Annalisa Cuzzocrea in “E non scappare mai”, Ed. Rizzoli, Collana La Scala, pag.272, offre al lettore un ritratto a tutto tondo di Miriam Mafai grazie ad una scatola blu avuta in custodia dalla figlia Sara contenente lettere, foto, telegrammi, appunti, diari appartenuti alla madre.
Figlia di Mario Mafai, uno dei massimi esponenti della “scuola romana” che si distinse tra le due guerre per un’accurata ricerca cromatica e per l’attenzione ai temi della realtà quotidiana e dell’artista ebrea Antonietta Raphael, è stata una donna votata al Partito Comunista di cui condivideva idee e battaglie. Partigiana, giornalista de L’Unità e de La Repubblica, ricca di intelligenza e di senso pratico, dalla schietta risata argentina, ha attraversato la storia con grande senso di responsabilità.
La sua vita è stata segnata, come forse quella di tanti altri, dalle legge razziali del ’38, dalla guerra, dalla Resistenza, dalle vicende di partito messe sempre in primo piano rispetto a quelle familiari, dalle lotte per rendere migliore la vita delle donne contadine ed operaie, dall’impegno profuso per far diventare leggi dello Stato italiano divorzio e aborto sulla scia di un femminismo lucido e potente.
Un primo matrimonio giovanissima con Ugo Nacson, morto suicida, un secondo matrimonio con Umberto Scalia da cui nacquero i suoi due figli Luciano e Sara, un terzo incontro, quello più tenero e maturo, con Nullo, nome di battaglia di Giancarlo Pajetta , responsabile delle relazioni internazionali del PCI. E non scappare mai scrive Nullo sul retro di un invito della Rai per assistere alla trasmissione speciale organizzata dal Telegiornale in occasione dello sbarco del primo uomo sulla Luna datato 15 luglio 1969. Ma perché proprio quella frase? Perché Miriam scappava sempre ingaggiando una lotta contro il tempo. Correva per consegnare dispacci e informazioni segrete ai compagni partigiani, per raccontare con i suoi articoli le lotte e le speranze delle donne, per informare i lettori dell’ impegno del partito durante le lotte politiche e sindacali di quegli anni, per essere quanto più possibile una madre presente nella vita dei suoi figli e una figlia sufficientemente amorevole nei confronti dei suoi genitori, per scambiare idee e riflessioni con l’amata sorella Simona, (l’altra Giulia meno presente nella sua vita), per tenere stretti i suoi affetti, in particolare Nullo con le sue sfuriate memorabili. Una donna quindi pragmatica, amante della libertà , appassionata, combattente. Era l’unica a tenergli testa e a renderlo inoffensivo e persino a farlo diventare un poeta. (Bellissima e struggente la poesia che i lettori troveranno nelle pagine 164 e 165).
Sua figlia Sara ha detto di lei: «Camminava sicura nella tempesta della Storia, annoiata da tutto ciò che potesse risultare fermo, paludoso, inerte. Fuggiva da tutto quello che poteva fermarla, indurla alla rinuncia, impedirle un’assoluta libertà».
Il libro di Annalisa Cuzzocrea ha il pregio di farci rivivere quegli anni formidabili per il PCI senza nascondere le valutazioni sull’operato di Stalin o l’occupazione di alcuni stati dell’est europeo per le voglie imperialiste del PCUS. Il Partito Comunista Italiano era una fede, una vocazione. L’assassinio di Moro per mano delle Brigate Rosse e la morte di Enrico Berlinguer, testimoniate da Miriam Mafai attraverso i suoi articoli puntuali e profetici, segnarono le sorti del più grande patito popolare italiano.
Annalisa Cuzzocrea ha avuto la fortuna di incontrare Miriam Mafai nei primi anni del suo lavoro di giornalista a La Repubblica e questo è un valore aggiunto.
Al termine della lettura del libro che non vuole essere soltanto una biografia della Mafai, ci rendiamo conto che la sua storia di amore e di lotta rappresenta la nostra storia e ci pervade un senso di nostalgia e di gratitudine verso una donna che non si è risparmiata nel dare alle altre un modello, un esempio da seguire. Ce ne fossero oggi di Miriam Mafai! Quali parole griderebbero contro le guerre, gli orrori, i diritti civili calpestati, la giustizia elefantiaca, la violenza, la sete di vendetta, i femminicidi? Il loro cammino sarebbe fermo e sicuro e il loro impegno ancora più forte e determinante. Ne siamo certi.
Annalisa Cuzzocrea così ringrazia Miriam Mafai nelle pagine conclusive del libro: «Ringrazio Miriam per la forza, la laicità, la modernità. Per la sua risata irresistibile e il suo tenero cinismo. E per i segreti che ci ha lasciato. Indagare il suo mistero è stata l’avventura più bella che potesse capitarmi».