauribile; l’amicizia vista come presenza che consola; il rispetto come un principio irrinunciabile che consente di vivere in armonia con se stessi e con gli altri. E, infine, la tenerezza come unico rimedio per opporsi ad ogni forma di odio e violenza.
OraZero rappresenta una critica implicita a una discografia che negli ultimi anni preferisce la ricerca dei numeri, rispetto al parlare alle persone per spingerle a impegnarsi sia a livello personale che a livello collettivo?
Bisogna perforare queste barriere architettoniche che gli stessi discografici hanno creato, perché c’è questa latitanza proprio dell’accarezzare le ideologie e le configurazioni di ciascuno di questi ragazzi che nascono oggi, un abuso di questo potere significa strumentalizzare, farli diventare le marionette, io mi sono vestito da marionetta per non esserlo.
Hai pensato all’idea di una tournée teatrale più intima e personale. Poi questa infaticabilità artistica a 75 anni da dove viene, è una reazione ai tempi che viviamo?
Voglio vedere, toccare, annusare, infatti scendo nelle platee. Preferisco gli spazi dove mi è consentita una comunicazione più vicina, più ossigenante, più in presenza. E poi considerando la mia esperienza nel teatro, il teatro Stabile di Genova all’epoca, che mi consentì di apprezzare ancora di più la platea, quasi ad abbracciarla. Il pubblico diventa un’anima. E le tante anime si perdono in fondo nella coniugazione con l’artista.
Se la tua carriera fosse un teatro, l’album OraZero rappresenta un nuovo atto o un epilogo che apre a qualcos’altro?
L’ora zero è il momento in cui ognuno di noi deve fare i conti con un bilancio urgente, di stabilità, di sicurezza. Io navigando con queste 19 opportunità, se le vogliamo chiamare così, mi sono in qualche modo reso conto che oggi la guerra, ognuno la sta combattendo personalmente, a parte le 54 guerre dichiarate, ma in ognuno di noi c’è un tumulto, ci sono situazioni da sistemare nel nostro ambito, nel nostro lavoro, nella nostra quotidianità. Probabilmente, come ho scritto anche nella prefazione del disco, ognuno combatte la sua guerra e spesso si rende conto che il nemico alla fine siamo noi stessi. In questo album cerco anche io di vincerla questa battaglia, perché la paura la provo anch’io, è una paura legittima di un tempo che balla fra sentenze, tra cattedre, tra simboli, insomma credo che più disadorni di così non potevamo ritrovarci. Ci auspichiamo, che finalmente non si facciano più differenze, e che questi stati così prorompenti possano comprendere che la forza ancora dell’umanità, di un raggiungimento di una serenità globale sia proprio l’amore, il riconoscere il valore dei sentimenti.
Nel tuo disco c’è un brano intitolato Pace. Quanto è importante che il mondo della musica si mobiliti?
Noi dobbiamo educarci ancora alla piazza, dobbiamo essere ancora un pochino più convinti, più alleati, quando occupiamo una piazza, quando cerchiamo con la nostra presenza, la nostra voce di far comprendere le nostre ragioni e le nostre paure e il nostro bisogno di vedere un futuro finalmente praticabile. Non conosco una ricetta infallibile per consentire a ciascuna di queste categorie di persone, di mentalità, quale sia effettivamente l’atteggiamento da assumere in questi casi. La presenza comunque è importantissima e le presenze si fanno sentire anche in una piazza muta senza cartelli, senza bandiere. Quella sarebbe una risposta più forte, più prorompente. Quando sono sul palcoscenico, in queste ore,sto avvertendo la responsabilità artistica di stare sul palco. E queste canzoni stanno rappresentando molto il mio stato d’animo e sono la medicina migliore per me, di affrontare ancora il pubblico e di affrontare la vita. Si fa l’arte anche per questa ragione, perché poi ogni artista involontariamente forse incoscientemente fa un lavoro di ripristino, di riconversione, anche di riappacificazione.
