L’attore, regista e sceneggiatore, Paolo Sassanelli, dallo scorso 21 settembre e fino al prossimo 12 ottobre è tra i protagonisti di “Balene – Amiche per sempre” una fiction dramedy in onda su Rai1, liberamente tratta dal romanzo “Balene” di Barbara Cappi e Grazia Giardiello. Prodotta da FastFilm con Raifiction in collaborazione con Marche Film Commission, la serie è stata girata interamente ad Ancona, un territorio ricco di storia e bellezza, come la regione Marche, che esalta il quadro estetico della serie.
Sassanelli interpreta Walter Cappiello, Presidente del pastificio, marito di Milla (Carla Signoris) e padre di Flaminia (Laura Adriani). Walter è sempre stato un uomo solido anche se ultimamente naviga nell’incertezza. Prima i conti in rosso del Pastificio, poi la crisi matrimoniale con Milla, infine il rischio, sempre più concreto, di perdere l’azienda e con essa il frutto di anni di sacrifici. Ma a volte è a un passo dal perdere tutto che ci si rende conto di quello che conta davvero.
Per l’occasione abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con lui
In Balene interpreti il ruolo di Walter Cappiello, marito di Milla e padre di Flaminia, un uomo solido ma che si ritrova a dover fare i conti con la crisi matrimoniale e il rischio di perdere l’azienda. Come affronterà tutto questo il tuo personaggio?
«Quello di Walter è un personaggio che non ho mai interpretato, forse solo una volta, credo, in una commedia con Battiston e Vincenzo Salemme, feci uno che era proprietario di un pastificio, ma era una commedia, un personaggio assolutamente diverso. Qua parliamo di un imprenditore marchigiano, che conduce un pastificio che in realtà si capisce nella prima puntata che sta per vendere, però poi la moglie scopre il tradimento e lo caccia di casa. Io ho cercato di dargli un’umanità, perché era facile cadere nel cliché dell’uomo leggero che si fa la storia con una donna più giovane, anche se non è proprio così. La sua amante è quasi coetanea sua, ha un po’ di meno anni da lui, perché sta alla ricerca di qualcosa che non ha più dalla propria compagna. Io ho cercato di dargli un’immagine umana, una profondità, cercando di essere vero, di non inventarmi cose strane, ma semplicemente essendo lineare, ma vero. Walter deve affrontare, con il suo carattere, tutte le situazioni che ha avuto. Ed è quello che ho cercato di fare».
Cosa le piace del suo personaggio? Alla luce di quello che succederà e delle decisioni che prenderà cambierebbe qualcosa?
«Mi piace perché sta messo in una situazione particolare, deve mantenere le fila della sua azienda. Però poi perde la direzione dell’azienda, perché sarà Mila a diventare presidente e lui dovrà fare i conti con questa realtà. Quelle situazioni lì con lei che prende il suo posto, lui viene messo da parte, quelle sono interessanti più che divertenti, interessanti per un attore che vuole dare al personaggio un’apparenza di verità. Mi sono divertito molto a girare tutta la serie, insieme ai miei colleghi, in ogni situazione c’era sempre qualcosa di nuovo da tirar fuori. Un ringraziamento va sicuramente anche al regista che non solo voleva le cose che lui cercava dal personaggio, ma a volte si faceva sorprendere dalle proposte che gli abbiamo fatto».
Quindi possiamo dire che ha vissuto in maniera serena questo set?
«È stato un ambiente di lavoro fantastico, dove nessuno era stressato, dove tutti collaboravano, partecipavano, capivano situazioni a volte in cui era complicata la scena e gli attori cercavano di portare avanti la scena il meglio possibile. È un ambiente di lavoro fantastico, grazie anche al nostro Alessandro.»
Questo credo sia un aspetto fondamentale per un attore, proprio per rendere al meglio la sua attorialità.
«Sì, assolutamente, l’ambiente di lavoro è fondamentale».
Lo scorso luglio è uscito nelle sale Incanto un “italian fantasy” ispirato alle fiabe, per raccontare una storia su una bambina e un circo. Com’è stata questa esperienza? È il tuo primo fantasy se non erro?
