Dal 29 gennaio è nelle sale Le cose non dette di Gabriele Muccino con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini, Claudio Santamaria.
Il film ruota intorno a un viaggio di due coppie a Tangeri, in Marocco ed è ispirato a Siracusa, un romanzo di Delia Ephron, scrittrice, sceneggiatrice e produttrice americana, scritto nel 2016 e pubblicato in Italia da Fazi Editore, Collana Le strade, pag.334.
Carlo Ristuccia (Stefano Accorsi ) ed Elisa Ambrosi (Miriam Leone) sono sposati da più di vent’anni ed hanno cercato invano di diventare genitori. Carlo ha iniziato una relazione con una ragazza molto più giovane di nome Blu (Beatrice Savignani) che, ironia della sorte, rimane incinta. Per risollevare il matrimonio Carlo ed Elisa organizzano una vacanza a Tangeri con una coppia di amici Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini), anch’essi in crisi coniugale e con una figlia tredicenne, Vittoria, (Margherita Pantaleo) esasperata dalla presenza della madre iperprotettiva. Quella che doveva essere una vacanza ritemprante si trasforma in qualcosa di inatteso dal momento che a Tangeri arriva anche Blu. Da questo momento in poi tutti gli ingredienti del cinema di Muccino si palesano: le coppie in crisi, i tradimenti, le relazioni coercitive ed imperfette, le cose non dette che col tempo diventano macigni, le difficoltà a relazionarsi con gli altri. Dopo 25 anni dall’uscita del film L’ultimo bacio, gli uomini restano ancorati alla loro vigliaccheria mentre le donne, soprattutto quelle in giovane età, si mostrano più mature e pronte ad un cambiamento di prospettive.
Le cose non dette non è un film che lascia indifferenti non solo per le tematiche affrontate ma anche per come guarda attraverso la cinepresa le varie sfaccettature dell’animo umano. E’ un film stratificato che contiene più storie, ciascuna delle quali porta lo spettatore a riflessioni profonde. Gabriele Muccino non giudica personaggi e situazioni. Lascia questo compito allo spettatore che viene rapito dalle immagini, soprattutto i primi piani.
Ne Le cose non dette si mescolano sapientemente più generi cinematografici, dal noir alla commedia sentimentale in un caleidoscopio di emozioni che affascinano lo spettatore.
Le cose non dette è forse il miglior film di Gabriele Muccino perché il regista ha saputo scavare nella psicologia di ciascun personaggio evidenziando fragilità e vulnerabilità e sfruttando appieno un poker di attori affiatati e di comprovata bravura con l’aggiunta di due nuove attrici giovani, Beatrice Savignani e Margherita Pantaleo (figlia dell’attore Adriano Pantaleo) di cui, ne siamo certi, sentiremo parlare.
Noi di Mydreams abbiamo visto il film presso il Cinema Metropolitan di Napoli godendo della compagnia del regista Gabriele Muccino che si è trattenuto per rispondere alle domande di alcuni giornalisti presenti in sala.
Perché un altro film sui sentimenti e sulla coppia?
«Sono rimasto colpito dalla lettura del romanzo Siracusa della scrittrice americana Delia Ephron. Pensavo di aver detto già tutto attraverso i miei film precedenti, ma mi sbagliavo. E il titolo di questo mio film dice tutto. Spesso una coppia non ha più il coraggio di chiedersi perché le cose non vanno bene e il legame con l’altro non viene sciolto per paura della solitudine o per pudore. Si va avanti così per forza di inerzia ma non si è più sereni, né tanto meno felici. E proprio le cose non dette, a lungo andare diventano pesanti e compromettono irrimediabilmente i rapporti interpersonali. Che fare? Accettare le proprie fragilità e convincersi del fallimento per ripartire con nuova energia».
Ci parla del suo rapporto con Accorsi con il quale ha girato L’ultimo Bacio (2001) Baciami ancora( 2010), A casa tutti bene (2018)?
«Mi sono sempre trovato bene con tutti gli attori che hanno lavorato nei miei film. Accorsi, Crescentini, Santamaria e Miriam Leone non fanno eccezione. Stabilisco con gli attori un modus operandi durante la lavorazione del film per cui quando ci ritroviamo sul set ognuno conosce esattamente cosa fare. Stefano ed io siamo cresciuti insieme, siamo diventati più maturi ed evoluti professionalmente. Questo film è il prodotto di tutto quello che abbiamo vissuto, delle nostre esperienze anche fuori dal set».
Come ha scelto l’attrice che interpreta Blu?
«Ho fatto numerosi provini sia per il ruolo di Blu che per quello di Vittoria. Quando ho visto lei, Beatrice Savignani, le ho riconosciuto tantissima energia, una bellezza antica, non convenzionale e tanto talento. Ho sentito che fosse perfetta per riuscire a scardinare un professore di filosofia dalla sua lucidità, dalla sua moralità, dalle regole che si era imposto».
Perché proprio Tangeri?
«Tangeri, in Marocco è al di là delle famose Colonne d’Ercole e in questa città si respira un’energia curiosa, labirintica, molto forte, perfetta per far illudere e poi smarrire i personaggi che cercavano una nuova ripartenza incontro al destino».
Cosa si aspetta dal pubblico napoletano ?
«Il solito calore che trovo a Napoli. Questo film tuttavia ha bisogno di attenzione e di essere digerito. É interessante poi vedere come si articolano nello spettatore gli elementi che lo compongono».
Nel film c’è una sorta di smarrimento generazionale, i personaggi non riescono a trovare un centro di stabilità.
«Vero. Non lo trovavano prima della partenza per Tangeri e non lo trovano neppure dopo. Non diventano mai adulti. Il loro principale problema è proprio questo. Sono arrivati ad una certa età ingannando se stessi e gli altri. Non hanno parlato molto, hanno tenuto per sé desideri inconfessabili, cose non dette sperando che il rapporto si evolvesse».
Quali tecniche cinematografiche sono state usate per girare il film?
«Tutte quelle di cui oggi si dispone, funzionali ad una buona riuscita del film».
Il film ha molte anime, dal noir alla narrazione sentimentale. Come ha fatto a tenerle tutte unite?
«É stato molto difficile perché il film è complesso e stratificato. Abbiamo fatto un grande lavoro di sceneggiatura e ho dovuto realizzare ben 14 film prima di farlo. Non poteva assolutamente essere un’opera prima».
Come è stata l’accoglienza di questo film da parte dei giovani?
«Credo che sia piaciuto ai giovani.Molti spettatori dai 25 ai 30 anni mi hanno detto che si sono rivisti e questa cosa mi ha davvero molto colpito. Chi entra veramente nella storia si accorge che due ragazze cambiano i destini di coloro che incontrano, Blu e Vittoria. Sono loro i veri motori che mettono in moto questo uragano di sentimenti. La giovinezza irrompe come un impeto fortissimo nella storia. Senza di esse il film sarebbe stato il banale racconto di due coppie che sarebbero ritornate a casa continuando come sempre».
Gli uomini sono sempre vigliacchi ed irrisolti.
«Ho tre figli, due maschi e una femmina. Lo vedi dai primi anni che c’è uno scarto tra i maschi e la femmina. Le donne sono avanti, più articolate, riescono a fare più cose contemporaneamente, sono più forti e più coraggiose».
Sappiamo A casa tutti bene sarà al Teatro Diana dal 25 febbraio prossimo.
«Farò tutto il possibile per ritornare a Napoli».