Il Piccolo Bellini ospita fino a domenica 5 ottobre La vacca di Elvira Buonocore, regia di Gennaro Maresca con: Vito Amato, Anna De Stefano, Gennaro Maresca.
Lo spettacolo pluripremiato racconta la necessità adolescenziale di negarsi il candore attraverso l’appropriazione del proprio corpo visto inadeguato eppure fonte di piacere.
In una imprecisata periferia di Napoli, La vacca narra le vicende di due fratelli Donata e Mimmo che vivono un’esistenza scialba e triste fatta di giornate uguali e monotone. Eppure qualcosa accade. Donata si guarda allo specchio e nota l’inadeguatezza delle sue forme, in particolare i suoi seni poco prosperosi ed invitanti. Compare il desiderio che esplode con l’arrivo di Elia, un uomo misterioso verso il quale Donata nutrirà una crescente passione.
Ecco come ne ha descritto la genesi l’autrice Elvira Buonocore (Fonte: Drama.it Intervista di Damiano Pignedoli): «Ho scritto La vacca avendo seduto accanto a me, in carne ed ossa il mio desiderio.[…] Le parole della drammaturgia sono venute fuori piano , tra le aule semideserte di un’università che l’afa di luglio aveva quasi addormentato. Scrivere in quel luogo non teatrale, mi ha aiutato a regredire, a ritornare al passato, alla coltre spessa di sensazioni che volevo a tutti i costi riportare nella scrittura. Si ribadiva in me un immaginario che da tempo avevo sviluppato: quello della provincia, della periferia ignorata , di certi luoghi dell’abbandono in cui si abita senza vivere e si dorme senza mai svegliarsi. La rappresentazione di uno spazio profondamente marginale rientra in un obiettivo più ampio partendo dal linguaggio rendendo il parlare dialettale più estremo, reale ma pur vicino all’invenzione.[…]. In un tempo come il nostro che si appropria del desiderio, i tre protagonisti si oppongono a questa logica a partire da Donata. Che non è né assoggettabile, né catturabile. E dato che lo spazio non è quello della città non vige il decoro».
Sipario aperto. Pochi oggetti in scena: una sedia sulla quale è appoggiato un casco giallo di protezione, indumenti sporchi e un piumone per terra. Ecco una figura femminile vestita da ballerina con una sorta di tutù. Gesticola, danza, parla a voce alta e Mimmo, il fratello, si sveglia cercando inutilmente un’insegna. Tra il pubblico compare Elia che dice di aver smarrito ben 106 vacche. L’inizio è forte ed intrigante giocato al meglio dagli attori e dal testo scritto in un napoletano quasi improbabile, confuso, storpiato. A poco a poco gli spettatori capiscono l’attività illegale alle quale i fratelli si dedicano e alla scoperta del desiderio da parte di Donata che diventa richiesta impellente accolta da Elia.
Ottima la prova di Anna De Stefano che riesce ad essere seducente ed ingenua, tragica e comica, bambina-donna con la sua richiesta alla Luna di farle crescere i seni, provocante nel body nero sulle note di un’improbabile Flashdance- Vai di Nino D’Angelo.
Tutto è carne da macello: le vacche, i corpi scomposti desiderati e violati, le parole urlate o farfugliate, gli sguardi attoniti e malinconici come quelli dei pagliacci.
La vacca strizza l’occhio al teatro di Emma Dante caratterizzato da un linguaggio corporeo intenso e poetico e da una rappresentazione delle dinamiche sociali di povertà e di violenza condite con gusto tragicomico.
Calorosi applausi alla prima napoletana.