A dieci anni dalla prematura scomparsa di Luca De Filippo, il Teatro San Ferdinando di Napoli gli rende omaggio con il riallestimento dell’ultimo spettacolo che portò in scena nel 2015 con la sua regia, Non ti Pago! di Eduardo De Filippo, con Carolina Rosi e Salvo Ficarra, e con Carmen, Nicola Di Pinto in quelli di Aglietiello, Viola Forestiero, Andrea Cioffi, Paola Fulciniti, Vincenzo Castellone è Vittorio Frungillo, Federica Altamura, Marcello Romolo, Mario Porfito; una co-produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo e Teatro Nazionale di Napoli (repliche fino a dom. 30 novembre).
Scritta nel 1940 (ma una prima versione in un solo atto è di qualche anno precedente), Non ti Pago! è la più napoletana delle commedie di Eduardo, se non nel linguaggio, nei contenuti. Infatti tutto ruota attorno al mondo del gioco del Lotto e al suo immaginario fatto di interpretazione dei sogni, personaggi che animano la ricevitoria e la casa del titolare del bancolotto, malocchio, jettature e chi più ne ha… Un titolare di bancolotto, Ferdinando Quagliuolo, che oggi chiameremmo ludopatico, che gioca tutte le sue sostanze nella sua stessa ricevitoria solo per veder vincere sistematicamente il suo giovane impiegato, Mario Bertolini, che ama – ricambiato – sua figlia Stella. L’innesco della commedia (o tragedia?) grottesca si ha allorché il giovane vince una quaterna milionaria grazie a numeri che gli sarebbero stati dati in sogno dal defunto padre del suo titolare il quale, proprio per questo motivo, si convince di non dover pagare nulla a Bertolini, impossessandosi del biglietto vincente e ingiungendogli di togliersi dalla testa sua figlia… «Ho voluto riprendere la visione scenica di Luca – dichiara Carolina Rosi, sua compagna di scena e di vita, – accentuando l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la chiave ludica, Luca aveva letto la storia in chiave moderna, registrando con cura, in modo quasi grottesco ma mai macchiettistico, temi che Eduardo ha sempre analizzato nelle sue opere, come la disgregazione dei rapporti familiari, metafora del disfacimento di una società.»
Grazie all’attento lavoro di ricostruzione delle note di regia di Norma Martelli, all’epoca aiuto regia di Luca, lo spettacolo è stato ricreato esattamente come quello della versione originale. Ed effettivamente piace farsi traportare in un mondo dove l’alto e il basso, la visione onirica e trascendentale e quella più prosaica e quotidiana della vita si intersecano continuamente, creando irresistibili situazioni comiche, laddove la comicità deriva dal grottesco e dall’assurdo. Bene ha fatto Carolina Rosi, la cui interpretazione forte e sofferta di donna Concetta è degna di nota, a circondarsi di così tanti professionisti impeccabili e capaci di giocare e, di conseguenza, divertire.
Tra tutti ricordiamo Nicola Di Pinto (uno stralunato Aglietiello), Andrea Cioffi (un credibilissimo Bertolini), Mario Porfito (un esuberante Avvocato Strumillo) e Marcello Romolo (un opportunista Don Raffaele Console). Ma bene ha fatto, soprattutto, a coinvolgere nel ruolo di protagonista Salvo Ficarra che, oramai, dopo le ultime prove cinematografiche con Roberto Andò e Toni Servillo non ha più bisogno di dimostrare di essere un attore non solo comico, ma capace di dare mille sfumature diverse e contrastanti a personaggi solo apparentemente semplici come questo.
«Ho risposto alla chiamata di Roberto e Carolina – ha raccontato, infatti, – con la giusta incoscienza di quando si sa di dover fare, io siciliano, uno spettacolo di Eduardo nel teatro che fu di Eduardo, con la regia del figlio di Eduardo. Roba, altrimenti, da far tremare le vene ai polsi!” Il risultato va ben oltre le aspettative, con un Quagliuolo cinico e solo, odioso eppure tenero nella sua puerile ricerca di attenzione e accettazione da parte di una famiglia troppo spesso distratta a rincorrere la chimera dei soldi facili, dimenticando ruoli e riti forse un po’ arcaici ma necessari. E qui, anche una spruzzata di cadenze e intercalari siciliani non guasta, anzi sembra arricchire il testo, ribadendone l’universalità. Spettacolo riuscitissimo anche grazie alle scene di Gianmaurizio Fercioni (che sottolineano le due componenti, terrena e ultraterrena, del testo), ai costumi di Silvia Polidori e alle musiche del Premio Oscar Nicola Piovani.