È disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica, Faccia al cielo, il nuovo singolo del cantautore e produttore romano Guido Plebani, in arte Plebbo, un brano nostalgico contraddistinto dalla fusione tra elementi elettronici ed acustici. Faccia al cielo trae origine da un momento di introspezione per Plebbo, mentre sdraiato su un prato, con lo sguardo rivolto al cielo, si lascia ispirare dai suoi pensieri.
Faccia al cielo è il tuo nuovo singolo concepito da un momento di introspezione, che raccoglie sogni, preoccupazioni, malinconie. Quale significato assume per te questo brano?
Questo nuovo singolo nasce da un flusso di pensieri che ho avuto guardando il cielo. L’ignoto dell’immensità del cielo mi ha evocato prima un senso di meraviglia, poi di malinconia, ed infine di paura. Per me ha allo stesso tempo un significato effimero, data la breve durata del flusso di pensieri, ma al tempo stesso un impatto molto profondo sul mio modo di concepire il mondo.
È un pezzo che intreccia il pop, l’electro e il rock, dando vita ad un’atmosfera nostalgica.
Sia il provino fatto da me, che la realizzazione finale prodotta con Diego Calvetti, avevano come obiettivo quello di evocare le emozioni provate da me proprio con i suoni usati all’interno della produzione, per dare un senso di mistero e malinconia.
Svegliati è il singolo che segna il tuo debutto discografico. È una canzone romantica ispirata alla persona amata?
In realtà no, Svegliati ha un significato molto più profondo, raccogliendo al suo interno varie fasi della mia vita, più nello specifico un periodo che va dall’inizio della pandemia, fino ad arrivare all’estate del 2022 quando ho cominciato a fare musica. La prima fase parla del fatto che siccome mio padre ha una malattia polmonare, durante il periodo del COVID la mia famiglia è stata isolata dal resto del mondo per più o meno un anno e mezzo. Questo per me è stato un periodo di grande crescita intra personale, ma allo stesso tempo, è stato un periodo di totale annullamento interpersonale. La seconda parte invece parla di quando ho ricominciato ad uscire e a vedere gente. Questa parte sicuramente raccoglie anche l’amore, ma non solo. Qui in realtà, parlo di una sensazione quasi magica di entusiasmo che percepivo nel rapportarmi con le persone in quel periodo post reclusione. L’ultima parte, invece, parla di un ritorno alla normalità nella quale non provavo più quell’entusiasmo speciale nel rapportarmi con le persone. Parla anche di un periodo nel quale avevo appena smesso di giocare a tennis, che fino a quel momento della mia vita era stato la mia grande passione, ma allo stesso tempo era il periodo nel quale ho cominciato ad approcciarmi alla musica, quindi le mie emozioni in questa terza parte sono molto miste. Da un lato, il ritorno ad un appiattimento della vita e l’interruzione della mia più grande passione, dall’altro invece, la nascita di una nuova passione.
Naufrago è uno dei tuoi ultimi brani. “Ci siamo tutti noi a naufragare in questa vita” recita il testo. Da quali delusioni è scaturito?
Non per forza delusioni. Il punto è che spesso pensiamo troppo al futuro ed al raggiungimento di obiettivi. Nel caso di Naufrago, la terra ferma sarebbe il raggiungimento dei propri sogni o obiettivi. Il problema è che nel fare ciò non ci godiamo il presente, perché lo percepiamo come una situazione temporanea dalla quale vorremmo uscire, ma la verità è che nella maggior parte dei casi non arriveremo mai alla terra ferma. Quindi è importantissimo trovarsi bene nel mare del presente e della quotidianità.
Puoi raccontarci in quale momento hai scoperto la passione per la musica?
La mia passione per la musica in realtà è nata relativamente tardi. Fin da piccolo la mia grande passione era il tennis ed ho provato a farlo con il massimo impegno. Nel 2021 e nel 2022 mi sono dedicato pienamente al tennis, mi allenavo dalle sei alle otto ore al giorno tutti i giorni, tranne la domenica. Proprio nel 2022, negli spazi di tempo libero, ho cominciato per caso a farmi una cultura musicale e da lì mi è presa questa grande passione, che all’inizio era un hobby, quindi ho cominciato a suonare la chitarra, il pianoforte e cantare da autodidatta. Poi quando, dopo l’estate del 2022, ho smesso di giocare a tennis, per vari motivi, sia perché non avevo raggiunto i livelli che desideravo, sia perché ho avuto un infortunio che mi ha costretto a fermarmi per qualche mese. Così ho cominciato a scrivere e ho capito che potevo dare un mio contributo alla musica e lì per me è cambiato tutto.
Da quali artisti del passato ti sei lasciato influenzare e plasmare?
Da moltissimi, se ne dovessi scegliere pochi però direi Jeff Buckley, I Radiohead, e Lucio Battisti.
Stai lavorando alla realizzazione del tuo primo album?
Assolutamente sì, in questo periodo mi sto dedicando moltissimo alla scrittura e alla produzione. Posso dire che un progetto musicale più ampio del quale vado molto fiero sta prendendo forma. Detto ciò, il mio obbiettivo sarebbe quello di fare uscire un album nel 2026. La maggior parte dei brani già li ho scritti e prodotti, ma voglio assicurarmi che rendano il più possibile prima di farli uscire.