Dal 12 febbraio è nelle sale La Gioia, diretto da Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Jasmine Trinca, Saul Nanni, Francesco Colella, Betty Pedrazzi.
Il film è tratto dall’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento scritta da Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, ispirato alla vera storia fatta di manipolazione, menzogne ed inganno affettivo che coinvolse nel 2016 l’insegnante Gloria Rosboch.
Unico film italiano presentato in concorso alle Giornate degli Autori Venezia 2025, La Gioia ha vinto i premi per la Migliore Regia e per il Miglior Attore Saul Nanni al 40 esimo Festival del Cinema di Mar della Plata in Argentina.
La protagonista è Gioia Monteforti (Valeria Golino) un’insegnante di francese del liceo Regina Margherita di Torino che non ha mai conosciuto l’amore se non quello fin troppo premuroso e asfissiante dei genitori Cosimo (Francesco Colella), affetto da Alzheimer e Gisella (Betty Pedrazzi), bigotta e apprensiva.
Un giorno offre un passaggio in macchina ad Alessio Benedetti (Saul Nanni), studente ripetente, ribelle, problematico. Il ragazzo vive con la madre Carla (Jasmine Trinca ), cassiera in un supermercato e l’aiuta a sbarcare il lunario prostituendosi con uomini e donne. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito che inevitabilmente sfocerà in tragedia.
Le vicende narrate, tratte da un fatto di cronaca che a suo tempo destò incredulità e scalpore, vengono trattate dal regista e dagli attori con la dovuta dose di cautela nella parte iniziale del film per farsi aspre e crude nel finale. Lo spettatore assiste impotente alla fascinazione del Male, incarnato da un adolescente dagli occhi di ghiaccio a cui non manca il potere della seduzione. Saul Nanni, che abbiamo notato nel rifacimento de Il Gattopardo nel ruolo di Tancredi, nonché fidanzato ufficiale di Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, riesce a coniugare alla perfezione ribellione ed innocenza, dolcezza e perversione. Lo sguardo magnetico, i travestimenti, il sussurrare in francese frasi ad effetto prese in prestito dai grandi poeti della letteratura francese costruiscono quel labirinto di emozioni e di scoperta dell’amore che erodono, a poco a poco, le già fragili e compromesse difese di una donna, Gioia, vissuta nell’attesa del grande Amore e combattuta tra un doveroso amore filiale e lo spirito di indipendenza e di emancipazione ben oltre l’età della giovinezza. L’immensa Valeria Golino fa della bruttina stagionata un affresco sospeso tra tenerezza e timore, paura della solitudine e speranza. Gli occhiali spessi da miope, i maglioncini dai colori pastello con fiorellini e cuori, le scarpe marroni con tacco basso a pianta larga, le bambole adagiate su una poltroncina di velluto posta accanto al suo letto virginale rigorosamente ricoperto da una trapunta all’uncinetto, risultano elementi indispensabili per fare entrare nel suo mondo lo spettatore. Il resto lo fanno le capacità attoriali della Golino che ormai, senza ombra di dubbio alcuno, possiamo annoverare tra le migliori attrici italiane nonché valida regista fin dai tempi di Miele, il suo primo lungometraggio del 2013 dove recitava anche una giovane Jasmine Trinca ritrovata sul set di La Gioia, con grande piacere e intesa reciproca.
Saul Nanni e Valeria Golino rappresentano insieme le due facce dell’Amore, quello sognante, adolescenziale ed illusorio di una donna attempata che ha custodito per anni la meraviglia di un sentimento romantico supportato dalle liriche composte da grandi poeti d’oltralpe e quello violento, tossico, distruttivo di un adolescente problematico. Il manifesto del film è illuminante: si vede Alessio, arrampicato su un albero che tiene per il collo Gioia, sfiorandola appena le labbra con un bacio.
La domanda che serpeggia per tutta la durata del film è la seguente: come è possibile che una donna colta, seppure non emancipata e al passo coi tempi, abbia potuto abbandonarsi alla volontà predatoria di un adolescente? Forse non lo sapremo mai. La vera Gioia ha portato con sé nella tomba la risposta a questo interrogativo. A noi non resta altro che formulare delle ipotesi: la solitudine esistenziale, il bisogno di evadere dagli angusti affetti familiari, il voler cambiare avendo preso consapevolezza del tempo che fugge, il mettersi in gioco e scoprire per la prima volta la nascita di un sentimento spesso ostacolato e relegato nel profondo del cuore, un’ ingenuità disarmante dinanzi alle trappole e alle battaglie della vita.
La Gioia è un film necessario per il suo grande valore umano. Merita di essere visto perché costruito con grande cura e forza espressiva.