Enzo è un film di Laurent Cantet, regia di Robin Campillo con: Pierfrancesco Favino, Eloy Pohu, Elodie Bouchez, Maksym Slivinsky, Nathan Japy, Vladislav Holyk.
Presentato in apertura alla Quinzaine des Cinèastes del Festival di Cannes 2025 ha avuto una realizzazione alquanto travagliata per la scomparsa dopo una lunga malattia di Laurent Cantet (Risorse umane 1999-La classe 2008-L’atelier 2017) a cui è subentrato Robin Campillo regista, sceneggiatore, montatore e suo amico fraterno.
Il protagonista del film è Enzo (Eloy Pohu), un ragazzo di appena 16 anni che vive con la sua famiglia in una splendida villa affacciata sul mare a La Ciotat, nei pressi di Marsiglia. Figlio di un padre italiano, Paolo (Pierfrancesco Favino), professore universitario e di Marion ingegnera (Elodie Bouchez), ha un fratello maggiore Victor (Natan Japy) molto studioso e determinato a proseguire gli studi in una prestigiosa università parigina.
Enzo non vuole studiare e nonostante abbia manifestato un forte interesse per le arti grafiche, decide di lasciare la scuola e fare il muratore. Tale decisione non viene ostacolata dai genitori ma entrambi non riescono a comprendere le ragioni di questa scelta bizzarra che comporta tanta fatica fisica e una precaria sistemazione economica.
Nel cantiere incontra due operai ucraini: Vlad (Maksym Slivinsky) e Myroslav (Vladyslav Holyk) con i quali cerca di avere un rapporto d’amicizia prima che essi siano richiamati alle armi per il conflitto con la Russia. Vlad diventa ben presto il suo modello di comportamento: spaccone, amante delle donne, ubriacone e a tratti violento ed aggressivo. Enzo ne resta affascinato ed il suo legame con Vlad diventa un’occasione per esplorare se stesso e la sua sessualità. Intanto il rapporto conflittuale con i genitori si inasprisce ulteriormente in seguito alla partenza dei suoi amici stranieri e del fratello. Enzo tenta il suicidio lanciandosi da un’impalcatura. Si risveglia in un letto d’ospedale. Per la convalescenza i suoi genitori partono con lui alla volta dell’Italia e visitano le rovine di Ercolano. Qui Enzo riceve una telefonata straziante di Vlad e….
Enzo è diverso dagli altri lungometraggi che si sono occupati dell’adolescenza tra i quali ricordiamo Juno, Colpa delle stelle, Un bacio, Noi siamo infinito, La vita di Adele. Il protagonista da subito si aliena le simpatie degli spettatori perché è spigoloso e rende tutto intorno a sé disturbante ed irritante.
I temi dell’amicizia, dell’amore, la scoperta di sé e la ribellione vengono posti in secondo piano privilegiando il tema dell’incapacità della generazione Z di intravedere un futuro più roseo. Le disuguaglianze e le tensioni tra le classi sociali, il fallimento di un sistema scolastico omologante, l’ombra di una guerra fanno da padroni. Soltanto nella seconda parte del film, che strizza l’occhio a Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, Enzo fa i conti con i propri istinti autodistruttivi e la sessualità in una condizione di esilio. La famiglia di appartenenza schiaccia sotto l’apparente comprensione il desiderio di libertà e il ritorno ad una manualità pratica e autentica.
Nel film si notano due anime, quella più pura di Laurent Cantet e quella più di mestiere di Robin Campillo e non sapremo mai se il primo ne sarebbe stato appieno soddisfatto. Da sottolineare la prova attoriale di Pierfrancesco Favino che si riconferma uno degli attori italiani più bravi e noti nel panorama internazionale. Ottima anche quella di Slivinsky racchiusa nel guizzo dei muscoli, nel fastidio del contatto, nel terrore per la guerra.
Enzo è un film lento e noioso e a conti fatti rappresenta un’occasione mancata nonostante le lodevoli premesse ed un cast di tutto rispetto.