“I racconti di un cane camorrista” un libro di Pasquale Ferro pubblicato dalla casa editrice Il mondo di suk di Donatella Gallone.
Pasquale Ferro scrittore e artista completo è uno dei pochi italiani i cui libri sono stati pubblicati con successo in Russia.
Tra i libri (una decina ) scritti dall’ autore a tematica omosessuale spiccano :
“Genny Flowers”, “Mercanti di anime e di usura”, “La luna esiste”, “La radura verde smeraldo”, “Gli odori dei miei ricordi”.
L’autore si fa portavoce di argomentazioni spesso ignorate, per dare voce, con la sua sensibilità, a chi ha poca visibilità o non ne ha affatto per condizione
sociale sfavorevole.
Con il libro “I racconti di un cane camorrista” Pasquale Ferro riesce a darci uno spaccato di una Città difficile e contraddittoria come Napoli,
cercando di non cadere nei soliti clichè, affidandosi al racconto di due cagnoline yorkshire Pacchiana e Clarabella che sono testimoni innocenti
delle gesta del boss Don Gennaro Misericordia e della sua famiglia.
L’ autore dà voce a chi non ha voce, ma di cui ci si può fidare perché le cagnoline sono due anime pure:
infatti tutti i personaggi del libro si confidano con loro perché sanno che non verranno traditi.
Lo stesso Don Gennaro confida alla cagnolina Pacchiana le sue paure e ansie, perché agli occhi degli altri deve apparire invincibile come un vero uomo d’onore
deve essere.
L’ incipit del romanzo vede la giovane yorkshire che viene catapultata da una famiglia di Via Petrarca, dove era nata, a una che è l’altra faccia della
Città dove il sangue, la violenza, l’arroganza la fanno da padrone.
Molti i personaggi che ruotano intorno alla cagnolina:
sua maestà Susamella la saggia veggente, la avvenente signora Marittella moglie del Boss Don Gennaro Misericordia, la figlia Natascia che sogna una famiglia normale, a’ Mappina il traditore,
Catena la fedele governante con i suoi infelici amori, Annie una ragazza dolce piena di ideali che vuole cambiare il mondo.
La loro vita è costellata di mille paure, pericoli, con il pensiero della morte che può arrivare improvvisa dalla mano di un avversario che
vuole prendere il loro posto nella società di cui fanno parte.
Ci sembra di vederli quasi questi personaggi attraverso lo sguardo dolce e innocente della cagnolina, che si agitano, imprecano, soffrono, si
accoppiano, spinti da incontrollabili e primordiali istinti, le cui violenze sono mosse dal dio denaro.
Bambini che usano un linguaggio da adulti, adulti che vivono doppie vite, ricchezze ostentate con discutibile gusto.
Nonostante ciò la cagnolina li guarda con occhi caritatevoli e suo malgrado si affeziona a questa famiglia.
Il tema trattato da “I racconti di un cane camorrista” è duro, difficile, ma l’autore riesce miracolosamente con la sua scrittura ironica, a tratti
tagliente, a renderlo estremamente fruibile, accattivante, tanto da suscitare la tipica curiosità del lettore che è spinto a leggerlo tutto d’un
fiato.
E’ una forma di scrittura che richiede creatività, competenza, esperienza, che non manca a Pasquale Ferro.
Il ritmo del romanzo è efficacemente teatrale, poiché l’autore ha respirato fin da piccolo la polvere del palcoscenico , assorbendone gli
umori, le pause, lo sfavillio, i limiti, il linguaggio, la gestualità fino a farli propri.
Inoltre l’ autore nel libro oltre che esprimersi con la lingua italiana, fa un recupero intelligente della lingua napoletana usando vocaboli antichi
oramai in disuso.
Il messaggio veicolato da “I racconti di un cane camorrista” ci sollecita a non abbandonare mai la speranza, perché anche in fondo al tunnel più
buio si può trovare la luce salvifica e rigeneratrice.
Coltivare la speranza vuol dire non darsi per vinto mai!