A distanza di poche ore l’uno dall’altro Napoli perde due giganti: Mimmo Jodice e James Senese. Entrambi hanno amato la città partenopea di un amore struggente e con la propria arte l’hanno nobilitata. Il primo, fotografo di fama mondiale nato e cresciuto nel quartiere Sanità, non l’ha mai lasciata, l’altro con le note acute o gravi del suo sassofono ne ha catturato l’anima.
Chi attraversa la stazione della metropolitana fermata Museo, si sofferma a guardare le foto in bianco e nero dei preziosi reperti custoditi. All’improvviso le danzatrici di Ercolano prendono vita e ci invitano ad eseguire qualche passo di danza in loro compagnia. Gli atleti della Villa dei Papiri, pronti a gareggiare, sfidano l’osservatore ad intraprendere una corsa. I volti delle statue di cui Mimmo Jodice cattura luce e potenza, sono lì a testimoniare la singolarità dei loro tratti somatici che sorprendentemente ci appartengono così come la loro espressività e personalità. E poi il mare : una costante attesa fatta di partenze e arrivi, luogo privilegiato dove si incontrano realtà e sogno. La linea dell’orizzonte è l’infinito e le onde rappresentano l’eternità. Il Vesuvio, da lontano, ispira paura e rispetto.
La fotografia di un grande artista quale è stato e sarà Mimmo Jodice è capace di unire verità e creazione, bellezza e fascino. Le foto sprigionano luce e con essa quei chiaroscuri caravaggeschi che le rendono inconfondibili. Un artista così avrebbe mai potuto lasciare la Sirena Parthenope e fare a meno del suo canto?
James Senese, nero a metà come il fraterno amico Pino Daniele, ha saputo coniugare nella sua musica stili e generi diversi. Il suo sax, lucido come la pietra lavica e dorato come la polvere del tufo poroso, ha catturato la salsedine e le sonorità delle onde di un mare in burrasca, la vita brulicante dei bassi e le atmosfere dei palazzi nobiliari. ‘O nir , come veniva chiamato, figlio di una guerra combattuta e persa, è stato sempre orgoglioso e fiero delle sue origini e Napoli lo ha da subito adottato e amato insieme agli altri figli nati da una tammurriata nera, vivi e veraci sotto il cielo di una Napoli milionaria custodita e protetta dal Vesuvio e da San Gennaro.
Da oggi Napoli è più triste e più povera.