Renato nel tuo nuovo album si percepisce una grande attenzione verso i nuovi autori? A tuo avviso oggi ci sono giovani autori emergenti interessanti?,
Ho acquisito una certa preparazione non solo somatica, ma anche proprio epidermica con le persone, non parliamo solo nella musica ma anche nell’incontro, riesco a stabilire se la persona mi incuriosisce. Lo stesso vale nella musica, io quando ho osservato Adriano Pennino, Alterisio Paoletti, Danilo Madonia, immediatamente è scattato qualcosa, ma anche da parte loro, che ha permesso di mettere insieme i nostri intenti, le nostre rispettive esperienze a favore di un risultato. Quindi forse ci si sceglie. Poi per quanto riguarda i giovani, ci sono dei giovani come Ultimo, come Diodato, adesso non posso dirli tutti, però insomma sono abbastanza ottimista, perché una fascia di artisti che vogliono lasciare effettivamente una traccia di loro stessi esiste. E questo è già un dato meraviglioso. Ecco io sono un pochino diffidente per esempio per questo Sanremo, se si andrà a fare una scelta troppo spericolata, nel voler assegnare delle posizioni ad artisti scelti in base al quorum dei loro sostenitori sui social. Insomma vorremmo che la severità di una certa selezione ci porti a rivedere magari, in circolazione altri Gino Paoli, altri Endrigo, altri Bindi, altri Tenco, tutti cantautori che hanno reso questo paese una piattaforma meravigliosa anche all’estero. E quindi se vogliamo ottenere certi risultati, bisogna anche essere più attenti e fare in qualche modo una selezione, considerando le differenze tra uno stile e l’altro.
Di questi tempi soprattutto, come si fa a convincere i presunti diversi a trovare il coraggio di uscire di casa e farsi vedere per come sono a testa alta?
Prima di tutto non bisognerebbe passare dall’altra parte della barricata, non bisogna sentirsi diversi, perché dal momento che tu ti senti diverso automaticamente accetti una collocazione. La sicurezza di essere diversi secondo me è una posizione meravigliosa, perché il termine diversità abbraccia tutta una serie di sfumature. Una persona diversa è diversa perché abbraccia tutta una serie di normalità, le colora. Avere un amico diverso sprigiona tutta un’altra energia, si tratta di un’amicizia che ti apre il cuore, ti apre gli occhi e ti fa sentire una vicinanza.
Nell’album inviti a guardarsi dentro, a riflettere, ad essere ottimisti.
L’ottimismo è una scelta, ma è anche necessario l’ottimismo. La felicità può essere una conseguenza dell’ottimismo, perché si è più felici quando si è ottimisti.
In quale momento della giornata preferisci scrivere e perché?
Non c’è un momento deputato a scrivere, io ho scritto anche in zone improbabili, questo per dire che l’anima spesso è padrona e quindi lo decide anche lei quando l’ispirazione si affaccia.
Le piacerebbe una collaborazione con Ultimo le piacerebbe?
Vi racconto una cosa curiosa. La mamma di Nicolò è un’amica dai tempi dei tempi. Ad un certo punto si è sposata e ha avuto tre ragazzi, uno di questi è Ultimo. Quindi, lui è cresciuto a pane e Renato. Ed insomma, è come se fosse un nipote acquisito, perché il rapporto con la madre è stato talmente continuativo che mi sento parte integrante di quella famiglia. Magari la scrivesse una cosa per me.
Com’è il tuo rapporto con le Marche, ce l’hai nel cuore e perché?
Mio padre nacque nelle Marche, esattamente a Serrapetrona, in montagna dove fanno la vernaccia di Serrapetrona, lì mio padre venne al mondo con gli altri dieci fratelli. Quella dimensione così rurale, pastorale, così bella, mi è stata in fondo trasmessa. E quando vedo i miei parenti, quelli che sono ancora in vita, respiro quell’atmosfera e quella meraviglia, quelle lezioni proprio di respirazione e di ispirazione nello stesso tempo, quindi viva le Marche, viva le mie radici splendidamente semplici e umili.
Da gennaio 2026 scatterà L’OraZero in tour, 23 date nei principali palasport italiani con partenza il 24 gennaio da Roma.
L’ORAZERO IN TOUR – IL CALENDARIO
24 GENNAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
25 GENNAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
28 GENNAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
29 GENNAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
31 GENNAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
1 FEBBRAIO – ROMA – PALAZZO DELLO SPORT
11 FEBBRAIO – FIRENZE – NELSON MANDELA FORUM
12 FEBBRAIO – FIRENZE – NELSON MANDELA FORUM
14 FEBBRAIO – FIRENZE – NELSON MANDELA FORUM
15 FEBBRAIO – FIRENZE – NELSON MANDELA FORUM
7 MARZO – TORINO – INALPI ARENA
8 MARZO – TORINO – INALPI ARENA
11 MARZO – MANTOVA – PALAUNICAL
13 MARZO – MANTOVA – PALAUNICAL
18 MARZO – CONEGLIANO – PREALPI SAN BIAGIO ARENA
20 MARZO – CONEGLIANO – PREALPI SAN BIAGIO ARENA
24 MARZO – BOLOGNA – UNIPOL ARENA
28 MARZO – PESARO – VITRIFRIGO ARENA
4 APRILE – EBOLI – PALASELE
8 APRILE – BARI – PALAFLORIO
9 APRILE – BARI – PALAFLORIO
15 APRILE – MESSINA – PALARESCIFINA
16 APRILE – MESSINA – PALARESCIFINA