«Ho fatto un film in Spagna che si chiamava Una ballena, che era un film fantasy horror, ma era un piccolo ruolo. Mentre per Incanto, la cosa che mi ha colpito è la sceneggiatura e il lavoro con il regista. Pier Paolo Paganelli è un artista, un uomo con una sensibilità incredibile che ha realizzato veramente un bel film, particolare per l’Italia, un fantasy fatto bene e devo dire che sono stato felice di aver partecipato».
Attore e sceneggiatore, poi ad un certo punto del tuo camino artistico arriva anche la regia. Cosa ti ha trasmesso lavorare dietro la macchina da presa?
«L’ho fatto perché avevo necessità di raccontare una storia. Prima con due cortometraggi e poi ho affrontato un lungo. Stare dietro la macchina da presa significa, nel mio caso per quanto riguarda il lungometraggio in cui recitavo pure, per me è stato un problema perché stare davanti alla macchina da presa e dietro è un po’ complicato e siccome a me piace lavorare per gli attori, con gli attori e per gli attori, ho dedicato molta cura a chi sta intorno a me, come è giusto che sia. Mi piace collaborare con gli attori, e in particolar modo l’idea che loro abbiano il tempo per elaborare il personaggio e poi creare la loro proposta, però amo molto anche il mio lavoro da attore».
Essendo tu un attore forse, da regista, riesci a capire meglio quelle che sono le esigenze o i modi per mettere a proprio agio un attore.
«Non è proprio così, la realtà dei fatti è che io sono in questo modo qua, cioè che mi piace aspettare gli attori, dare il tempo necessario per entrare in quel personaggio, il tempo in Italia è una cosa preziosissima, che nel cinema purtroppo non c’è, in teatro invece sì, nel cinema è difficile che in un film si possano fare prove che durano settimane, è proprio rarissimo. È successo quando ho girato un film americano, in cui ci hanno dato una settimana di prove, ma abbiamo letto soprattutto, niente di particolare. Invece, lavorare insieme agli attori, leggere la sceneggiatura, improvvisare oppure cercare di capire gli attori che pensano, come si può migliorare, ecco questa è una cosa che io adoro fare, devo dire la verità».
Hai mai pensato di dirigere un altro lungometraggio?
Certo che l’ho pensato, però è stato così difficile realizzare il primo film che mettermi lì a lavorare sul secondo, a meno che io non diventi proprio ossessionato dalla storia che non riesco a dormire, allora ci proverei sicuramente».
Invece per quanto riguarda il teatro?
«Sarò impegnato in una tournée teatrale con lo spettacolo “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Tom Stoppard, una produzione degli Ipocriti. Gireremo l’Italia, toccando come grande città Roma, nel mese di novembre».
Di recente abbiamo visto il ritorno di una fiction molto amata dagli italiani, ovvero “I Cesaroni”. Tu hai fatto parte del cast di “Un medico in famiglia”, un’altra fiction molto amata ed apprezzata. Cosa ricordi di quell’esperienza? Ti farebbe piacere girare una nuova stagione dopo tanti anni?
«Sono rimasto molto legato a tutti i miei colleghi che hanno partecipato a “Un medico in famiglia”. Siamo amici, a volte ci vediamo anche al di fuori delle cose ufficiali e quindi il legame con quel gruppo di lavoro è sempre molto forte. Certo, tutti siamo disposti a fare un’altra eventuale serie, il problema però lo deve decidere la RAI. Noi abbiamo già deciso di farla, cioè da Lino Banfi all’ultimo attore del cast, sono tutti disponibili».
Hai un legame molto forte con la tua terra, la Puglia. È fonte d’ispirazione per te? Quanto le tue origini ti hanno aiutato e quanto invece hai dovuto lavorare per affermarti nel tuo lavoro?
«Ho cominciato a fare teatro e mi ricordo che in quel periodo mi rimproveravano che la mia dizione non fosse proprio pulita, perfetta, quindi ho cercato di pulirla. In seguito ho scoperto che il cinema vuole l’accento, quindi adesso cerco di, se è possibile, metterlo nel lavoro che faccio, se il ruolo lo consente, io lo trasformo subito in un personaggio che arriva dalla Puglia se non da Bari proprio. E questo l’ho fatto più di una volta, sono riuscito a farlo, non sempre, però sono contento di questo. Le origini sono importanti, almeno per noi baresi sono fondamentali e non ci si dimentica mai della nostra terra e anche i film che ho fatto, le storie che ho raccontato partono dalla Puglia».