In occasione del Campania Libri Festival, tenutosi dal 2 al 5 ottobre scorsi al Palazzo Reale di Napoli, Emanuela Tittocchia, ha presentato la sua autobiografia dal titolo TIT TOC per Edizioni Vulcaniche, Collana Diari & Memorie (pag.284), prefazione del critico letterario francese Adriano Teresi.
Da Cento vetrine a Un posto al Sole, passando per l’Isola dei Famosi, Non smettere di sognare, Voyager, il teatro, le serate dal vivo, i talk e i gossip, i set e gli studi televisivi, le dirette e tutto quello che spesso non viene raccontato, Emanuela Tittocchia lo racconta con uno stile semplice e diretto. In 21 capitoli ricostruisce le sue esperienze che ci appartengono e fanno parte dell’essenza di ciascuno di noi.
Il libro affronta temi delicati e attuali quali il bullismo subito in adolescenza, la lotta contro l’anoressia, la dipendenza emotiva, le difficoltà di vivere spesso in un mondo violento e con persone spesso superficiali. Allo stesso tempo però trasmette un messaggio di speranza e di positività: non arrendersi mai, inseguire i propri sogni e non sentirsi mai sbagliati.
Durante la presentazione , supportata dagli interventi di Nicola Paone (editore),Adriano Teresi (critico letterario), Vince Vivenzio (attore e autore) e allietata dagli interventi musicali de I Panama (Gianlorenzo Scotti & Gigi Libertino), Emanuela Tittocchia ha letto due capitoli del libro che hanno molto emozionato i presenti. Il primo Totò, dedicato al principe della risata e l’altro a suo nonno che fu internato nel campo di concentramento di Buchenwald, in Germania che le parlava di quanto fosse importante la libertà.
Noi di Mydreams abbiamo avuto il piacere di intervistare Emanuela Tittocchia
Ci racconta un po’ la genesi della sua autobiografia? Ha sentito la necessità di fare una sorta di bilancio della sua vita e delle sue esperienze nel mondo dello spettacolo?
«Ho iniziato tante volte a scrivere un libro perché credo che sia un’esigenza che ho da tanto tempo e perché sono convinta che tutti noi proviamo prima o poi a mettere nero su bianco i nostri pensieri che fanno riferimento alle tappe principali della nostra vita. Tutti dovrebbero farlo. Ogni vita dovrebbe essere raccontata perché unica straordinaria e non segue lo stesso percorso. Però non avevo mai portato a termine questo progetto perché, come racconto nell’introduzione, io cambio velocemente e quindi quando iniziavo a leggere le cose che avevo scritto mi sembravano già vecchie , anche dopo due o tre mesi. Poi ho condotto per parecchio tempo una trasmissione a Napoli che durava ben quattro ore, di domenica . Avevamo uno spazio dedicato ai libri e arrivavano tanti scrittori che io intervistavo. Oltre loro ho incontrato Nicola e Maria Pia delle Edizioni Vulcaniche che non conoscevo personalmente. Loro mi hanno proposto di scrivere un libro e Nicola, che è un incosciente totale, mi ha messo sul tavolo un contratto che io ho firmato dicendomi di scrivere un libro entro un anno di tempo. Io ho risposto che avrei impiegato nove mesi, come per la nascita di un figlio ed eccomi qui oggi a presentare Tit Toc».
Se lei dovesse descriversi quali aggettivi sceglierebbe oltre che bella e simpatica?
«Grazie ma mi sento più bella dentro che fuori. Poi ho sempre una difficoltà: non mi piaccio abbastanza e queste sono cose che derivano dal mio passato».
Lei ha avuto una carriera camaleontica: attrice, conduttrice, opinionista, presentatrice. Quale ruolo sente più congeniale?
«Se proprio dovessi scegliere opterei per il teatro e la conduzione perché sono due lavori in cui sono a stretto contatto con il pubblico. Mi piace la diretta. Ho fatto per ben quattordici anni 100 Vetrine ma non mi è mai piaciuto il cinema per le attese nei camerini. Io vado veloce e non ho più quello stato d’animo».
Quale personaggio le è rimasto nel cuore o quello che ha richiesto un tempo maggiore per interiorizzare e dal quale si è distaccata con un po’ di dispiacere perché in fondo si identificava con esso?
«Carmen di 100 Vetrine che era buona. Sì, è questo il personaggio che mi manca in assoluto».
Sta lavorando a nuovi progetti che magari la porteranno a Napoli?
«Lavoro spesso nella vostra splendida città. Tutti ormai lo sanno. Appena posso vengo a Napoli con immenso piacere. Recentemente ho condotto un evento al Palapartenope che celebrava i 70 anni di Pino Daniele ed è stato un grandissimo onore per me. Ho notato una cosa da non napoletana in questa città: i napoletani amano i propri artisti di un amore viscerale e ne sono gelosi».
Hanno forse un po’ paura che gli altri non li possano comprendere compreso il messaggio della loro arte?
«Non credo perché avete degli artisti di una tale grandezza che vengono capiti ovunque. A questo proposito mi viene in mente la poesia che Roberto Benigni scrisse per la morte di Massimo Troisi. Egli parlava all’anima delle persone».
Ringraziamo Emanuela Tittocchia che ci ha concesso un po’ del suo tempo in questa giornata speciale, dedicata alla presentazione della sua biografia TIT TOC. Abbiamo avuto il piacere di intrattenerci con una donna bella, intelligente, disponibile. Le auguriamo salute e fortuna.